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Perù: prima ministra Bermudez, elezioni non verranno posticipate causa Covid

Lima, 21 gen 11:53 - (Agenzia Nova) - La presidente del Consiglio dei ministri del Perù, Violeta Bermudez, ha assicurato che le elezioni generali si terranno l’11 aprile come previsto nonostante la seconda ondata della pandemia Covid-19. Parlando in conferenza stampa la premier ha dichiarato che non ci saranno variazioni nella data e che il governo si incaricherà di prendere le misure necessarie a garantire un processo elettorale in sicurezza. “Nonostante la difficile situazione della pandemia l’impegno del governo in carica è quello di portare alle elezioni come previsto, ovvero l’11 aprile al primo turno e il 6 giugno nel caso di un secondo turno. La cosa più importante è prendere tutte le misure necessarie per proteggere la salute”, ha detto Bermudez.

Secondo un recente sondaggio condotto da Datum Internacional e pubblicato sul quotidiano “Perú21” il candidato del partito Vittoria nazionale (Victoria Nacional) alle elezioni presidenziali in Perù, George Forsyth, è in testa ai sondaggi con il 16 per cento delle preferenze. George Forsyth è un ex giocatore di football. Nel 2018 è stato eletto sindaco del distretto La Victoria di Lima con il partito Somos Perù, ma nell’ottobre 2020 ha dato le dimissioni per partecipare alla corsa elettorale. Il partito con cui si presenta alle elezioni è nato nel dicembre 2020 dal partito di ispirazione evangelica Restauracion Nacional. Secondo il sondaggio al secondo posto nelle preferenze di voto c’è la candidata di Forza popolare, Keiko Fujimori, con il 6 per cento delle preferenze. In terza posizione, con il cinque per cento delle preferenze, il sondaggio piazza Veronika Mendoza (Nuevo Perú), e Julio Guzman (Partido Morado). Sono in totale 22 le istanze di partecipazione presentate alla Giuria elettorale speciale (Jee), di cui quatto sono state dichiarate non ammissibili.

In dichiarazioni che hanno avuto molto risalto sulla stampa nazionale Fujimori, ha annunciato che in caso di vittoria concederà l’indulto a suo padre, l’ex presidente Alberto Fujimori, condannato a 25 anni di carcere per reati contro l'umanità. "Dopo quello che abbiamo passato, sono favorevole all’indulto per mio padre”, ha detto Keiko Fujimori parlando al programma televisivo “Cuarto Poder”. Qualora non venisse eletta, ha aggiunto, chiederà al prossimo presidente di applicare la misura. Le elezioni si terranno in Perù il prossimo 11 aprile. Presidente del Perù dal luglio del 1990 al novembre del 2000, Alberto Fujimori è già stato condannato a 25 anni di carcere per reati contro l'umanità. In particolare gli si addebita la responsabilità delle efferate azioni sferrate dai gruppi paramilitari nei confronti di presunti terroristi di "Sendero lumionso", il più importante dei quali - il cosiddetto "Grupo Colina" - è autore dei pesanti massacri di Barrios Altos (1991) e La Cantuta (1992). Nel 2000, incalzato dal montare delle accuse in patria, Fujimori aveva approfittato di una trasferta istituzionale in Brunei per recarsi in Giappone, paese di cui ha il passaporto, e da lì, consegnare le dimissioni via fax. Lima aveva a lungo chiesto a Tokyo, senza successo, di estradare l'ex presidente. Fujimori è stato però arrestato nel corso di un viaggio fatto a bordo di un aereo privato in Cile. Qualche mese dopo sarebbe tornato in patria per iniziare ad affrontare i processi.

Nel dicembre del 2017, l'ex presidente oramai ultraottantenne, otteneva l'indulto "per ragioni umanitarie" dall'allora capo dello stato, Pedro Pablo Kuczynski. Una decisione che aveva sollevato una grande polemica nel paese e portato - attraverso vicende successive - alle dimissioni di Kuczynski e all'ascesa del suo vice, Martin Vizcarra, alla guida del paese. A ottobre del 2018, la Corte suprema aveva accolto il ricorso dei parenti delle vittime secondo cui l'indulto non era conforme ai principi e obblighi stabiliti nella Convenzione americana dei Diritti umani. L'ex presidente, che avrebbe quindi subito diverse ricadute cliniche, veniva quindi rimandato a scontare la pena in una struttura ospedaliera interna al carcere.

L'ex capo dello stato è anche imputato nel processo sulle sterilizzazioni forzate delle donne indigene in Perù. Oltre all’ex capo dello stato sono imputati gli ex ministri della Salute Eduardo Yong Motta, Marino Costa Bauer e Alejandro Aguinaga. Secondo quanto denuncia l'organizzazione non governativa Amnesty International durante gli anni Novanta circa 200 mila donne peruviane, per lo più indigene, contadine a basso reddito e donne di lingua quechua, sono state sterilizzate nell'ambito di un programma per la riduzione delle nascite. Secondo quanto denuncia l'Ong nella maggior parte dei casi gli interventi sono stati realizzati senza il consenso libero e informato delle donne sottoposte all'operazione. Molte non hanno ricevuto cure postoperatorie adeguate, a seguito delle quali hanno sofferto di problemi di salute, e 18 sono morte a seguito dell'intervento.

Anche la figlia Keiko è nel mirino della magistratura per un presunto reato di corruzione legato al dossier dell'impresa di costruzioni brasiliana Odebrecht. Nei giorni scorsi il procuratore peruviano José Domingo Perez, membro della squadra speciale Lava Jato, ha presentato ricorso in appello contro la sentenza del giudice Victor Zuniga Urday, che ha dichiarato infondata la richiesta di sospendere per due anni e mezzo il partito Forza popolare (Fp). Anche il gruppo è infatti indagato nell'ambito della medesima inchiesta. Se fosse stato accolto, il provvedimento avrebbe impedito alla leader di Fp, Keiko Fujimori, di correre alle elezioni presidenziali dell'aprile del 2021. La figlia dell'ex presidente Alberto ha celebrato la sentenza. “Questa decisione rafforza la democrazia e ci consente di partecipare ad armi pari. Lascia che siano le persone a decidere”, ha scritto la leader di Fp sul suo account Twitter.

Quella di Keiko Fujimori, che si presenta alla competizione elettorale per la terza volta, è stata tra le prime candidature ufficiali a essere presentate. Fujimori, il cui padre è in carcere per reati contro l'umanità, è in attesa di essere processata per un presunto reato di corruzione legato al dossier dell'impresa di costruzioni brasiliana Odebrecht. Agli arresti preventivi, l'aspirante presidente era stata scarcerata a fine aprile dopo che i giudici, considerando anche il pericolo di contagio dal nuovo coronavirus, avevano ritenuto "eccessiva" la misura.Tra i tanti nomi in lizza anche quello di Ollanta Humala, già presidente dal 2011 al 2016, anch'egli finito in carcere per un presunto coinvolgimento in affari illeciti. (Brb)
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