MONTENEGRO

 
 

Montenegro: presidente Djukanovic promulga legge sulle libertà religiose

Podgorica, 25 gen 17:44 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha firmato oggi i decreti di promulgazione delle leggi precedentemente rinviate al Parlamento e nuovamente approvate dai deputati il 20 gennaio. Secondo quanto ricorda la stampa locale, fra i testi vi è quello sulle libertà religiose. "I dubbi che avevo e per i quali li ho restituiti all'assemblea per una nuova decisione sono rimasti. Data la chiara norma costituzionale dell'articolo 94, paragrafo 2, che recita: 'Il presidente del Montenegro è obbligato a promulgare la legge rielaborata', non c'è spazio per una diversa procedura costituzionale del capo dello Stato", ha scritto Djukanovic su Twitter.

Lo scorso 2 gennaio il capo dello Stato non aveva firmato e aveva rinviato all'assemblea una serie di leggi già approvate fra cui quella sulle libertà religiose, modificata dall'attuale governo dopo che la versione iniziale aveva creato delle polemiche fra il governo montenegrino, la Chiesa serba ortodossa e le stesse autorità politiche della Serbia. Djukanovic ha nei giorni scorsi osservato che firmerà le leggi nuovamente approvate perché così prevede la Costituzione. "La Costituzione non lascia spazio a interpretazioni diverse, né a comportamenti diversi del capo dello Stato, se questo vuole aderire alla Costituzione", ha detto Djukanovic lo scorso 22 gennaio.

Il presidente montenegrino ha allora ribadito di essere "fermamente impegnato" nel rispettare la Costituzione del proprio Paese e nel contribuire al funzionamento del sistema costituzionale e legislativo. "Non c'è dubbio che anche questa volta rispetterò la Costituzione e che non mi unirò al fronte piuttosto ampio di coloro che stanno lavorando duramente contro l'ordinamento costituzionale e giuridico del nostro Paese", ha detto il capo dello Stato. Diversa è la posizione sugli ambasciatori richiamati dal ministero degli Esteri di Podgorica. Djukanovic ha detto che non firmerà le proposte di richiamo per i 7 ambasciatori perché ciò significherebbe "partecipare" ad una diffamazione senza fondamento contro quelle persone. "Li conosco personalmente e nessuno di loro farebbe mai nulla a scapito dello Stato", ha detto Djukanovic ricordando che la Costituzione prescrive che la decisione di nominare e richiamare un ambasciatore deve essere presa dal presidente dello Stato.

Lo scorso 20 gennaio il Parlamento del Montenegro ha nuovamente approvato le leggi rinviate all'assemblea dal capo dello Stato, Milo Djukanovic. Secondo quanto riferisce l'emittente "Rtcg", le leggi sono passate con 41 voti a favore. Le forze di opposizione non hanno preso parte alla votazione. Fra i testi approvati è presente quello sulle libertà religiose. La legge ha visto nell'ultimo esame parlamentare l'approvazione di alcuni emendamenti, aggiunti dal nuovo esecutivo, i quali modificano il testo del precedente governo. Il Parlamento del Montenegro ha approvato per la prima volta nella notte fra il 28 e il 29 dicembre gli emendamenti proposti. Il nuovo testo cancella gli articoli che riguardano i beni delle comunità religiose e che avevano provocato una dura reazione da parte della Chiesa serba ortodossa. Il 27 dicembre 2019 il Parlamento del Montenegro ha approvato la prima versione della legge sulle libertà religiose. In base al vecchio testo le comunità religiose del Montenegro sono tenute a produrre documenti attestanti il loro diritto alla proprietà dei beni immobiliari che detengono affinché non questi non vengano confiscati dallo Stato.

La coalizione Per il futuro del Montenegro, vincitrice delle ultime elezioni parlamentari del 30 agosto 2020, ha promesso fin da subito una modifica della legge voluta dal governo precedente. Lo scorso 19 gennaio il vice primo ministro del Montenegro, Dritan Abazovic, e il ministro degli Esteri Djordje Radulovic hanno rivolto un invito al presidente Milo Djukanovic per delle consultazioni sul tema del richiamo di alcuni ambasciatori. Secondo una nota del governo, le consultazioni si terranno domani 26 gennaio. "L'organizzazione di consultazioni è un indicatore della capacità democratica del governo, nonché dell'importanza del dialogo, soprattutto al fine di garantire la convivenza e risolvere questioni su cui ci sono opinioni diverse", precisa il comunicato. Il tema era già stato affrontato in un incontro lo scorso 15 gennaio, ma non aveva visto le parti raggiungere un accordo. In quell'occasione l'incontro è avvenuto fra il presidente Djukanovic, il premier Zdravko Krivokapic, il vicepremier Dritan Abazovic e il presidente del Parlamento Aleksa Becic. Al centro della riunione sono stati diversi temi che hanno visto nelle scorse settimane il capo dello Stato e gli esponenti del governo su posizioni differenti. Una nota congiunta al termine della riunione sottolineava che la "funzionalità dello Stato è nell'interesse comune".

Nelle scorse settimane il ministero degli Esteri montenegrino ha emanato una nota in cui dichiarava che il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, fa "ostruzionismo" nei confronti del governo rifiutando di firmare il richiamo per 7 ambasciatori. "Ricordiamo al presidente Djukanovic che la legge sugli Affari esteri non prescrive (l'obbligo di) motivazioni per il richiamo degli ambasciatori, quindi il governo non è obbligato a motivare la spiegazione al momento del ritiro e del richiamo degli ambasciatori", si leggeva nella nota, che precisava come la nomina dei rappresentanti diplomatici e consolari sia di competenza del ministero degli Esteri.

Lo scorso 16 dicembre il premier Zdravko Krivokapic ha dichiarato che il governo avrebbe sostenuto la decisione del ministero degli Esteri di richiamare i 7 ambasciatori. "Il governo sosterrà questa decisione, il criterio di base è stato il richiamo di diplomatici non di carriera e diplomatici che, con le loro azioni scorrette negli ultimi tre mesi, hanno causato danni, non a Zdravko Krivokapic o a qualche struttura politica, ma al Montenegro", ha detto il premier. Un diplomatico deve rappresentare prima di tutto lo Stato, ha osservato Krivokapic, e non un partito o un gruppo di interesse. "L'obiettivo è ridurre il numero dei diplomatici politici e aumentare il numero dei diplomatici di carriera", ha aggiunto il primo ministro. (Seb)
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