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Maldive: il presidente Yameen non sembra intenzionato ad accettare la sconfitta elettorale

Male, 28 set 2018 11:47 - (Agenzia Nova) - Il presidente uscente delle Maldive, Abdulla Yameen, sembra intenzionato a condurre il paese verso una nuova crisi politica, a meno di una settimana dalle elezioni presidenziali culminate con la netta vittoria del suo sfidante, Mohamed Solih. Lunedì scorso Yameen era parso accettare il responso delle urne. Il suo consulente legale, per., ha presentato ieri una petizione all’Alta Corte che chiede addirittura l’annullamento del voto, sulla base di non meglio specificate “irregolarità”. Yameen, che alle urne ha ottenuto il 41,7 per cento dei consensi, contro il 58,3 per cento del suo alleato, avrebbe ordinato ai funzionari di Polizia a lui leali di produrre rapporti di intelligence che suffraghino le sue accuse in merito all’irregolarità delle elezioni. Un portavoce delle forze di sicurezza delle Maldive, però, ha dichiarato che queste ultime intendono rispettare l’esito della consultazione, perché “il beneamato popolo maldiviano ha fatto la sua scelta”. Solih, noto per la sua vicinanza all’India, dovrebbe assumere la carica di presidente il 17 novembre.

Il leader dell’opposizione delle Maldive, Ibrahim Mohamed Solih, ha vinto a sorpresa le elezioni presidenziali tenutesi domenica scorsa in quel paese dell’Oceano Indiano. La Commissione elettorale del paese ha formalizzato la vittoria del leader dell’opposizione lunedì: Solih ha ottenuto 134.616 voti, pari al 58,3 per cento del totale delle preferenze espresse dai cittadini dell’Arcipelago; il presidente uscente, Abdulla Yameen, è stato invece votato da 96.132 persone. Alle elezioni di domenica hanno preso parte 233.877 elettori su un totale di 262.135 aventi diritto. Yameen ha riconosciuto la vittoria del suo avversario poco dopo la formalizzazione del risultato da parte della Commissione elettorale. “Il popolo delle Maldive ha preso una decisione in merito al sottoscritto, e ho deciso di accettare il risultato e di rimanere al servizio dei cittadini per quanto possibile”, ha dichiarato il presidente uscente. Yameen ha aggiunto di aver incontrato personalmente il suo avversario nella mattinata di lunedì, e di avergli augurato buona fortuna.

Solih, leader del Partito democratico maldiviano, aveva rivendicato la vittoria già nella mezzanotte di domenica. Già dallo spoglio parziale dei voti, infatti, era emersa la netta vittoria del candidato dell’opposizione, al culmine di una campagna elettorale segnata da pressioni e intimidazioni. “I cittadini hanno espresso il loro volere” ha dichiarato Solih nelle primissime ore di lunedì. “Si sono espressi con forza per un cambiamento”. L’esito del voto era stato annunciato per primo da Chandani Watawala, direttore esecutivo dell’Asian Network for Free Elections, organizzazione regionale che vigila sulla regolarità delle elezioni.

Anche una organizzazione locale, Transparency Maldives, aveva annunciato la vittoria di Solih nella serata di domenica. Il presidente uscente e i suoi alleati non hanno commentato l’esito del voto sino al pomeriggio di ieri, dopo la comunicazione formale della Commissione elettorale. Le elezioni presidenziali di domenica sono state le terze nella storia di quel piccolo paese insulare, che ha sperimentato per la prima volta la democrazia multipartitica 10 anni fa, dopo il regime autocratico di Maumoon Abdul Gayoom, fratellastro dell’attuale presidente. L’esito del voto pone anche un’incognita sulla sorte del primo presidente democraticamente eletto delle Maldive, Mohamed Nasheed, costretto all’esilio durante le proteste anti-governative del 2012. Yameen aveva vinto le elezioni dell’anno successivo con un margine di appena 6mila voti, e solo dopo l’intervento della Corte Suprema, che aveva annullato il primo turno di voto. Dopo essersi assicurato la presidenza, Yameen aveva lanciato un’agenda di sviluppo economico e infrastrutturale dipendente dal sostegno finanziario della Cina. Già lo scorso anno, però, la sua leadership, sempre più autoritaria, si era indebolita, con la significativa avanzata delle opposizioni alle elezioni locali.

