TUNISIA, L'ANALISTA BEN FARHAT A NOVA

 
 

Tunisia, l'analista Ben Farhat a Nova: "Questa crisi rischia di far sparire lo Stato"

Tunisia, l'analista Ben Farhat a Nova:
Tunisi, 12 gen 13:32 - (Agenzia Nova) - La nuova crisi politica in Tunisia è figlia dell’ennesima spaccatura fra le “tre presidenze” (Repubblica, Governo e Parlamento) del Paese nordafricano e della faida tra i palazzi del potere (Cartagine, Kasbah, Bardo): la gente però è stufa e ora il rischio è quello di una crisi di legittimità che metta in discussione l’intero apparato statale, con conseguenze imprevedibili per la nazione rivierasca e l’intera regione. Lo afferma oggi ad “Agenzia Nova” il giornalista, scrittore, drammaturgo e analista politico tunisino, Soufiane Ben Farhat, autore del romanzo “Le Chat et le Scalpel”. “Il mio ultimo lavoro è una sorta di anatomia sociale, intellettuale e soprattutto mentale dei tunisini di oggi. Parlo della delusione di queste speranze che non sono state realizzate a dieci anni dalla rivoluzione”, spiega Ben Farhat, in riferimento al romanzo sul quale oggi alle 17.00 si terrà un dibattito in streaming sulla sua pagina Facebook. Intanto, la situazione politica nel Paese culla della primavera araba rischia di precipitare. Il primo ministro Hichem Mechichi si prepara ad annunciare un rimpasto di governo che dovrebbe riguardare dai sette ai dodici membri dell’esecutivo. Il capo dello Stato, Kais Saied, ha detto di essere stato tenuto all’oscuro di questi cambiamenti. Il presidente del parlamento, Rached Ghannouchi, leader del partito islamico Ennahda, rischia di incorrere nell’ennesima mozione per chiederne la destituzione.

“E’ una situazione al limite del fantastico. E’ stato il presidente Saied a scegliere Mechichi come capo del governo, in base alle disposizioni dell’articolo 89 della Costituzione”, spiega Ben Farhat, ricordando come fin dal 2014 in Tunisia ci sia la tendenza ad avere una “continua lotta fra le presidenze”. E’ evidente che Mechichi si sia reso conto che ha molto più da guadagnare dai rivali politici del capo dello Stato, vale a dire i partiti Ennahda e Qalb Tounes che sostengono l'esecutivo in parlamento, che dal presidente stesso. Del resto, Saied è un indipendente che ha fatto della lotta ai partiti una sua bandiera politica, al contrario del suo predecessore, il defunto presidente Beji Caid Essebsi, che poteva contare su un partito strutturato come Nidaa Tounes, campione del fronte laico e prima forza politica del parlamento. “Abbiamo ancora una volta una crisi aperta, ma ora è diventata strutturale. La gente ha poca fiducia per l’assenza di riforme ormai da dieci anni. Il potere di acquisto delle famiglie tunisine si è via via ridotto, nello stesso tempo abbiamo questa crisi del Covid che continua a mietere vittime. Mentre altri Paesi arabi, come Marocco ed Egitto, hanno già avviato le vaccinazioni, noi siamo fermi”, spiega lo scrittore. “Abbiamo una crisi economica che diventa anche crisi di legittimità del potere: la gente non accetta più chi li governa”.

Una recente rilevazione statistica condotta da Tunisia Survey su 1.192 intervistati ha svelato un vero e proprio tracollo della popolarità dei tre presidenti, vale a dire Kais Saied, Rached Ghannouchi e Hichem Mechichi. L’89 per cento degli intervistati non è soddisfatto delle prestazioni del presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo; il 73 non è sodisfatto delle prestazioni del capo dello Stato; il 68 per cento è insoddisfatto del lavoro del premier. Il leader di Ennahda, Ghannouchi, guida da tempo la classifica dell’impopolarità, ma ha peggiorato di 3 punti il suo risultato di metà ottobre, quando l’impopolarità era all’86 per cento. Impressionante l’andamento statistico del presidente Saied: da una popolarità del 73 per cento raggiunta lo scorso agosto, quando il capo dello Stato impose il cambio di governo, il presidente è sceso a un mero 27 per cento, un tracollo di ben 46 punti percentuali. Anche Mechichi non viene risparmiato dalle critiche: da una popolarità del 60 per cento di settembre, quando era fresco di nomina, è sceso al 36 ottobre a ottobre fino al 32 per cento dello scorso 8 gennaio. Secondo Tunisia Survey, l'81 per cento delle persone insoddisfatte da Ghannouchi non si fida di lui. Il 63 per cento di coloro che sono insoddisfatti da Saied lamentano l’assenza di un programma. Il 41 per cento degli intervistati insoddisfatti da Mechichi accusano il premier di cattiva gestione della crisi Covid.

Secondo Ben Farhat, i risultati del sondaggio evidenziano come i tunisini siano delusi e abbiano pagato cara la rivoluzione del 2011. "C’è uno stupore generale, non tanto per il fallimento del governo, come era all’epoca di Ben Ali, ma anche dello Stato”, afferma il giornalista. Alla crisi economica, sociale e politica, secondo lo scrittore, si aggiunge anche una “crisi di legittimità” e allo stesso tempo i leader politici sono impegnati in una guerra tutti contro tutti. “Ma nessuno di loro è ben organizzato, nessuno ha le risposte adatte alla situazione attuale. Il presidente della Repubblica parla di complotti e di attentato alla sovranità, ma nello stesso tempo non ha un partito, né possibilità di manovrare il governo. Anche la classe politica è in crisi, al punto che si parla di partitocrazia come era una volta in Italia. Ora c’è la possibilità di avere un cambiamento di alcuni ministeri, ma i tunisini hanno paura. Hanno paura soprattutto del Covid”, aggiunge il giornalista e analista politico. “In Tunisia c'è una situazione che assomiglia molto a quello del Libano: abbiamo tre presidenze disunite, una crisi strutturale e una delusione generale per una rivoluzione che dopo dieci anni ci ha fatto guadagnare libertà di stampa e di parola, ma al livello economico e sociale è stata un fallimento”. (Tut)
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