BOLIVIA

 
 

Bolivia: presidenziali, economia e superamento della stagione di Morales nel primo confronto tra candidati

La Paz, 04 ott 2020 14:36 - (Agenzia Nova) - I candidati alla presidenza della Bolivia si sono sfidati sabato sera nel primo confronto in vista delle elezioni del 18 ottobre. Un dibattito cui ha partecipato anche Luis Arce, ex ministro delle Finanze del governo di Evo Morales. Il candidato del Movimento per il socialismo (Mas), favorito nei sondaggi, non pare intenzionato partecipare a tutti gli incontri, rischiando di rendere evidenti le frizioni nel composito fronte delle forze che - all'unanimità - auspicano la fine della lunga stagione del "neo socialismo". Ad oggi, contrariamente a quanto veniva da più parti pronosticato, le forze conservatrici non hanno trovato l'intesa su un candidato unico, neanche dopo la rinuncia alla corsa da parte della presidente "ad interim", Jeanine Anez, mossa rivendicata proprio per compattare il fronte anti-Morales.

Su tutti, in un dibattito senza frizioni polemiche, hanno dominato i temi del rilancio dell'economia e della lotta al nuovo coronavirus, ma non sono mancate proposte originali e invettive sui generis. Arce, protagonista di una lunga fase di crescita economica, ha ricordato che il paese aveva affrontato la "dura" crisi del 2009, tornando ad accelerare a livelli inediti nella regione. Segno che avrebbe avuto i numeri per reggere all'impatto dell'emergenza sanitaria, casua di un "aumento a dismisura" dei livelli di disoccupazione. "È cresciuta la povertà, il popolo ha fame e questo ci fa male", ha detto Arce promettendo misure di welfare in attesa che nuova iniezione di capitale possa riattivare la domanda interna.

Il candidato di Comunità cittadina (Cc), l'ex presidente Carlos Mesa, ha parlato della necessità di "iniettare oltre sei miliardi di dollari nell'economia nazionale per ristabilire l'equilibrio tra la domanda e l'offerta, alludendo alle distorsioni del mercato operate dal sistema "bolivariano". Mesa, secondo nei sondaggi, ha anche parlato della necessità di mettere fine "all'ipercentralismo" del governo per liberare le autonomie del paese. Ha generato polemica il fatto che il video di presentazione della candidatura di Mesa, trasmesso a inizio dibattito, fosse privo di audio. Gli organizzatori, prima di chiedere pubblicamente scusa al candidato, hanno assicurato che così era stato inviato dal suo staff di campagna. Jorge "Tuto" Quiroga, altro nome di peso nella contesa, ha rilanciato aumentando a otto miliardi di dollari la quota di denaro da immettere nel tessuto dell'economia per renderla più solida.

Il leader civico Luis Fernando Camancho, ha usato quasi tutto il tempo della sua presentazione in silenzio, in omaggio "ai caduti della democrazia", rimandando alle persone coinvolte nei convulsi giorni delle rivolte seguite alle dimissioni di Morales, lo scorso autunno. Qualche sorriso lo ha strappato Feliciano Mamani, del Partito di azione nazionale boliviano (Pan-Bol), che è ricorso a un gioco di parole per rivendicare la propria capciatà di assumere incarichi di potere: "sono e sarò sempre Mamani ma non 'mamon'", aggettivo solitamente regalato a persone di cui si ha molta poca stima. Non meno sorprendente la presentazione di Chi Hyun Chung, candidato di origini sudcoreane, che ha condensato il suo appello agli elettori intonando un innno cristiano dal titolo "Siccome Lui vive, domani trionferò". IN serata di oggi è atteso un nuovo dibattito, questa volta - salvo sorprese - senza la presenza di Arce.

Le elezioni, in origine previste ai primi di maggio, erano slittate al 6 settembre a causa del sopraggiungere della pandemia di coronavirus. Il 23 luglio, sempre con la motivazione dell'emergenza sanitaria, il Tribunale supremo elettorale (Tse) ha posticipato ulteriormente la data al 18 ottobre mentre l'eventuale ballottaggio si terrà il 29 novembre. L'insediamento delle nuove autorità è previsto invece per dicembre. La nuova data delle elezioni è stata approvata con una legge dall'Assemblea legislativa plurinazionale. Il Mas ha criticato inizialmente il rinvio insieme a numerose organizzazioni sindacali e movimenti sociali facendo poi rientrare la protesta ed aderendo ad un accordo con il governo. Il 3 agosto contro il rinvio del voto era stato indetto uno sciopero generale, con il blocco delle principali vie di comunicazione dei nove dipartimenti di cui si compone il paese.

Dopo la rinuncia di Anez, alla corsa per la presidenza rimangono iscritti ufficialmente sette candidati. Il Mas di Morales schiera il binomio composto dall'ex ministro delle Finanze, Luis Arce, e dall'ex ministro degli Esteri, David Choquehuanca, dato che lo scorso 20 febbraio il Tse ha escluso le candidature dell'ex presidente e dell'ex ministro degli Esteri Diego Pary. Sul fronte del centrodestra, la candidatura più in vista è quella del leader dei settori più conservatori legati alla provincia di Santa Cruz, Luis Fernando Camacho. Al voto si presenta per il partito Comunidad Ciudadana (Cc) anche Carlos Mesa, già alla guida del paese dall'ottobre del 2003 al giugno del 2005. Mesa era diventato presidente della Bolivia sostituendo Gonzalo Sanchez de Lozada, di cui era vice. Il leader del Cc correrà con l'appoggio di Gustavo Pedraza, riproponendo il ticket arrivato secondo alle contestate elezioni del 20 ottobre. In corsa anche Chi Hyun Chung, pastore coreano-boliviano che alle elezioni dell'autunno scorso aveva ottenuto un inatteso terzo posto.

Dalla competizione elettorale resta fuori per la prima volta in 23 anni l'ex presidente Morales. Secondo quanto stabilito dalla sezione costituzionale di un tribunale di La Paz il "cocalero" non potrà aspirare a un seggio al Senato perché non residente nella circoscrizione che intende rappresentare. Nell'attesa decisione, la corte ha respinto definitivamente il ricorso contro il precedente verdetto del Tse. Un dispositivo che negava a Morales il diritto a presentarsi come senatore, nel "suo" collegio di Cochabamba, perché non residente nel paese in modo continuativo negli ultimi due anni. L'ex presidente, a seguito della crisi scoppiata lo scorso autunno, è infatti da mesi esiliato in Argentina, circostanza che ha portato i giudici a non vedere "abusi" nella decisione del Tse. I legali di Morales sperano ancora in un ulteriore sviluppo e portano il caso all'attenzione del Tribunale costituzionale plurinazionale (Tcp). Quest'ultimo potrebbe invalidare la decisione originaria del Tse ma, ne sono convinti i legali citati dal quotidiano "El Deber", non darà comunque tempo a Morales di iscriversi al voto del 18 ottobre. (Brb)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE