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Etiopia: Antonelli (Vis) a “Nova”, crisi nel Tigrè impone l'apertura di corridoi umanitari

Roma, 26 nov 2020 15:45 - (Agenzia Nova) - Il conflitto nel Tigrè rischia di generare una crisi umanitaria di dimensioni considerevoli in una regione già estremamente vulnerabile, il che rende indispensabile l’apertura di corridoi umanitari per consentire alle persone sfollate di soddisfare i loro bisogni primari. È quanto dichiarato ad “Agenzia Nova” da Gianluca Antonelli, direttore programmi del Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), organizzazione non governativa nata nel 1986 su promozione del Centro nazionale opere salesiane (Cnos) e presente da molti anni in Etiopia, e in particolare nella regione del Tigrè, con diversi progetti (al momento tutti sospesi) in vari ambiti quali quello delle migrazioni, del settore sanitario (Water, Sanitation and Hygiene, Wash), della salute e dell’emergenza. “Nella regione abbiamo un personale locale - sei cittadini di nazionalità etiope che lavorano nell’ufficio del Vis a Macallè - con cui è difficilissimo mantenere i contatti, dal momento che tutte le vie di comunicazione materiali e immateriali sono saltate e che quindi anche per noi diventa estremamente difficile avere notizie da loro”, ha affermato Antonelli, precisando che invece il personale “espatriato” presente - tre italiani - si trova ora tutto ad Addis Abeba dopo essere stato evacuato. Tuttavia al momento, ha aggiunto Antonelli, sebbene tutti i programmi siano stati sospesi “nessuna delle Ong italiane presenti nel Paese ha dato indicazioni di evacuazione né tanto meno sono arrivate disposizioni di questa natura da parte della nostra ambasciata” dal momento che “la situazione fuori dal Tigrè rimane relativamente tranquilla”.

Per quanto riguarda la situazione sul terreno, ha proseguito il direttore programmi del Vis, “quello che sappiamo è che si tratta di una situazione conflittuale ormai estremamente estesa, dopo che le forze federali hanno preso alcune tra le principali città del Tigrè come Adigrat, Adua, Shire e Axum. Al momento c’è solo la capitale Macallè che è ancora sotto il controllo delle forze tigrine. Non abbiamo notizie aggiornate delle ultime ore, ovviamente siamo molto preoccupati per quelle che sono le conseguenze sul piano umanitario poiché questa situazione va a colpire una regione e un Paese che, sebbene negli ultimi anni tutti gli indicatori economici davano in crescita, rimane afflitta da vari problemi sociali, legati alla povertà e al sottosviluppo strutturale. Teniamo poi conto che, in base ai dati dell’Unhcr, il Paese accoglie già attualmente 800 mila rifugiati, sia nell’area occidentale di Gambela sia in quella settentrionale di Shire, e ospita più di 1,8 milioni di sfollati interni. Quella attuale è quindi una situazione sociale che rischia di travolgere delle vulnerabilità già in essere”, ha aggiunto Antonelli, che ha quindi rivolto un appello affinché si trovi una soluzione al conflitto. “L’auspicio è che prevalga il dialogo tra le forze contrapposte e che si riesca a trovare una convergenza di intenti per un cessate il fuoco e per l’apertura corridoi umanitari”, ha concluso. (Mam)
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