ECUADOR

 
 

Ecuador: presidenziali, Organizzazione stati americani programma osservzione elettorale

Quito, 20 gen 20:08 - (Agenzia Nova) - L'Organizzazione degli stati americani (Osa) invierà una missione di osservatori per le elezioni generali che si terranno in Ecuador il 7 febbraio. Si tratta dell'appuntamento che porterà alla nomina di presidente e vicepresidente, al rinnovo del parlamento (Assemblea nazionale) e alla selezione dei deputati ecuadoriani del parlamento andino. Il gruppo di lavoro, che arriverà dalla settimana prima dell'apertira delle urne, sarà guidato dalla politica e diplomatica Isabel di Saint Melò, già vice ministro degli Esteri di Panama dal 2014 al 2019. La missione si compone di esperti in grado di valutare aspetti come l'applicazione della tecnologia al voto e l'organizzazione dell'intero processo elettorale. Quella attesa sarà la 22esima missione di osservatori elettorali che l'Osa dispiega in Ecuador.

Il 7 febbraio 2021 saranno oltre 13 milioni di cittadini saranno chiamati a eleggere presidente e vicepresidente della Repubblica, cinque rappresentanti al parlamento andino e 137 deputati dell'Assemblea nazionale (parlamento). Il voto in Ecuador è obbligatorio per coloro che hanno più di 18 anni e meno di 65 anni, comprese le persone private della libertà (prigionieri) senza una condanna definitiva. Il voto è facoltativo anche per i disabili, gli analfabeti, i membri delle forze armate e della polizia nazionale in servizio attivo. Il Cne ha sottolineato che nel corso del processo saranno rispettate le misure di igiene e sicurezze elaborate dal Comitato nazionale per le operazioni di emergenza (Coe), così come suggerite dalle organizzazioni internazionali come l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il calendario elettorale fissato dalla Costituzione e dalla legislazione prevede che la registrazione dei candidati inizierà questo venerdì e durerà fino a mercoledì 7 ottobre. La campagna elettorale si svolgerà tra il 31 dicembre e il 4 febbraio 2021.

La lista degli aspiranti alla presidenza si presenta come la più corposa degli ultimi anni e riflette il momento di trasformazioni che vive il paese andino. Tra i nomi di maggior rilievo c'è quello del leader del partito di sinistra Centro democratico, Andres Arauz, sostenuto dall'ex presidente Rafael Correa e quello del banchiere di centrodestra Guillermo Lasso, candidato per il Movimento politico creando opportunità (Creo). Per Lasso, che corre in ticket con il medico Alfredo Borrero, sarà la terza candidatura dopo le sconfitte alle precedenti elezioni nel 2013 (vinte da Rafael Correa) e nel 2017 (vinte da Lenin Moreno). Nome di rilievo è anche quello di Gustavo Larrea, già ministro di Correa e oggi vicino a Moreno: in ticket con Alexandra Peralta, viceministro dell'Agricoltura, Larrea è la scommessa del partito Democrazia Sì (Democracia Si). Ai nastri di partenza anche un ex presidente, Lucio Gutierrez, che ha guidato l'Ecuador dal gennaio del 2003 all'aprile del 2005. In coppia con David Norero, Gutierrez concorrerà per il partito Società Patriottica (Sociedad Patriotica). Si tratta del terzo "assalto" alla presidenza, dopo la candidatura nel 2009 (perse contro Rafael Correa), e quella nel 2013 (terzo classificato).

Il partito di governo Alleanza paese (Alianza pais) presenterà la deputata Ximena Pena e il giornalista Patricio Barriga come aspirante vice. Il deputato Guillermo Celi rappresenterà il partito Società unita più azione (Suma), da lui fondato, in coppia con l'imprenditrice turistica Veronica Sevilla. Il partito Ecuatoriano Unido ha indicato il pastore evangelico Gerson Almeida con Martha Villafuerte, attivista anti aborto, come proprio ticket. Sinistra democratica (Izquierda Democratica) punta sull'imprenditore Xavier Hervas come presidente e l'avvocato Sara Jijon come vice. Il partito centrista Amico (Amigo) ha invece ufficializzato la coppia Pedro José Freile e Bryron Solis. Il movimento indigeno Pachakutik propone le candidature di Yaku Pérez e Virna Cedeno. Libertà è popolo (Libertad es Pueblo) correrà con Esteban Quirola per la presidenza e Juan Carlos Machuca per la vicepresidenza. La formazione di centro Insieme possiamo (Juntos Podemos) ha ufficializzato la coppia Paul Carrasco e Frank Vargas Anda. I partiti di centrodestra Concertazione (Concertacion) e Avanza hanno rispettivamente proclamato i ticket Cesar Montufar e Julio Villacreses, Isidro Romero e Sofia Merino. Carlos Sagñay de la Bastida, accompagnato da Narda Ortiz, rappresenterà il partito Fe.

Nel corso delle fasi di avvicinamento al voto le cronache si sono a lungo concentrate sul caso di Rafael Correa, capo dello stato dal 2007 al 2010, la cui candidatura a vice presidente in ticket con Andrés Arauz è stata esclusa al termine di una complessa vicenda politico-giudiziaria che lo ha portato anche ad abbandonare il paese. Il suo posto, nel binomio proposto dal Centro Democratico, è preso dal giornalista e imprenditore Carlos Rabascal. A Correa, condannato per corruzione in patria e da tempo riparato in Belgio, è stato negato il diritto a candidarsi perché non presente fisicamente alla presentazione dei documenti presso le autorità elettorali. Poco dopo la Corte di Cassazione dell'Ecuador ha confermato in via definitiva la condanna a otto anni di carcere nei confronti di Correa e di tutti gli altri imputati nell'inchiesta per corruzione "Subornos 2012-1016". Per effetto del verdetto Correa ha perso i diritti politici, e quindi la possibilità di candidarsi, per tutta la vita. Si tratta dell'effetto di una norma aggiunta all'articolo 233 della Costituzione nell'ambito dell'emendamento costituzionale approvato nel 2018. Correa denuncia un asservimento della giustizia al volere del suo ex sodale politico, l'attuale presidente Lenin Moreno.

Secondo un sondaggio realizzato a dicembre dall'istituto di ricerca economica, politica e sociale "AtlasIntel", Arauz sarebbe al momento accreditato con una vittoria al primo turno: il candidato di Correa otterrebbe infatti il 45,9 per cento dei voti contro il 32 per cento delle preferenze accreditate a Lasso. La legge elettorale ecuadoriana assegna la vittoria al primo turno in caso si ottenga il 50 per cento più uno dei voti o, in alternativa, almeno il 40 per cento, ma con uno scarto non inferiore ai dieci punti. Secondo le proiezioni di AtlasIntel anche in caso di ballottaggio tra Lasso e Arauz, il candidato del Centro Democratico vincerebbe con il 48,2 per cento dei voti, contro il 39,4 per cento del candidato di Creo. Al terzo posto, vero e proprio outsider, si classificherebbe Yaku Pérez, del movimento indigeno Pachakutik con il 4,3 per cento. (Brb)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE