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Covid: 564.793 morti in America latina

Buenos Aires, 22 gen 11:24 - (Agenzia Nova) - Sono 564.793 le persone morte in America latina per cause riconducibili al contagio da nuovo coronavirus. Il numero degli infetti accertati dai diversi ministeri della Salute supera quota 17,8 milioni. Dati che fanno della regione la più colpita dalla pandemia, tra le grandi aree del mondo. Oltre al Brasile, terzo, altri grandi paesi dell’area sono nella parte più alta della graduatoria dei contagiati, in termini assoluti, stilata dalla Johns Hopkins University: Argentina, Colombia e occupano la classifica dall’undicesimo al tredicesimo posto. Il Brasile e il Messico sono inoltre secondo e quarto nella graduatoria mondiale del numero di vittime collegate alla Covid-19. Da gennaio sono iniziate le campagne di vaccinazione in diversi paesi.

In Messico si contano 1.711.283 casi di contagio e 146.174 morti. Il paese adotta un sistema “a semaforo” che permette riaperture statali modulate sulla portata del contagio. Al momento due stati, Campeche e Chiapas, godono delle condizioni più incoraggianti, e cinque, Città del Messico, Stato del Messico, Guanajato, Morelos e Baja California, sono nella fascia più critica. Il resto del paese si divide tra il secondo e il terzo grado di allarme. A Panama si registrano ad oggi 305.752 casi confermati e 4.944 decessi. Dallo scorso autunno il paese ha iniziato ad allentare alcune misure di quarantena. Riaperte in maniera graduale quasi tutte le attività commerciali non essenziali e l’aeroporto internazionale di Tocumen. A fine ottobre 2020 si decide la riapertura, pur se in condizioni vigilate, delle spiagge e dei centri balneari durante il fine settimana. Rimane attivo il coprifuoco dalle 23 alle 5.

Alla Costa Rica, con 188.477 casi confermati e 2.506 morti, va il primato di aver registrato il primo caso in America Centrale. Da novembre sono state riaperte le frontiere aeree a tutti i paesi, fermo restando le garanzie di protezione sanitaria per i passeggeri. La circolazione interna è disciplinata con un calendario sui numeri di targa, valido dalle 5 della mattina alle 22. In Guatemala, che con 17 milioni di abitanti è il paese più popoloso dell’America centrale, il numero di contagi è salito a 152.395 con 5.389 morti. Nel paese vige un sistema di divisione del territorio in zone a seconda del grado di emergenza. Da metà settembre 2020 sono state riaperte le frontiere internazionali aeree e terrestri, con restrizioni diverse a seconda dei casi. Nella Repubblica Dominicana, dove ad oggi si contano 199.672 contagi e 2.482 morti, vige uno stato di emergenza fino a fine marzo. Tolta una pausa per le elezioni presidenziali e parlamentari di luglio 2020, il paese è stretto da un coprifuoco notturno, oggi valido dalle 17 dal lunedì al venerdì.

Le cifre ufficiali riferiscono di 6.204 casi di contagio e 168 morti in Nicaragua, anche se diversi settori, tra cui la chiesa cattolica e la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), denunciano poca trasparenza nelle informazioni. El Salvador ultimo dei paesi regionali ad aver registrato il virus, conta oggi 1.530 morti e 52.388 contagiati. Il presidente Nayib Bukele spinge per una politica di rigide restrizioni cercando di prolungare il più possibile la quarantena, ingaggiando una serrata battaglia istituzionale con la Corte costituzionale e con altri poteri dello stato. Chiusi, dopo la scoperta della nuova mutazione del virus, i collegamenti con il Regno Unito. In Honduras, con 138.044 casi e 3.422 morti, vige il coprifuoco e lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale fino al 1 dicembre. Sale a 10.963 il numero di contagi ad Haiti, con 240 morti. Tra le vittime, il segretario di stato per gli Affari sociali, Emmanuel Cantave. A Cuba si contano 19.530 casi di contagio, 184 morti. Da metà ottobre sono stati riaperti diversi scali internazionali, e da metà novembre anche il José Martì dell’Avana.

La Colombia ad oggi conta 1.972.345 casi di contagio e 50.187 morti. Il paese ha manterrà fino a fine febbraio il modello di “isolamento selettivo e autoprotettivo”, uno schema che - confermando alcuni divieti di agglomerazione a livello nazionale - assegna alle amministrazioni locali la possibilità di disporre chiusure mirate a zone, a orari o ad attività specifiche. Fondamentale la raccomandazione alla autodisciplina sul rispetto delle misure di distanziamento sociale e igiene. Il timore della “seconda ondata” ha riattivato le cautele agli aeroporti e potrebbe preludere a nuove forme di restrizione. Chiusi, dopo la scoperta della nuova mutazione del virus, i collegamenti con il Regno Unito. In Venezuela, che denuncia 122.260 casi di contagio, si contano 1.129 morti, con cifre però contestate dall’Accademia della scienza. Dal 4 gennaio il paese è tornato ad adottare uno schema (“7+7”) di aperture delle attività a settimane alternate, lasciando le zone più critiche - la capitale e gli stati di frontiera - nel regime più severo di quarantena e serrata. Chiuse le stazioni degli autobus e impedita la circolazione interprovinciale.

Allarme alto anche in Bolivia, con 196.393 casi di contagio e 9.818 morti. Dopo una severa chiusura durata mesi, il paese andino dispone da inizio dicembre una ripresa delle attività e riapre ai voli commerciali nazionali e internazionali, fatte salve le esigenze di sicurezza sanitaria. Riaprono anche le frontiere terrestri e fluviali, in attesa di un ripristino di condizioni di emergenza per una seconda ondata di contagi attesa per febbraio 2021. In Ecuador si contano 236.189 casi di contagio e 14.526 morti. Dalla metà di marzo 2020 il paese ha disposto la quarantena a livello nazionale e coprifuoco, e da metà aprile ha assegnato alle varie amministrazioni locali la misura delle emergenze. Chiuse a lungo le frontiere internazionali. Poco prima di Natale il presidente Lenin Moreno aveva varato un nuovo stato di emergenza generale bocciato dalla Corte costituzionale.

Il Brasile, dove è stato confermato il primo caso nella regione, si conferma ad oggi il paese più colpito in America latina e il terzo al mondo per numero di contagi. Il bilancio è di 8.697.368 casi e almeno 214.147 pazienti morti. Il presidente Jair Bolsonaro, che denuncia esagerazioni sulla portata della crisi e rivendica la necessità di non fermare l’economia, lavorato per mantenere alto il numero di attività “essenziali”, non sottoposte a chiusura, animando a lungo un serrato dibattito con amministratori locali e autorità sanitarie. Il 20 gennaio inizia la campagna vaccinale su tutto il territorio. Il governo del Perù, dove si conta un totale di 1.073.214 casi e 39.044 morti, ha disposto uno stato di emergenza sanitaria fino alla fine di febbraio 2021: restrizioni alla circolazione dei veicoli la domenica e la chiusura delle spiagge. C’è poi un coprifuoco dalle 23 alle 4 per le regioni con un livello di allarme moderato, dalle 21 alle 4 per quelle con allarme alto e dalle 19 alle 4 per le zone più critiche. Chiusi, dopo la scoperta della nuova mutazione del virus in Regno Unito, i collegamenti con l’Europa.

In Argentina, dove il 7 marzo 2020 è stata registrata la prima morte per la Covid-19 in America latina, i casi confermati sono 1.843.077 con 46.355 decessi. Il governo di Alberto Fernandez ha disegnato due schemi di restrizioni alla mobilità e agli spostamenti, il più severo dei quali (“Aspo”) è stato in vigore anche a Buenos Aires, fino all’8 novembre. La capitale, al pari di altre zone del paese è ora nella condizione più morbida di (“Dispo”), almeno fino alla fine di gennaio 2021. Chiusi fino all’8 gennaio, dopo la scoperta della nuova mutazione del virus, i collegamenti con il Regno Unito, l’Italia, la Danimarca, i Paesi Bassi e l’Australia. Il coronavirus è emergenza anche in Cile, con 685.107 casi confermati e 17.702 morti. Nel paese vige uno stato di emergenza, con un coprifuoco dalle 22 alle 5. Da metà luglio 2020 è stato avviato un piano modulare di flessibilizzazione della quarantena, con cordoni sanitari ad hoc, restrizioni locali di portata diversa a seconda dell’intensità del contagio. Chiusi, dopo la scoperta della nuova mutazione del virus, i collegamenti con il Regno Unito.

Con 34.992 casi di contagio e 347 morti, l’Uruguay continua ad essere uno dei paesi in cui la pandemia risulta essere più sotto controllo. A fronte di un recente incremento dei contagi, il governo di Luis Lacalle Pou ha innalzato il livello di guardia su spostamenti e attività lavorative. Dal 21 dicembre 2020 al 31 gennaio vengono chiuse tutte le frontiere, limitata la circolazione interna e le possibilità di riunione. Misure che finiscono per penalizzare il tradizionale e corposo flusso di turisti della stagione estiva. In Paraguay si registrano 125.518 casi e 2.570 decessi. Il governo ha avviato un piano di progressivo allentamento della quarantena con l'apertura scaglionata dei settori produttivi e valutazioni a intervalli di 21 giorni. L’approssimarsi della stagione delle piogge mette in ulteriore allarme le autorità sanitarie, preoccupate che all'epidemia del Covid si sommi anche quella del dengue. (Abu)
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