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Cina-Usa: nuove tensioni dopo l'incriminazione di due sospetti hacker cinesi

Pechino, 21 dic 2018 04:47 - (Agenzia Nova) - Il governo cinese ha respinto con forza questa mattina le accuse delle autorità statunitensi, secondo cui Pechino avrebbe effettuato a lungo attacchi informatici contro almeno una dozzina di paesi – Usa inclusi – per sottrarne segreti governativi e aziendali. “Il governo cinese non ha mai partecipato o sostenuto il furto di segreti industriali”, recita una nota del ministero degli Esteri cinese, che sollecita Washington a ritirare le accuse. Il dipartimento di Giustizia Usa ha incriminato ieri due cittadini cinesi accusati di aver condotto attacchi informatici contro gli Stati Uniti; stando all’accusa, i due uomini hanno sottratto proprietà intellettuale e informazioni aziendali riservate ad oltre 45 aziende del settore tecnologico e agenzie governative Usa, inclusa la Marina militare e la Nasa. I due sospetti hacker, Zhu Hua e Zhang Shilong, avrebbero operato in associazione con il ministero della Sicurezza statale cinese. Il Federal Bureau of Investigation (Fbi) ritiene che i due uomini si trovino in Cina, ma ha avvertito che se lasceranno il paese per viaggiare potrebbero essere arrestati. La doppia incriminazione torna ad esacerbare le tensioni tra i due paesi causate dall’arresto del direttore finanziario di Huawei, Meng Wanzhou, all’inizio di questo mese.

Il presidente a rotazione del colosso cinese dell’elettronica per le telecomunicazioni Huawei, Ken Hu, ha respinto con forza come “infondate” le accuse di spionaggio per conto del governo cinese mosse nei confronti dell’azienda, ed ha avvertito che la campagna di boicottaggio intrapresa dagli Usa rischia di causare danni e disturbi economici a livello globale. “Contiamo oltre 13mila fornitori in tutto il mondo, e quest’anno acquisteremo 70 miliardi di dollari di parti e componenti”, ha sottolineato Hu. “Qualsiasi sconvolgimento della catena di fornitura non danneggerà solo i fornitori, ma assesterà anche un colpo all’economia globale”, ha dichiarato il manager durante una conferenza stampa di due ore organizzata questa settimana, alla presenza di decine di giornalisti internazionali. Hu ha negato con forza che Huawei ponga un rischio per la sicurezza dei paesi in cui opera, ma ha anche promesso ulteriori investimenti per 2 miliardi di dollari tesi a fugare le preoccupazioni legate alla sicurezza informatica nello sviluppo delle reti 5G.

Stando al quotidiano “Wall Street Journal”, il governo degli Stati Uniti ha intrapreso nei mesi scorsi una campagna di pressione straordinaria per convincere gli operatori di reti wireless e i provider Internet dei paesi alleati ad evitare gli apparecchi e i sistemi venduti dal colosso cinese Huawei Technologies Co. Funzionari del governo Usa hanno incontrato controparti e dirigenti delle aziende di telecomunicazioni dei paesi amici dove i sistemi per le telecomunicazioni di Huawei sono già in uso, come Giappone, Germania e Italia; l’obiettivo di Washington è di presentare tali sistemi come un rischio per la sicurezza informatica. Washington starebbe anche valutando un aumento degli aiuti finanziarie per lo sviluppo di soluzioni per le telecomunicazioni per i paesi che non acquisteranno merce da Huawei. Stando alle fonti, gli Usa sono preoccupati soprattutto per i Paesi come i tre succitati – che ospitano basi militari statunitensi sul loro territorio. Il dipartimento della Difesa Usa opera la propria rete satellitare e telefonica per le comunicazioni sensibili, ma gran parte del traffico delle principali installazioni militari si avvale delle comuni reti commerciali.

