ENERGIA

 
 

Energia: Grecia, ministro Lafazanis blocca privatizzazione compagnia del gas Depa, resterà sotto controllo statale

Atene, 18 giu 2015 13:11 - (Agenzia Nova) - Dopo anni di trattative per la privatizzazione, la compagnia del gas greca Depa resterà statale. Il ministro dell’Energia greco, Panagiotis Lafazanis, l'ha annunciato al termine di un incontro con i rappresentanti sindacali delle compagnie Depa e Desfa, confermando che la prima resterà sotto il controllo statale mentre per la seconda, che gestisce la rete di distribuzione del gas, le autorità di Atene cercheranno di assumere il controllo del pacchetto di maggioranza. Lazafanis ha ribadito che Depa non dovrebbe essere venduta, a prescindere dall’interesse di qualunque eventuale acquirente.

La vicenda legata alla privatizzazione di Depa ha radici antiche: nel maggio del 2011 la Grecia, colpita in maniera durissima dalla crisi economica, avviò un massiccio piano di privatizzazioni fortemente sollecitate da Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi), volte a rendere più sostenibile il colossale debito pubblico greco e a ottenere gli aiuti economici necessari al risanamento delle finanze nazionali. Il piano del governo di Atene prevedeva la dismissione di asset strategici sotto controllo statale, come la compagnia telefonica nazionale Ote, le Poste elleniche e la compagnia energetica Ppc, per ottenere da tali operazioni 50 miliardi di euro entro il 2015. In questo contesto, nel marzo del 2012, il governo greco decise di procedere con la privatizzazione della compagnia pubblica del gas Depa e dell'operatore della rete gas Desfa e sollecitò le offerte di acquisto da parte di eventuali acquirenti.

Sulla base delle stime effettuate al tempo dagli analisti, la cessione delle due società avrebbe consentito ad Atene di incassare 1,5 miliardi di euro: la sola Depa avrebbe potuto fruttare 991 milioni di euro. L’Ente nazionale greco per la valorizzazione delle proprietà dello stato (Taiped) rese noto che almeno venti compagnie internazionali avevano mostrato interesse per il piani di dismissioni, tra cui il colosso russo Gazprom attraverso una joint venture con Prometheus gas; l’algerina Sonatrach; la spagnola Gas Natural; la francese Gdf Suez; l’italiana Eni e l’austriaca Omv. L’invito del governo greco a presentare offerte per le due compagnie energetiche arrivò in un momento delicato per il paese, che aveva appena concordato un secondo piano di salvataggio da 130 miliardi con i paesi dell’Eurozona e il Fmi.

Un successo in questo piano di vendite, inoltre, avrebbe garantito all’Europa una minore dipendenza dalle riserve di gas russe, fattore di grande rilevanza strategica per il buon andamento del mercato europeo dell’energia. La Grecia è infatti uno snodo cruciale per i progetti di oleodotti che dal Mar Caspio portano il gas naturale verso il continente europeo. Nel 2012 il governo greco deteneva il 65 per cento di Depa e avrebbe continuato a mantenere, anche in caso di vendita della compagnia, il 35 per cento di Desfa. Fu Gazprom la compagnia a presentare, nel maggio del 2013, un’offerta di circa 900 milioni di euro per Depa, ben superiore a tutte le altre pervenute ad Atene.

Lo stesso amministratore delegato di Gazprom, Aleksej Miller, volò nella capitale ellenica nel tentativo di supervisionare la trattativa e, secondo molti osservatori, trattare direttamente con i funzionari greci coinvolti nella stesura del contratto. L’annuncio di una conclusione positiva dell’affare sembrò scontata, ma Gazprom si tirò indietro e non presentò l’offerta vincolante prima della data di scadenza della gara. L’agenzia di informazione ellenica “Capital” riferì che Gazprom, rimasta unica possibile acquirente, era tornata sui suoi passi a causa del disaccordo con il governo greco sul prezzo del gas destinato ad uso abitativo: la Grecia allora pagava un prezzo per il gas proveniente dalla Federazione russa più alto del 30 per cento rispetto alla media dell’Unione europea e il governo di Atene sperava di ottenere uno sconto da parte di Gazprom.

Nel giugno del 2013 Simon O’Connor, portavoce del commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, constatata la mancata cessione di Depa si affrettò a ricordare ad Atene che la privatizzazione della società rivestiva carattere di particolare urgenza nell’ambito del piano di riforma del comparto energetico e doveva essere conseguentemente riavviata senza perdere ulteriore tempo. Nonostante la decisione di non acquistare la società, Gazprom accettò, a marzo 2014, di ridurre il prezzo del gas del 15 per cento a favore di Depa: il taglio avrebbe dovuto essere applicato in maniera retroattiva a partire dal primo luglio 2013, secondo i rapporti del ministero dell’Energia greco. Il nuovo contratto estese l’accordo esistente tra le due compagnie dal gas di altri dieci anni, fino al 2026.

Il secondo tentativo del governo greco di vendere la Depa risale al marzo del 2015: il ministro dell’Energia ellenico, Panagiotis Lafazanis, si recò a Mosca per un incontro ufficiale con il suo omologo russo Aleksander Novak e l’amministratore delegato di Gazprom, Aleksej Miller. Il ministro di Atene preparò il terreno alla missione in Russia del premier greco Alexis Tsipras dell’8 aprile 2015, in vista di una eventuale cessione della Depa a Gazprom, che in caso di esito positivo della trattativa avrebbe controllato il 65 per cento della compagnia energetica ellenica. Mosca però aveva ormai messo da parte ogni velleità di entrare in possesso di quote di Depa e preferì discutere con Atene di progetti infrastrutturali, come il gasdotto Turkish Stream. (Gra)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE