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Usa: parlamentari scrivono a Trump, su commercio energia Messico viola "spirito" dell'Usmca

Città del Messico, 23 ott 2020 19:57 - (Agenzia Nova) - Un gruppo di parlamentari degli Stati Uniti, tanto Democratici quanto Repubblicani, ha inviato una lettera al presidente Donald Trump denunciando il trattamento preferenziale che il governo del Messico starebbe concedendo alle imprese energetiche nazionali, in violazione dello "spirito" del nuovo trattato commerciale dei paesi dell'America del nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca). "Scriviamo per attirare la sua attenzione sulle azioni del governo del Messico che minacciano gli investimenti e l'accesso al mercato delle imprese energetiche statunitensi, minacciando lo spirito dell'Usmca", si legge nella lettera firmata da 43 membri del Congresso, guidati dal senatore repubblicano del Texas, John Cornyn. I firmatari rimandano a rapporti secondo cui Città del Messico sta offrendo un trattamento privilegiato a Pemex (Petroleos Mexicanos) e alla Comision federal de electricidad (Cfe).

I parlamentari hanno messo inoltre l'accento sull'azione con cui Morena (Movimento di rigenerazione nazionale), il partito del presidente Andres Manuel Lopez Obrador, sta cercando di "smontare" la riforma energetica del 2014, quella che di fatto permise l'apertura del comparto alla partecipazione di stranieri e privati, dopo decenni di monopolio della Pemex. "Ci preoccupa profondamente che queste azioni dimostrano un tentativo di ostruzione e chiediamo di trovare una soluzione con il governo del Messico per mantenere le condizioni di mercato attuali, offerte dal quadro legale della riforma energetica", scrivono deputati e senatori reclamando "certezza ed equità" per le imprese Usa che operano nel paese latino.

"Un mercato energetico integrato in America del nord è a vantaggio del carburante degli Usa, fabbricanti, lavoratori e, in ultima battuta, consumatori messicani. Dopo le riforme costituzionali" sull'energia volute dall'ex presidente Enrique Pena Nieto, "le imprese statunitensi hanno investito migliaia di milioni di dollari per sviluppare infrastruttura energetica" nei due paesi, per "importare combustibile nelle nostre raffinerie e soddisfare la domanda messicana". Un insieme di minacce alla libera concorrenza, sottolineano i firmatari, il cui peso risulta aumentato se si considera che il "Messico è il mercato dell'export più grande per i prodotti petroliferi degli Stati Uniti", oltre ad essere un mercato di riferimento per l'esportazione di gas naturale. "Di fatto le esportazioni statunitensi verso il Messico dei prodotti raffinati sono triplicate", sottolineano.

Tra le azioni che “preoccupano” gli Stati Uniti, i media messicani inseriscono soprattutto la legge sulla "Politica de Confiabilidad, Seguridad, Continuidad y Calidad en el Sistema Electrico Nacional", lo strumento con cui il governo ha cercato di promuovere un riordino del comparto energetico dando proprio più centralità alle compagnie statali Pemex e Cfe. Promulgata a metà maggio, la legge stabiliva un limite alla fornitura dell'energia tramite le fonti rinnovabili, partendo dalle necessità sorte nel periodo dell'emergenza sanitaria del nuovo coronavirus. A fronte di una domanda energetica limitata, era la tesi, il governo si premurava di garantire soluzioni che non potessero subire interruzioni nella fornitura, con ricadute critiche su strutture vitali come gli ospedali.

In questo senso venivano privilegiate le fonti "tradizionali", in gran parte controllate dalle imprese statali, a scapito di quelle più esposte ai fattori ambientali, eolico e solare su tutti. Una decisione che scatenava tra le altre cose le proteste degli operatori privati, pronti a denunciare la perdita di investimenti. Particolarmente dura, la polemica aperta con la spagnola Iberdrola pronta a ritirare gli investimenti dal paese nordamericano in mancanza di chiarezza sulla politica del settore e a fronte dei “continui attacchi” sferrati all’azienda. Lopez Obrador ha da ultimo sottolineato che il governo messicano "non cederà nella sua politica energetica" che è incentrata "sulla limitazione dell'accesso alle imprese private e sul dare maggiore rilievo agli enti pubblici".

L'intero provvedimento è stato ad ogni buon conto congelato dalla Corte suprema del Messico (Scjn). I giudici della Primera sala del Scjn hanno respinto all'unanimità il ricorso del governo contro un primo stop imposto dalla denuncia dell'agenzia sulla concorrenza (Cofece), che denunciava l'ingerenza del ministero dell'Energia nel regolare argomenti di libero mercato nel comparto. La decisione della Corte suprema congela dunque gli effetti della riforma almeno fino a quando non sarà risolta la denuncia della possibile incostituzionalità del provvedimento. Il capo dello stato ha replicato dicendosi ad ogni modo pronto a a proporre una riforma costituzionale proprio per difendere "l'interesse generale" del paese rappresentato dalla normativa. (Mec)
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