TUNISIA

 
 

Tunisia: domani voto di fiducia sul governo Mechichi tra crescenti pressioni di piazza

Tunisi, 25 gen 14:42 - (Agenzia Nova) - Sotto una grande tensione sociale, economica, politica e persino epidemiologica, la nuova squadra del primo ministro tunisino Hichem Mechichi dovrà conquistare domani la fiducia dell'Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp), il parlamento monocamerale dell’unica democrazia sopravvissuta alle primavere arabe. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il governo Mechichi II dovrebbe superare la soglia dei 109 voti su 217 seggi, ma nell’attuale situazione di profonda instabilità politica non sono esclusi colpi di scena, viste anche le accuse di presunto conflitto di interesse che coinvolgono alcuni ministri e le proteste di piazza che mettono in serio imbarazzo le autorità.

Una delle poche certezze al momento è che il governo Mechichi avrà la fiducia del blocco parlamentare di Ennahda (53 seggi, la maggioranza relativa rispetto alle altre forze politiche) come riferito ad “Agenzia Nova” dalla deputata Noureddine Bhiri. Quest’ultima ha confermato che Ennahda sostiene il rimpasto di governo e che domani voterà a favore del premier. Anche il partito populista Qalb Tounes (29 seggi) del magnate dei media Nabil Karauoi, sotto custodia cautelare dal 24 dicembre per sospetta evasione fiscale, garantirà la fiducia al nuovo esecutivo. Mohamed Sadok Jebnoun, portavoce ufficiale di Qalb Tounes, ha detto che la formazione politica voterà la fiducia “senza alcuna riserva”.

In merito ai sospetti di corruzione e conflitto di interessi su alcuni ministri considerati vicini a Qalb Tounes, il portavoce ha affermato che il primo ministro ha presentato la proposta di elenco alle autorità interessate: se verranno dimostrate violazioni, il premier può sempre decidere di cambiare dei nomi, a sua discrezione. Quanto alle riserve espresse da alcuni blocchi parlamentari sui nuovi ministri, Jebnoun si è detto certo che il governo passerà l’esame del parlamento “senza problemi”. Nonostante la sicurezza ostentata dal portavoce di Qalb, tuttavia, ancora non è chiaro quale sarà l’orientamento del partito Tahya Tounes (10 seggi, laico-centristi) e del blocco Riforma (18 seggi, laico-progressisti), anche se è molto probabile che alla fine entrambi voteranno per il governo. Il voto congiunto di Ennahda, Qalb Tounes, Tahya Tounes e Riforma dovrebbe garantire al governo giustappunto 110 voti: una maggioranza risicata a cui però potrebbero ad aggiungersi molti dei 26 deputati cosiddetti “indipendenti”.

Il Blocco democratico, coalizione di opposizione che riunisce 38 deputati della sinistra tunisina, voterà contro il rimpasto. In una precedente dichiarazione a “Nova”, il segretario generale della Corrente democratica, Ghazi Chaouachi, aveva detto che prima di apportare qualsiasi cambiamento, il primo ministro avrebbe dovuto fare un serio esame di coscienza degli ultimi quattro mesi di lavoro del suo governo e del suo lavoro. "Ci sono ministri proposti che sono molto vicini ai partiti che sostengono Mechichi. Se questa modifica ministeriale verrà approvata dal parlamento, il governo perderà il suo carattere di indipendenza e diventerà un governo politico, con ministri non necessariamente di parte ma vicini ai partiti al potere come il ministro dell'Energia, il ministro Agricoltura, e il ministro dei Beni demaniali", aveva detto Chaouachi.

Il rimpasto di governo avviene in un momento molto particolare per la Tunisia. Dal 14 gennaio scorso, il Paese è teatro di disordini notturni e proteste diurne, spesso in violazione del coprifuoco istituito ufficialmente per arginare la diffusione di il Covid-19, secondo alcuni per evitare le proteste a dieci anni dalla rivoluzione dei gelsomini. Le dimostrazioni sono state soppresse dalla polizia e centinaia di giovani (600 secondo le autorità, migliaia secondo gli attivisti) sono stati arrestati per atti di vandalismo e saccheggi. Il ministro della Difesa tunisino Brahim Bartagi ha detto durante un'audizione parlamentare mercoledì 20 gennaio 2021 che “elementi terroristici” potrebbero approfittare delle proteste notturne per attaccare le forze di sicurezza e minare la stabilità del Paese. Bartagi ha detto che le forze anti-terrorismo hanno arrestati alcuni sospettati e che sono state sequestrate armi da taglio e bombe molotov.

Il capo del governo Mechichi, da parte sua, ha detto che i movimenti di protesta notturni che hanno scosso la Tunisia negli ultimi giorni "non sono innocui", sottolineando che "non è possibile seminare il caos". "Gli atti di saccheggio, furto e attacchi a proprietà pubbliche e private non hanno nulla a che fare con movimenti di protesta ed espressioni pacifiche, garantite dalla Costituzione, che comprendiamo e trattiamo attraverso il dialogo e una seria ricerca di una soluzione ", ha detto il premier il 19 gennaio scorso, a seguito di un incontro presieduto alla Kasbah con alti funzionari della sicurezza del Dipartimento dell'Interno. Il capo del governo tunisino ha denunciato "gli appelli diffusi sui social media per seminare il caos e attaccare le istituzioni costituzionali", sottolineando l'imperativo di fronteggiarlo per legge.

Questo stato di caos sociale non fa che peggiorare la situazione epidemiologica nel Paese. Il ministero della Salute tunisino ha annunciato ieri sera, 24 gennaio, un record di 80 decessi e 2.059 casi di contagio da Covid-19, portando il totale delle infezioni a 197.373, con 6.234 decessi su 11,5 milioni di abitanti. Il Sars-CoV-2 ha colpito anche diversi membri del governo, inclusi il ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi. "I test che ho effettuato hanno confermato che ho contratto il virus, nonostante abbia preso tutte le precauzioni necessarie e seguito il protocollo sanitario", ha scritto ieri il capo dalla diplomazia, aggiungendo che presenta "sintomi gravi". Il contagio "ha rafforzato la mia volontà di continuare l'impegno vigoroso per fornire vaccinazioni, con l'obiettivo di proteggere i miei compatrioti da questa epidemia, nonostante le critiche che mi hanno preso di mira durante questo periodo", ha aggiunto Jerandi. Infine, il ministro degli Esteri ha sottolineato il "diligente lavoro svolto in silenzio dal presidente della Repubblica (Kais Saied), dalla squadra del Comitato scientifico e dai nostri ambasciatori all'estero, al fine di fornire tutti i meccanismi per far fronte a questa epidemia".

La diffusione del virus potrebbe spingere il governo tunisino ad annunciare una nuova serrata generale. In una dichiarazione all’emittente “Shems Fm”, il direttore dell'Institut Pasteur e membro del Comitato scientifico per la lotta al coronavirus, Hechmi Louzir, ha indicato che il ricorso al “lockdown” è ancora possibile nei prossimi giorni. Una tale misura, secondo il professore tunisino, sarebbe più efficace se attutato poco prima del lancio della campagna di vaccinazione, prevista per il mese di febbraio. Anche in questo ambito, tuttavia, la Tunisia sembra essere in difficoltà: il Paese non ha ancora avviato la campagna di vaccinazione del personale medico, al contrario ad esempio dell’Egitto. Inoltre, il Paese è stato costretto a fare ricorso all’utilizzo di emergenza del vaccino Sputnik V fornito dai vicini algerini: circostanza vissuta come un'umiliazione nel Paese culla della primavera araba. (Tut)
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