LIBIA

 
 

Libia: il Fezzan rischia di diventare campo di battaglia tra le forze di Haftar e Sarraj

Tripoli, 06 feb 2019 17:12 - (Agenzia Nova) - Il Fezzan rischia di diventare un campo di battaglia tra le forze del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), e gli uomini fedeli al premier Fayez al Sarraj, capo del Consiglio di presidenza libico e primo ministro del governo di accordo nazionale. Oggetto della contesa sono gli asset strategici del Fezzan, la regione libica meridionale, come i giacimenti di idrocarburi e gli acquedotti che riforniscono il nord. Le forze di Haftar hanno occupato la strategica città di Sebha, circa 650 chilometri a sud di Tripoli, fondamentale snodo che collega il Fezzan alla Tripolitania e al Golfo della Sirte. Le milizie dell’Lna si sono poi spinte ancora più a sud, nella vicina regione di Murzuq, dove si trovano gli impianti petroliferi di Sharara ed El Feel, quest’ultimo in joint-venture tra la National Oil Corporation (Noc) libica ed Eni. In un primo momento l’azione militare dell’Lna sembrava in qualche modo concordata con Tripoli. Successivamente, tuttavia, è arrivata la condanna pubblica del Consiglio di presidenza del governo riconosciuto dall’Onu: “Condanniamo i raid aerei sulla città di Murzuq costati la vita a persone innocenti”, si legge in una nota in riferimento ai recenti bombardamenti dei MiG di Haftar.

La contromossa del premier Sarraj non si è fatta attendere. Il capo del governo di Tripoli ha nominato oggi un nuovo capo militare per il Fezzan: il generale Ali Kuna, ufficiale di alto rango del passato regime di Muammar Gheddafi e membro della tribù tuareg, tra le più influenti della regione. Non solo: il premier ha incaricato un altro generale, Osama Jweili, originario della città-Stato di Zintan (circa 150 chilometri a sud-ovest di Tripoli), di mettere in sicurezza l’impianto petrolifero di Sharara, situato circa 750 chilometri a sud di Tripoli, occupato da circa tre mesi dal movimento di protesta “Rabbia del Fezzan”. Per portare a termine tale compito, secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti locali che intendono mantenere l’anonimato per questioni di sicurezza, Sarraj avrebbe messo sul piatto ben 50 milioni di dinari libici, ovvero 30 milioni di euro. Parlando al sito informativo locale “Al Marsad”, lo stesso Jweili ha lasciato intendere che Tripoli pagherà i salari arretrati delle Guardie delle infrastrutture petrolifere che hanno occupato Sharara dal 2012 al 2014, salvo poi ritirarsi in seguito a uno scontro con le forze di Alba della Libia, la coalizione di milizie sciolta nel 2016 dal governo di accordo nazionale. Dovrebbero le stesse Guardie petrolifere di tre anni fa a mettere in sicurezza il prezioso giacimento di Sharara, la cui produzione è peraltro ferma da alcune settimane.

In un colloquio con “Agenzia Nova”, il leader della “Rabbia del Fezzan”, Bashir Sheikh, ha lanciato l’allarme sull’arrivo nel sito petrolifero di un un gruppo armato libico proveniente da nord. “Una milizia di Zintan si trova a 50 chilometri dal campo e si sta muovendo per prenderne possesso con la forza”, ha detto Sheikh. L’attivista ha messo in dubbio che la milizia in arrivo sia stata realmente nominata dal governo di Tripoli. “Dicono si tratti della forza comandata da Jweili, ma noi non crediamo sia vero – ha aggiunto – perché fino a pochi giorni fa era qui con noi Idriss Boukhamada, il capo delle Guardie delle strutture petrolifere, la forza effettivamente nominata dal governo per controllare il sito, il quale ci ha negato l'arrivo di una milizia armata per occupare gli impianti”. Sharara è gestito dalla Noc in partnership con Repsol, Total, Omv e Statoil. Le attività di questo campo sono direttamente collegate al vicino impianto petrolifero di El Feel, gestito dalla società Mellitah Oil and Gas, joint-venture paritetica tra Eni e Noc.

“Sappiamo - ha detto ancora Sheikh - che le forze che sostengono di essere di Jweil si trovano in una zona desertica fuori Ubari (circa 700 chilometri a sud di Tripoli) e che controllano quella città. Nei giorni scorsi il generale libico aveva mandato una delegazione a trattare per la resa di Sharara, ma i capi tribù della zona li hanno respinti. Una parte del nostro movimento è favorevole all'arrivo di una forza armata nominata dal governo di Tripoli, ma un’altra invece è contraria all'arrivo di milizie che non siano del luogo". Attualmente il campo di Sharara è controllato dalla 30ma Brigata, che collabora con il movimento “Rabbia del Fezzan”. “Noi che siamo nel campo seguiamo le Guardie petrolifere libiche del governo di accordo nazionale libico che sono guidate da Boukhamada, il quale è stato con noi nei giorni scorsi proveniente da Ghat (circa 900 chilometri a sud-ovest di Tripoli), dove è poi ritornato per andare a Tripoli: lui ci ha garantito che non sarebbe stata inviata alcuna forza dal nord contro di noi”, ha concluso il leader del movimento “Rabbia del Fezzan”. Da parte sua, il generale libico Osama Jweili, che ricopre anche l’incarico di capo della zona militare dell’ovest della Libia, la Tripolitania, ha confermato che un contingente delle Guardie delle infrastrutture petrolifere nominato dal premier libico Fayez al Sarraj è stato inviato verso gli impianti petroliferi di Sharara. Parlando all’emittente televisiva “Libya Panorama”, l’ufficiale ha aggiunto che “la forza è stata inviata a sostegno di quella già presente per mettere in sicurezza gli impianti in base agli ordini di Sarraj come capo supremo delle forze armate libiche”.

Le forze di Haftar, da parte loro, registrano difficoltà nel controllare le aree che si trovano a sud di Sebha, come Murzuq e Umm al Aranib, abitate da popolazioni tebu e dove si troverebbero anche miliziani ribelli ciadiani e formazioni armate jihadiste. Forse è per questo che il comando dell’autoproclamato Esercito nazionale libico ha inviato oggi rinforzi da Bengasi verso il sud della Libia. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva locale “218 Tv”, la colonna di mezzi e militari della Cirenaica ha raggiunto la base di al Jufra, come ha confermato il portavoce del comando, Khalifa Obeidi. Quest’ultimo ha detto che “si tratta di un ingente rinforzo inviato per l’operazione di pulizia del sud della Libia. Stiamo equipaggiando questo nuovo contingente prima di inviarlo nel Fezzan”. Sullo sfondo, intanto, si profila uno scontro etnico, tribale con implicazioni regionali: diversi esponenti della tribù dei tebu (etnia sahariana, di origine etiope), infatti, hanno denunciato una campagna contro di loro da parte delle forze di Haftar, appoggiate anche dai ribelli sudanesi del Darfur legati al movimento Giustizia ed eguaglianza (Jem). Gli uomini dell’Lna, invece, affermano di combattere contro “ribelli ciadiani” e “gruppi jihadisti fuggiti da Bengasi”. (Lit)
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