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Ungheria: elezioni politiche, trionfo per Fidesz e per il leader Viktor Orban

Budapest, 09 apr 2018 14:33 - (Agenzia Nova) - Nonostante le relative incertezze alla vigilia del voto per le elezioni parlamentari in Ungheria, il partito di governo Fidesz ha ottenuto una larghissima vittoria, raggiungendo la maggioranza qualificata di due terzi per modificare la Costituzione nazionale. A spoglio ormai pressoché ultimato, la formazione del premier Viktor Orban si riconferma per la terza volta consecutiva alla guida del paese, la quarta in totale, nonostante i sondaggi elettorali attribuissero ai partiti di opposizione delle possibilità di crescita nei consensi tali da poter limitare in quale modo il trionfo di Fidesz. Con lo spoglio dei voti che ha superato il 99 per cento del totale, il partito di governo avrebbe il 48,8 per cento delle preferenze, che con il particolare sistema elettorale varato nel corso dell’ultima legislatura assegnerebbe ben 133 seggi parlamentari su 199. La vittoria di larga misura di Fidesz è dunque il risultato di una campagna elettorale dura, spesso apparsa poco concentrata ai temi veramente importanti per la cittadinanza; a venire premiata dal voto di domenica è stata comunque la retorica aggressiva di Orban, rivolta in particolare contro le istituzioni europee e il magnate internazionale George Soros, colpevoli di foraggiare l’immigrazione verso l’Ungheria. Di contro, è molto deludente il risultato dell'opposizione, che ancora una volta non ha saputo mettere da parte i dissidi interni e non è riuscita a trovare un modo per contrastare il blocco governativo.

"L'Ungheria ha scelto di proseguire la strada intrapresa da tempo", ha affermato in nottata il primo ministro Orban davanti alla folla dei suoi sostenitori, quando lo spoglio assicurava ormai un consistente margine di vittoria a Fidesz. Il capo del governo ha ringraziato gli elettori e soprattutto gli ungheresi appartenenti alle comunità nazionali residenti nei paesi limitrofi, che "hanno aiutato a proteggere la madrepatria" con il loro voto. Orban ha poi aggiunto che "c'è una grande battaglia davanti a noi, abbiamo ottenuto una vittoria decisiva, abbiamo creato la possibilità di proteggere l'Ungheria". "La nostra patria non si trova ancora nella posizione che ci auspichiamo possa raggiungere, ma ha scelto di continuare sul cammino già intrapreso", ha proseguito il primo ministro.

I leader di tre partiti politici ungheresi, arrivati rispettivamente al secondo, terzo e quinto posto alle elezioni di domenica, hanno invece annunciato le proprie dimissioni. Primo fra tutti è stato il segretario e fondatore del partito di estrema destra Jobbik, Gabor Vona, il quale ha preso tale decisione nonostante il suo partito abbia ottenuto il secondo miglior piazzamento alle elezioni, con circa il 20 per cento dei consensi. Vona, annunciando le proprie dimissioni, ha sottolineato come il partito, dopo la massiccia opera di ridefinizione degli obiettivi politici e l'abbandono delle posizioni più estremiste, ha lavorato in maniera appropriata, fallendo però nel raggiungere il suo obiettivo. "Fidesz ha vinto, purtroppo, ancora una volta", ha detto Vona. "Ci sarebbe piaciuto un altro risultato, ma così la gente ha deciso", ha ammesso il segretario di Jobbik. Vona questa settimana aveva dichiarato, peraltro, che il suo partito non avrebbe cercato alleanze con nessuno, ed è possibile che queste frasi abbiano avuto un loro peso sul voto.

Anche la leadership del Partito socialista ungherese (Mszp), tra cui il candidato premier Gergely Karacsony, ha rassegnato le dimissioni dopo un risultato deludente, che portato lo schieramento di centrosinistra ad ottenere circa il 12 per cento dei voti; anche uno dei principali esponenti di la Politica può essere diversa (Lmp), Akos Hadhazy, dovrebbe dimettersi dopo aver conseguito il quinto posto nella tornata elettorale. Rimane invece al suo posto, per ora, la candidata premier di Lmp Bernadet Szel.

In termini tecnici, per quanto concerne il voto ai partiti, che assegna un totale di 93 dei 199 seggi parlamentari ungheresi, Fidesz ha ottenuto il 48,8 per cento dei voti, Jobbik il 19,51, il blocco Mszp-dialogo il 12,33 per cento, Lmp il 6,92 per cento e la Coalizione democratica dell'ex premier socialista Ferenc Gyurcsany il 5,58 per cento. Non ha dunque avuto luogo il calo di voti per Fidesz, previsto nelle ultime settimane da diversi istituti statistici e segnalato da osservatori stranieri come possibile freno all’eventualità che Orban potesse guadagnare una maggioranza qualificata di due terzi. Venendo ai collegi uninominali, che assegnano 106 seggi, Fidesz ha vinto in quasi tutte le circoscrizioni del paese, come già nelle precedenti elezioni; a fare eccezione è stata l’area di Budapest, dove in molti distretti ha vinto il Mszp, e altri tre seggi isolati. Viene dunque confermata una tendenza comune a livello europeo, che vede le grandi città votare in maniera differente dalle aree periferiche e rurali.

A spoglio quasi concluso, il blocco guidato da Fidesz e di cui fa parte anche il Partito popolare cristiano-democratico (Kdnp) ha ottenuto 133 seggi, 91 ai collegi e 42 alle liste, uno in più di quelli necessari ad avere la maggioranza costituzionale. Jobbik segue con 26 seggi (1+25), il blocco Mszp-Dialogo con 20 (8+12), Dk con 9 (3+6), Lmp con 8 (1+7). Un altro seggio va al partito Insieme e ad un candidato indipendente, che si sono aggiudicati un collegio uninominale a testa. L'ultimo posto è per il rappresentante della minoranza tedesca in Ungheria, che riceve d'ufficio in quanto portavoce delle minoranze nazionali. Si sono rilevate del tutto inutili, dunque, le campagne di sensibilizzazione sul voto tattico, che invitavano a votare il candidato più popolare di ogni collegio uninominale in opposizione a quello espresso da Fidesz. Va comunque detto, però, che in molti collegi i candidati del partito di governo hanno superato il 50 per cento.

Per quanto riguarda l’affluenza, i dati parziali sembrano confermare una consistente partecipazione dei cittadini ungheresi, con oltre il 70 per cento degli aventi diritto che si sarebbe recato alle urne. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) avrebbe espresso delle criticità sulle operazioni di voto in Ungheria, rilevando un conflitto di interesse nell’operato dei funzionari governativi, al contempo rappresentanti di Fidesz, oltre che una retorica intollerante e scarsa trasparenza nei finanziamenti elettorali. (Res)
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