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Nepal: giustizia di transizione, per Amnesty International scarsi progressi

Katmandu, 26 gen 16:55 - (Agenzia Nova) - Il Nepal “ha preso numerosi impegni nei consessi internazionali ma ha ottenuto poco in termini di risultati reali” in materia di giustizia di transizione, quell’insieme di misure giudiziarie e non giudiziarie volte a far fronte all’eredità di violazioni diffuse del periodo della guerra civile (1996-2006), conclusasi con quasi 17 mila morti. Lo ha affermato oggi il direttore di Amnesty International Nepal, Nirajan Thapaliya, in un comunicato emesso a pochi giorni di distanza dall’ultima revisione periodica del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), che si è svolta la scorsa settimana. Thapaliya, inoltre, ha osservato “chiari arretramenti” anche su altre questioni riguardanti i diritti umani. Nel 2015 la Corte suprema del Nepal si è espressa contro la concessione dell’amnistia ai colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani e l’anno scorso ha respinto l’istanza di revisione della sentenza presentata dal governo. Sia sul piano legislativo sia sul piano pratico il processo che dovrebbe chiudere la stagione della cosiddetta “guerra del popolo”, o “conflitto maoista”, iniziata nel 1996 per rovesciare la monarchia e conclusa con l’accordo di pace del 2006, avanza con fatica.

La Commissione per la verità e la riconciliazione (Trc) e la Commissione d’inchiesta sulle sparizioni forzate (Ciedp), istituite con la legge del 2014 l’Enforced Disappearances Enquiry, Truth and Reconciliation Commission Act (Trc Act), hanno registrato 63 mila casi, ma non ne hanno risolto neanche uno. Nel 2015 la Corte suprema ordinò emendamenti alla legge istitutiva, in linea con la Costituzione e i parametri internazionali. La stessa Corte, dopo quattro anni, accettò di riesaminare quella sentenza. La Rete nazionale delle vittime del conflitto e la Piattaforma comune delle vittime del conflitto, i due gruppi nazionali che rappresentano le vittime, hanno più volte criticato i criteri delle procedure di nomina e le interferenze politiche. Anche importanti organizzazioni non governative – come Amnesty International, International Commission of Jurists (Icj), Human Rights Watch e Trial International – hanno espresso critiche.

Nel 2019 i cinque relatori speciali dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani per il Nepal – Bernard Duhaime, relatore del Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie; Agnes Callamard, relatrice speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie; Nils Melzer, relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti; Fabian Salvioli, relatore speciale sulla promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non recidività; Dubravka Simonovic, relatrice speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze – hanno manifestato riserve riguardo l’imparzialità, l’indipendenza e la trasparenza dell’iter di nomina dei membri delle commissioni Trc e Ciedp. Inoltre, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite – che si fonda sui trattati ed esamina casi individuali pertinenti alla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici – ha esortato il Nepal ad “adeguare la sua definizione di stupro e altre forme di violenza sessuale agli standard internazionali” e a “rimuovere gli ostacoli che impediscono alle vittime di stupro e altre forme di violenza sessuale di presentare denunce e accedere alla giustizia e al risarcimento”. (Inn)
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