I negoziatori di Stati Uniti e Cina incaricati di definire un accordo che disinneschi il conflitto commerciale tra i due paesi non torneranno ad incontrarsi prima di gennaio. Lo ha dichiarato il segretario del Tesoro Usa, Steven Mnuchin. Il segretario ha spiegato che le due parti hanno tenuto una serie di conversazioni telefoniche nelle scorse settimane, e sono ancora impegnate a pianificare ulteriori discussioni formali. “Siamo impegnati a confermare l’aspetto logistico di diversi incontri, e siamo decisi ad utilizzare il tempo a nostra disposizione con saggezza, per risolvere la questione”, ha detto Mnuchin. I governi di Usa e Cina, ha affermato il segretario, sono decisi a “documentare un accordo” entro il 1° marzo, scadenza massima fissata da Washington per scongiurare una ulteriore intensificazione della guerra dei dazi tra i due paesi.

Il governo degli Stati Uniti ha ufficialmente stabilito la data del prossimo aumento dei dazi a carico delle merci d’importazione cinesi, che scatterà nel caso i due paesi non giungano a un accordo entro il prossimo marzo. I nuovi dazi entreranno in vigore alla mezzanotte e un minuto del 2 marzo 2019, nel caso Washington e Pechino non trovino un’intesa entro il 1° marzo. Il rappresentante del Commercio Usa, Robert Lighthizer, ha già avvertito il governo cinese che quella del 1° marzo è una “scadenza rigida”, su cui gli Usa non intendono transigere. La Casa Bianca ha approvato lo scorso settembre l’imposizione di dazi aggiuntivi del 10 per cento a carico di merci cinesi per 200 miliardi di dollari, e pianificava di innalzare i dazi al 25 per cento entro il 1° gennaio. Tale aumento è stato sospeso dopo l’incontro di inizio mese tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, culminato con l’annuncio di una finestra negoziale di 90 giorni.

Trump ha definito conversazioni "molto produttive" quelle in corso in questi giorni tra Stati Uniti e Cina. “Arriveranno alcuni annunci importanti”, ha chiarito Trump sul proprio profilo Twitter. Cina e Stati Uniti hanno discusso la scorsa settimana una tabella di marcia per la prossima fase dei negoziati bilaterali sul commercio, nel corso di una conversazione telefonica tra il vicepremier cinese Liu He, il segretario del Tesoro Usa Steven Mnuchin e il rappresentante del Commercio, Robert Lighthizer. Il ministero del Commercio cinese ha pubblicato una breve nota che conferma l’avvenuta conversazione telefonica, precisando che il colloquio era stato programmato in precedenza. “Entrambe le parti hanno scambiato opinioni sull’attuazione del consenso raggiunto dai leader dei due paesi in occasione del loro incontro, e concordato il calendario e la tabella di marcia per la prossima fase dei lavori di consultazione economica e commerciale”, recita la nota del ministero cinese. Il vicepremier Liu, principale consigliere economico del presidente Xi, è stato incaricato da quest’ultimo dei negoziati commerciali con gli Usa.

Il Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, ha ribadito nei giorni scorsi che in assenza di un accordo sul commercio con Pechino entro il primo marzo prossimo, gli Usa procederanno ad imporre nuovi dazi a carico delle merci d’importazione cinesi. “Per quanto mi riguarda, (quella del 1° marzo) è una scadenza rigida. Quando ne parlo con il presidente degli Stati Uniti (Donald Trump), non si parla mai di spingerci oltre il mese di marzo”, ha dichiarato Lighthizer nel corso di una intervista al programma “Face the Nation” di Cbs News. Le parole del funzionario hanno chiuso una settimana di incertezza, dopo l’incontro di Buenos Aires tra i leader delle due maggiori Economie del Globo, culminato in un accordo per una “tregua” di 90 giorni dalle ostilità commerciali.

“Ci siamo organizzati in modo tale da aumentare le tariffe alla scadenza dei 90 giorni”, ha avvertito il Rappresentante del Commercio, riferendosi all’ipotesi che Washington e Pechino non giungano a un’intesa per appianare la bilancia commerciale tra i due paesi e tutelare la proprietà intellettuale delle aziende Usa. Rivolgendosi ai mercati finanziari, che la scorsa settimana hanno dato segno di forte nervosismo, Lighthizer ha dichiarato che gli investitori “possono essere sicuri che se sarà possibile giungere a un accordo per proteggere la tecnologia Usa (…) e ottenere ulteriore accesso al mercato (cinese), il presidente ci solleciterà a coglierlo. In caso contrario, ricorreremo alle tariffe”. (Cip)
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