VENEZUELA

 
 

Venezuela: eurodeputati non riconoscono legittimità nuova Assemblea nazionale

Bruxelles, 21 gen 18:06 - (Agenzia Nova) - I deputati del parlamento europeo hanno approvato a maggioranza una risoluzione in cui “non si riconosce la legittimità né la legalità” dell’Assemblea nazionale uscita dalle elezioni dello scorso 6 dicembre, che hanno visto una larga vittoria del fronte chavista. La risoluzione, riferisce un comunicato, è stata approvata da 391 deputati; 119 hanno votato contro e 177 si sono astenuti. Gli eurodeputati chiedono al Consiglio e agli stati membri di riconoscere la continuità costituzionale dell’Assemblea nazionale eletta nel 2015 e del leader di opposizione Juan Guaidò quale legittimo presidente ad interim. Per gli eurodeputati l’unica via d'uscita dalla crisi che sta attraversando il Venezuela è "un percorso politico, pacifico e democratico, con elezioni presidenziali, parlamentari, regionali e locali credibili, inclusive, libere, eque e trasparenti". I deputati chiedono inoltre il rilascio incondizionato e immediato degli oltre 350 prigionieri politici in Venezuela e ribadiscono l'obbligo di garantire pienamente il rispetto e la protezione dei diritti umani nel Paese.

La risoluzione segue l'insediamento del parlamento frutto delle elezioni del 6 dicembre, vinte con ampia maggioranza dalle forze legate al presidente Nicolas Maduro e disertate dal grosso dei partiti di opposizione. Lo scorso 26 dicembre l'Assemblea nazionale uscente, controllata dalle forze antigovernative, aveva approvato la riforma dello statuto di transizione che consente a un gruppo di deputati di portare avanti le funzioni del parlamento oltre il termine previsto. Una legge che dovrebbe porre le basi legali per confermare a Guaidò la carica di presidente "ad interim" riconosciuta da decine di paesi e confermata da ultimo anche dall'amministrazione uscente di Donald Trump. Il provvedimento è stato però prontamente dichiarato illegittimo dal Tribunale supremo di giustizia del Venezuela che ha parlato di un atto di forza contrario all’ordinamento giuridico.

Guaidò è stato sin qui riconosciuto presidente "ad interim" anche da diversi governi di singoli paesi europei ma non dall'Unione nel suo complesso, viste le riserve avanzate da alcune capitali. Bruxelles ha sin qui riconosciuto Guaidò solo come presidente dell'Assemblea nazionale eletta nel 2015. Pur ritenendo illegittime le ultime elezioni legislative, l'Ue definisce "uscente" il parlamento presieduto da Guaidò pur confermando al leader oppositore il ruolo di attore cruciale della scena politica venezuelana. Nella giornata di mercoledì 6 gennaio l'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha espresso "profondo" rammarico per il fatto che l'An "abbia assunto il suo mandato il 5 gennaio sulla base di elezioni non democratiche”. In questo contesto “l'Ue manterrà il suo impegno con tutti gli attori politici e della società civile che si sforzano di ripristinare la democrazia in Venezuela, compresi in particolare Juan Guaidó e altri rappresentanti dell'Assemblea nazionale uscente eletta nel 2015, l'ultima espressione libera dei venezuelani in un processo elettorale”. L'Unione europea, concludeva la nota, "invita le autorità e i leader venezuelani a dare la priorità agli interessi del popolo venezuelano e a unire le forze per avviare un processo di transizione a guida venezuelana, al fine di trovare una soluzione pacifica, inclusiva e sostenibile alla crisi politica".

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra degli Esteri della Spagna, Arancha Gonzalez Laya. Più che un riconoscimento "giuridico" come presidente ad interim dell'An, l'Unione europea riconosce a Juan Guaidó un ruolo "politico" per una soluzione alla crisi del paese che sta attraversando una transizione democratica, ha detto Gonzalez Laya in un'intervista radiofonica ad "Onda Cero". Gonzalez Laya ha difeso il fatto che l'Ue si è espressa "chiaramente", non riconoscendo il risultato delle elezioni parlamentari perché "non avevano le minime garanzie democratiche", ma allo stesso tempo, ha aggiunto che si impegna a lavorare con "tutti gli attori politici e sociali per promuovere il cambiamento e il processo verso la democrazia in Venezuela", tra i quali Guaidó.

Con la riforma dello statuto di transizione le opposizioni hanno assegnato i poteri a una commissione delegata di venti parlamentari, presieduta da Guaidò. Un organo che dovrebbe garantire le funzioni legislative per altri dodici mesi, dopo i due "mandati" annuali che il parlamento ha portato avanti, senza il riconoscimento del governo Maduro. La stessa strategia delle opposizioni in vista del cambio di legislatura è stata però non omogenea: la riforma dello statuto di transizione è passata con l'astensione di Alleanza democratica (Ad), formazione storica della scena politica locale. Dai primi di gennaio, inoltre, diversi parlamentari uscenti avevano annunciato la rinuncia all'incarico certificando l'impossibilità a mantenere lo stesso ruolo fuori dal palazzo legislativo.

La nuova Assemblea nazionale è oggi controllata dal Gran polo patriottico, la coalizione delle forze governative che dispone di 256 deputati. Alle forze minoritarie anti governative che hanno aderito alle elezioni sono andati venti deputati mentre il Partito comunista, alternativa a sinistra del governo, dispone di un deputato. L'Aula è presieduta da Jorge Rodriguez, già ministro della Comunicazione e fedelissimo del governo in carica. Fratello della vicepresidente Delcy, Rodriguez ha ottenuto un incarico per il quale si era a lungo fatto il nome di Diosdado Cabello, numero due del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), e già presidente dell'Assemblea nazionale costituente (Anc). A Acbello va invece la guida del gruppo parlamentare. (Beb)
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