VENEZUELA

 
 

Venezuela: Maduro invita Ue a inviare missione per elezione governatori

Caracas, 26 gen 17:15 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha invitato l’Unione europea a inviare una missione di osservatori alle elezioni per la nomina dei governatori previste quest’anno. ”Sono invitate tutte le organizzazioni internazionali. Ratificheremo per tempo l’invito all'Unione europea", ha detto Maduro parlando durante un evento del Partito socialista unito (Psuv) trasmesso dalla televisione di stato. In una risoluzione approvata lo scorso 25 gennaio il Consiglio Ue si è detto pronto ad appoggiare un negoziato “inclusivo” che ponga fine alla crisi in corso nel paese, anche attraverso l’invio di missioni elettorali.

Nella risoluzione si ribadisce che le elezioni legislative tenute il 6 dicembre del 2020 in Venezuela sono state un'occasione "mancata" per la democrazia e l'unica maniera per uscire dalla crisi rimane quella di creare le condizioni di un dialogo per la transizione democratica attraverso il voto legittimo e trasparente. Le elezioni, denuncia il Consiglio, si sono svolte senza un accordo nazionale sulle condizioni elettorali e senza rispettare gli standard internazionali per un processo democratico. Il Consiglio ribadisce la richiesta dell'Ue di garantire tutti i diritti politici e civili, il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e la libertà e la sicurezza di tutti gli oppositori politici.

Il Consiglio afferma che l'unica via d'uscita dalla crisi in Venezuela è riprendere prontamente i negoziati politici e istituire con urgenza un dialogo e un processo di transizione guidati dal Venezuela che conducano a elezioni legislative e presidenziali credibili, inclusive e trasparenti. Le conclusioni sottolineano il sostegno dell'Ue al lavoro dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, e della Missione conoscitiva indipendente delle Nazioni Unite per definire i responsabili di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e torture. L'Ue continuerà a impegnarsi e collaborare con tutte le parti interessate in Venezuela per promuovere il dialogo pacifico e una soluzione democratica e sostenibile alle crisi in Venezuela.

La settimana scorsa i deputati del parlamento europeo avevano approvato a maggioranza una risoluzione in cui “non si riconosce la legittimità né la legalità” dell’Assemblea nazionale uscita dalle elezioni dello scorso 6 dicembre, che hanno visto una larga vittoria del fronte chavista. La risoluzione, riferisce un comunicato, è stata approvata da 391 deputati; 119 hanno votato contro e 177 si sono astenuti. Gli eurodeputati chiedevano al Consiglio e agli stati membri di riconoscere la continuità costituzionale dell’Assemblea nazionale eletta nel 2015 e del leader di opposizione Juan Guaidò quale legittimo presidente ad interim. Per gli eurodeputati l’unica via d'uscita dalla crisi che sta attraversando il Venezuela è "un percorso politico, pacifico e democratico, con elezioni presidenziali, parlamentari, regionali e locali credibili, inclusive, libere, eque e trasparenti". I deputati chiedono inoltre il rilascio incondizionato e immediato degli oltre 350 prigionieri politici in Venezuela e ribadiscono l'obbligo di garantire pienamente il rispetto e la protezione dei diritti umani nel Paese.

La risoluzione segue l'insediamento del parlamento frutto delle elezioni del 6 dicembre, vinte con ampia maggioranza dalle forze legate al presidente Nicolas Maduro e disertate dal grosso dei partiti di opposizione. Lo scorso 26 dicembre l'Assemblea nazionale uscente, controllata dalle forze antigovernative, aveva approvato la riforma dello statuto di transizione che consente a un gruppo di deputati di portare avanti le funzioni del parlamento oltre il termine previsto. Una legge che dovrebbe porre le basi legali per confermare a Guaidò la carica di presidente "ad interim" riconosciuta da decine di paesi e confermata da ultimo anche dall'amministrazione uscente di Donald Trump. Il provvedimento è stato però prontamente dichiarato illegittimo dal Tribunale supremo di giustizia del Venezuela che ha parlato di un atto di forza contrario all’ordinamento giuridico.

Guaidò è stato sin qui riconosciuto presidente "ad interim" anche da diversi governi di singoli paesi europei ma non dall'Unione nel suo complesso, viste le riserve avanzate da alcune capitali. Bruxelles ha sin qui riconosciuto Guaidò solo come presidente dell'Assemblea nazionale eletta nel 2015. Pur ritenendo illegittime le ultime elezioni legislative, l'Ue definisce "uscente" il parlamento presieduto da Guaidò pur confermando al leader oppositore il ruolo di attore cruciale della scena politica venezuelana. Nella giornata di mercoledì 6 gennaio l'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha espresso "profondo" rammarico per il fatto che l'An "abbia assunto il suo mandato il 5 gennaio sulla base di elezioni non democratiche”. In questo contesto “l'Ue manterrà il suo impegno con tutti gli attori politici e della società civile che si sforzano di ripristinare la democrazia in Venezuela, compresi in particolare Juan Guaidó e altri rappresentanti dell'Assemblea nazionale uscente eletta nel 2015, l'ultima espressione libera dei venezuelani in un processo elettorale”. L'Unione europea, concludeva la nota, "invita le autorità e i leader venezuelani a dare la priorità agli interessi del popolo venezuelano e a unire le forze per avviare un processo di transizione a guida venezuelana, al fine di trovare una soluzione pacifica, inclusiva e sostenibile alla crisi politica".

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra degli Esteri della Spagna, Arancha Gonzalez Laya. Più che un riconoscimento "giuridico" come presidente ad interim dell'An, l'Unione europea riconosce a Juan Guaidó un ruolo "politico" per una soluzione alla crisi del paese che sta attraversando una transizione democratica, ha detto Gonzalez Laya in un'intervista radiofonica ad "Onda Cero". Gonzalez Laya ha difeso il fatto che l'Ue si è espressa "chiaramente", non riconoscendo il risultato delle elezioni parlamentari perché "non avevano le minime garanzie democratiche", ma allo stesso tempo, ha aggiunto che si impegna a lavorare con "tutti gli attori politici e sociali per promuovere il cambiamento e il processo verso la democrazia in Venezuela", tra i quali Guaidó.

Con la riforma dello statuto di transizione le opposizioni hanno assegnato i poteri a una commissione delegata di venti parlamentari, presieduta da Guaidò. Un organo che dovrebbe garantire le funzioni legislative per altri dodici mesi, dopo i due "mandati" annuali che il parlamento ha portato avanti, senza il riconoscimento del governo Maduro. La stessa strategia delle opposizioni in vista del cambio di legislatura è stata però non omogenea: la riforma dello statuto di transizione è passata con l'astensione di Alleanza democratica (Ad), formazione storica della scena politica locale. Dai primi di gennaio, inoltre, diversi parlamentari uscenti avevano annunciato la rinuncia all'incarico certificando l'impossibilità a mantenere lo stesso ruolo fuori dal palazzo legislativo.

La nuova Assemblea nazionale è oggi controllata dal Gran polo patriottico, la coalizione delle forze governative che dispone di 256 deputati. Alle forze minoritarie anti governative che hanno aderito alle elezioni sono andati venti deputati mentre il Partito comunista, alternativa a sinistra del governo, dispone di un deputato. L'Aula è presieduta da Jorge Rodriguez, già ministro della Comunicazione e fedelissimo del governo in carica. Fratello della vicepresidente Delcy, Rodriguez ha ottenuto un incarico per il quale si era a lungo fatto il nome di Diosdado Cabello, numero due del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), e già presidente dell'Assemblea nazionale costituente (Anc). A Acbello va invece la guida del gruppo parlamentare. (Vec)
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