ARABIA SAUDITA

 
 

Arabia Saudita: Binladin Group in crisi, licenziati 50 mila lavoratori stranieri

Riad, 02 mag 2016 16:35 - (Agenzia Nova) - La società di costruzioni Saudi Binladin Group ha licenziato 50 mila dipendenti stranieri dopo la grave crisi economica che sta affrontando da meno di un anno a questa parte. La forza lavoro totale della nota azienda dell'Arabia Saudita fra i maggiori costruttori del Medio Oriente - fondata nel 1931 a Gedda da Mohammed Bin Laden, padre del defunto leader di al Qaeda Osama Bin Laden - è di circa 200 mila lavoratori, secondo la sua pagina Linkedin. Fonti anonime hanno riferito ai quotidiani economici di Riad che il gruppo ha risolto i contratti di 50 mila lavoratori, a quanto si apprende tutti gli stranieri, concedendo loro il visto di uscita permanente per lasciare il regno saudita. I licenziamenti sarebbero dovuti alle ingenti perdite registrate quest’anno, pari a ben 26 miliardi di dollari, a causa delle decisioni prese dal governo saudita contro la società.

Sembra che re Salman, in particolare, abbia dato istruzioni di non assegnare nuovi contratti pubblici ai Bin Laden dopo che il 21 settembre scorso una gru dall'azienda è crollata a La Mecca uccidendo 107 persone. La Saudi Binladin è stata accusata di aver posizionato la gru in modo errato. Le impervie condizioni atmosferiche avrebbero poi determinato la tragedia. Da circa quattro mesi i vertici dell'azienda con sede a Gedda hanno deciso di non elargire più lo stipendio ai propri dipendenti, provocando la loro ira che è sfociata in manifestazioni di protesta e scontri. Solo pochi giorni fa sono state incendiate una decina di auto parcheggiate proprio davanti alla sede del gruppo edile. Ora i 50 mila dipendenti licenziati non solo non vogliono lasciare l’Arabia Saudita, ma chiedono anche il pagamento delle spettanze arretrate.

Saudi Binladin Group, fra le più potente multinazionali del mondo arabo, avrebbe maturato debiti, secondo il "Times" di Londra, per 30 miliardi di dollari. Fondata nel 1931 dal miliardario Mohammed Bin Laden, l'azienda ottiene da quasi un secolo importanti contratti edili nel regno sunnita. Nel 2011, infatti, il gruppo dei Bin Laden ha vinto l’appalto per la costruzione della torre più alta del mondo, la Kingdom Tower, a nord di Gedda, sulle coste del Mar Rosso. Un mega progetto che rientra nel ben più ambizioso programma edilizio chiamato Kingdom City. Tuttavia, il gruppo Binladin ha patito negli ultimi tempi i tagli alla spesa pubblica del regno saudita, che a causa del calo dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali ha registrato un deficit di bilancio pari a quasi 100 miliardi di dollari nel 2015.

A dare il colpo di grazia al colosso dei Bin Laden, tuttavia, sembra essere stata la tragedia della gru caduta nella moschea della Mecca. L’ampliamento delle moschee della Mecca e della Medina, le due città sante dell'Islam sunnita, hanno rappresentato per il gruppo i principali e più ricchi appalti mai ricevuti nel regno degli Al Saud. Re Salman ha deciso di sospendere ogni nuovo contratto, di rivedere quelli precedenti e di vietare l’espatrio ai membri del consiglio di amministrazione del gruppo, creando il vuoto intorno alla compagnia. Il gruppo ha vinto appalti per 15 progetti nel paese e all’estero del valore complessivo di 40 miliardi di dollari, e sta lavorando ad altri progetti per 50 miliardi di dollari.

Sono quattro gli scenari che si aprono ora di fronte alla Binladin Group per uscire dalla crisi: il primo è quello di vendere gli appalti di progetti edili già vinti, il secondo di uscire dai contratti già stipulati, il terzo è l’annuncio del fallimento e l’ultimo è quello di vendere al governo di Riad il 60 per cento della società. In vista di uno di questi quattro scenari, il gruppo ha deciso di licenziare 50 mila dipendenti, in buona parte egiziani, rispendendoli in patria, pur essendo considerata la seconda più grande azienda edile del mondo. Secondo l’emittente televisiva economica araba "Cnbc", è possibile in futuro il licenziamento di altre 50 mila unità.

Eppure il gruppo, oltre ad essere passato alla storia per la costruzione delle attuali moschee di La Mecca e Medina, ha realizzato altri grandi progetti in Arabia Saudita come l’aeroporto Abdel Aziz di Riad, l’università re Saud, la torre al Faisaliya, la città economica re Abdullah. All’estero ha costruito invece l’hotel Four Season in Giordania, l’aeroporto di Kuala Lampur in Malesia, gli aeroporti del Cairo e Sharm el Sheikh in Egitto, l’aeroporto e l’università americana di Sharja negli Emirati Arabi Uniti. Il gruppo è in procinto di inaugurare altri 10 progetti in Arabia Saudita e 5 all’estero, pari a un valore complessivo di circa 28 miliardi di dollari. Tra questi c’è il progetto al Burj, la torre di Gedda, e quello della metropolitana di Doha.

Della crisi del Binladin Group sembra non giovare il suo diretto concorrente, Saudi Oger, ugualmente impantanato in problemi di liquidità. Fondata dall'ex primo ministro libanese Rafik al Hariri, ora gestita dal figlio Saad, la società non ha pagato i suoi 56 mila dipendenti per alcuni mesi, ed è di fatto sull'orlo della bancarotta. La speranza per entrambe le compagnie è riposta in quanto accaduto la scorsa settimana, quando il principe Bin Salman, l'erede al trono, ha lanciato il suo piano pluriennale "Vision Arabia 2030," che mira a ridurre la dipendenza del regno dai ricavi del petrolio. Il piano include la riscossione delle tasse per la prima volta, così come un enorme programma per creare occupazione nei settori dell'industria e dei servizi. Il programma è stato lanciato in risposta al deficit dell'Arabia Saudita a seguito del calo dei prezzi del petrolio e all'aumento del costo dei suoi interventi militari nello Yemen e del sostegno fornito ai ribelli in Siria. (Res)
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