IRAQ-TURCHIA

 
 

Iraq-Turchia: il ministro della Difesa Akar conclude la visita a Baghdad ed Erbil

Baghdad, 19 gen 18:40 - (Agenzia Nova) - Si è conclusa oggi la storica visita di due giorni in Iraq del ministro della Difesa nazionale della Turchia, Hulusi Akar, in un momento in cui le relazioni turco-irachene – dopo un lento raffreddamento dei rapporti – assistono a un nuovo consolidamento, che potrebbe apportare significativi vantaggi economici, politici e strategici a entrambe le parti. Il viaggio del ministro della Difesa turco ha toccato le capitali dei “due governi” iracheni, cioè la sede del governo federale Baghdad, e il capoluogo della regione autonoma del Kurdistan, Erbil, e ha visto colloqui bilaterali con tutte le più importanti autorità del Paese arabo. La visita è stata anticipata da un più dimesso viaggio ad Ankara del ministro iracheno della Difesa, Juma Anad, e fa seguito anche all’altrettanto importante missione in terra turca (lo scorso 17 dicembre 2020) del primo ministro iracheno, Mustafa al Kadhimi. In tale occasione, incontrando direttamente il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Kadhimi ha riavviato un dialogo in sospeso fra Baghdad e Ankara su vari dossier. Fra questi figurano in primo luogo l’economia, dato il sempre forte bisogno di investimenti dell’Iraq nella ricostruzione dopo le guerre quasi ininterrotte degli ultimi 20 anni; la sicurezza, vista la guerra aperta che la Turchia ha lanciato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) anche in territorio iracheno; la (critica) questione delle acque, dato che il capillare sistema di dighe costruite dalla Turchia lungo il Tigri e l’Eufrate (che sgorgano in territorio turco) minaccia l’agricoltura e l’autosufficienza idrica dell’arido Iraq. Le proporzioni della visita di Akar, accompagnato dal capo di Stato maggiore delle forze armate turche, generale Yasar Guler, rivelano quanto sia centrale la questione della sicurezza nei rapporti tra i due Paesi.

In materia di sicurezza, il dossier cruciale sul tavolo dei due Paesi è quello del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che Ankara considera un’organizzazione terroristica e che combatte, sia sul territorio nazionale sia fuori. Tra giugno e settembre 2020 la Turchia ha lanciato unilateralmente due operazioni militari contro il Pkk in territorio iracheno, una aerea e una terrestre, note rispettivamente come “Artiglio d’aquila” e “Artiglio di tigre”. L’uccisione accidentale di due esponenti delle forze di sicurezza irachene da parte di un drone turco, lo scorso agosto, ha sollevato un incidente diplomatico – con l’Iraq che ha lamentato ufficialmente una violazione della propria sovranità – e ha messo in luce nuovamente la natura molto problematica di tali operazioni. Il Pkk è inviso anche alle attuali autorità curde, il cui governo è espressione del Partito democratico del Kurdistan (Kdp), storicamente più vicino ad Ankara rispetto all’altra principale forza politica curda, la rivale Unione patriottica del Kurdistan (Puk). Un coordinamento in materia di sicurezza è dunque necessario su più fronti: una cooperazione aperta con la Turchia è utile infatti a contenere il Pkk, che rappresenta un elemento di disturbo per il governo curdo, ma – in quanto gruppo armato irregolare – anche per il governo federale, evitando nel contempo ulteriori azioni unilaterali turche.

L’accordo siglato lo scorso ottobre dalle autorità del Kurdistan e dal governo di Baghdad per espellere di fatto il Pkk dal distretto di Sinjar, dove la formazione curda ha stabilito una roccaforte nel 2014, rappresenta in tal senso un precedente rilevante della collaborazione curdo-irachena contro il gruppo paramilitare, e tale accordo potrebbe essere replicato su scala più vasta – con l’assenso di Ankara. D’altra parte, una presenza più forte della Turchia nelle attività della Difesa irachena potrebbe rientrare nel quadro del tentativo di Ankara di colmare alcuni vuoti – quello lasciato dalla partenza progressiva delle forze statunitensi, soprattutto dal punto di vista del capacity-building – e bilanciare l’attivismo di altri Paesi con cui Baghdad sta rafforzando le relazioni: fra questi figurano l’Egitto - parte di una nuova “alleanza” tripartita che comprende anche la vicina Giordania - e l’Arabia Saudita.

Nel corso della prima parte della visita, a Baghdad, Akar ha incontrato successivamente il ministro della Difesa iracheno, Juma Anad, il primo ministro, Mustafa al Kadhimi, il presidente della Repubblica, Barham Salih, e il ministro dell’Interno, Othman al Ghanmi. Nel corso del colloquio con Anad, Akar ha ribadito il sostegno turco alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Iraq, sottolineando che Ankara è interessata a proteggere i propri confini e a difendere i propri diritti e interessi, ma non guarda al territorio dei propri vicini. Ribadendo che la presenza terroristica nel nord dell’Iraq rappresenta una minaccia per entrambi i Paesi, Akar ha detto che la cooperazione e il coordinamento svolgono un ruolo importante nella lotta al Pkk, e la Turchia è pronta a ogni genere di collaborazione con le autorità di Baghdad. Nel successivo incontro con Al Kadhimi, le parti hanno discusso di temi di interesse comune, del rafforzamento della cooperazione militare bilaterale e del consolidamento del principio di sovranità dell’Iraq in tutto il suo territorio. Il primo ministro iracheno ha ribadito il rifiuto di Baghdad verso qualsiasi minaccia o attività terroristica contro la Turchia proveniente dall’Iraq. Al Kadhimi ha evidenziato, poi, l’importanza della cooperazione militare tra i due Paesi. Inoltre, Baghdad sta continuando a potenziare le capacità del proprio esercito con l’aiuto degli “amici in Turchia e nella Nato”. Da parte sua, Akar ha espresso la disponibilità dell’esercito turco a fornire sostegno e consulenza nella lotta al terrorismo, nell’addestramento e nelle operazioni congiunte. Al Kadhimi e Akar hanno concordato sull’importanza di affrontare le minacce terroristiche vicino alle aree di confine comuni, sottolineando che la stabilità aprirà le porte a un’ulteriore cooperazione tra i due Paesi.

A colloquio con Akar, il presidente Barham Salih ha sottolineato la necessità di ridurre le tensioni nella regione mediorientale, ritornare a un dialogo costruttivo nel risolvere le questioni in sospeso, rafforzare la cooperazione e il coordinamento a livello locale per proseguire la guerra al terrorismo. Salih ha ribadito durante l’incontro anche l’importanza di rispettare la sovranità dell’Iraq e il rifiuto di interferenze e attacchi, per quanto riguarda la stabilità in materia di sicurezza e di economia. Incontrando il ministro dell’Interno dell’Iraq, Othman al Ghanmi, Akar ha discusso del rafforzamento della cooperazione nell’ambito dell’addestramento delle forze di polizia e di sicurezza, ma anche dell’invio di una delegazione tecnica per studiare le ultime novità in fatto di tecniche di sicurezza e dello scambio di informazioni fra le forze di sicurezza dei due Paesi. Da parte sua il ministro turco Akar ha elogiato il “grande ruolo” svolto dai servizi di sicurezza iracheni nel contrastare i gruppi dello Stato islamico (Is) ancora attivi nel Paese.

Arrivato ieri sera a Erbil, nella giornata di oggi Akar ha incontrato l’ex presidente, il primo ministro e l’attuale presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, rispettivamente Masoud, Masrour e Nechirvan Barzani. Durante l’incontro con Masrour Barzani, Akar ha sottolineato in particolare la necessità di attuare l’accordo di Sinjar. Secondo un comunicato del governo regionale curdo, le parti hanno discusso degli ultimi sviluppi della situazione in Iraq e nella regione, affrontando anche i mezzi per rafforzare le relazioni bilaterali fra Erbil e Ankara. Durante l’incontro Barzani e Akar hanno sottolineato la necessità di un coordinamento reciproco alla luce delle relazioni “di amicizia” che uniscono la Turchia e la regione del Kurdistan, nonché di una cooperazione congiunta volta a consolidare pace e stabilità in Medio Oriente. D’altra parte, il premier curdo e il ministro turco hanno sottolineato l’importanza di attuare l’accordo di Sinjar, soprattutto per quanto riguarda l’espulsione dalla città di milizie e forze armate irregolari, in modo da “normalizzare” la situazione dell’area e garantire agli sfollati la possibilità di ritornare alle loro case. (Res)
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