Le Maldive contano in tutto 250mila elettori, su una popolazione di meno di 400mila abitanti. Il capo dello Stato uscente contava sui risultati economici del suo esecutivo, conseguiti al prezzo di un forte indebitamento con la Cina, per assicurarsi la rielezione. Stati Uniti e Unione europea, però, hanno osservato da vicino le consultazioni, specie dopo la crisi politica culminata con la proclamazione dello Stato di emergenza, lo scorso marzo, e avevano minacciato di imporre sanzioni se la consultazione di domenica non si fosse dimostrata libera ed equa. Nelle scorse settimane Yameen aveva intrapreso un’intensa campagna elettorale, che ha accuratamente evitato le principali mete turistiche dell’arcipelago. Al centro del messaggio diffuso dal capo dello Stato sono figurati i risultati conseguiti dalla sua amministrazione nel campo dello sviluppo economico: dalla sua ascesa al governo, nel 2013, sono stati realizzati nelle Maldive quasi 2.800 progetti, costati in tutto circa 5,7 miliardi di dollari.

Il progetto di maggiore rilievo è il Ponte dell’amicizia Cina-Maldive, il primo ponte marittimo realizzato nel paese, che come suggerisce il nome è stato finanziato dalla Cina, nel contesto dell’ambiziosa iniziativa di connettività della Nuova via della seta. Il ponte è stato inaugurato tra squilli di fanfara alla fine di agosto, giusto in tempo per coronare la campagna elettorale del presidente uscente. Lunga due chilometri, l’infrastruttura collega la capitale delle Maldive, Male, alla vicina isola di Hulhule, dove sorge il principale aeroporto internazionale del paese. Grazie alla nuova infrastruttura, Yameen ha potuto rivendicare risultati concreti di fronte ai circa 400 mila cittadini maldiviani, contro le meno prosaiche richieste di democrazia avanzate dalle opposizioni.

Nei giorni scorsi fonti diplomatiche europee avevano minacciato interventi sanzionatori, non solo a carico del presidente e del suo governo, ma anche della più ampia cerchia di quanti avrebbero potuto trarre beneficio politico ed economico da una vittoria elettorale di Yameen. Già lo scorso luglio il Consiglio europeo ha approvato un quadro di sanzioni mirate a carico delle Maldive, alla luce delle recenti violazioni dei diritti umani e civili nell’arcipelago. Il mese scorso, invece, una delegazione di parlamentari europei in visita alle Maldive ha rivelato che 41 alleati del presidente sono già stati individuati come potenziali bersagli di sanzioni da parte di Bruxelles, che andrebbero dal congelamento degli asset europei ai divieti di ingresso. In quell’occasione, l’europarlamentare polacco Ryszard Czarnecki ha rivolto un duro avvertimento ai collaboratori del presidente maldiviano: “I vostri nomi verranno divulgati a livello globale, e non avrete alcun luogo dove nascondervi. Yameen riserva la propria lealtà al potere e all’avidità”.

La crisi politica in atto nelle Maldive si inserisce in un contesto regionale reso volatile dalla crescente influenza politica ed economica della Cina sul governo di Male, che ha spinto quest’ultimo ad adottare posizioni sempre più conflittuali e provocatorie nei confronti dei due paesi vicini, India e Sri Lanka. Tre dei maggiori progetti infrastrutturali delle Maldive finanziati da Pechino, incluso il Ponte dell’amicizia di recente inaugurazione, hanno un costo combinato di 1,5 miliardi di dollari: una cifra esorbitante, per un Paese il cui prodotto interno lordo ammonta ad appena 3,6 miliardi di dollari. Il timore di analisti e osservatori è che Male, come diversi altri paesi della regione, sia scivolata nelle maglie della “trappola del debito” cinese. Le opposizioni maldiviane affermano che i debiti contratti dal governo Yameen con la Cina ammontino a circa due miliardi di dollari, una stima che il governo smentisce. (Inn)
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