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Usa-Giappone: al via a Washington colloqui bilaterali sul commercio

Washington, 10 ago 2018 04:45 - (Agenzia Nova) - I negoziatori si Stati Uniti e Giappone hanno intrapreso ieri a Washington la prima sessione di colloqui bilaterali sul commercio dall’incontro tra i leader dei due paesi negli Usa, lo scorso aprile. Il governo Usa preme per l’adozione di un accordo di libero scambio bilaterale, mentre Tokyo tenta di ricondurre gli Stati Uniti sulla via del multilateralismo, e a rivalutare il Partenariato trans-Pacifico (Tpp) i cui negoziati sono stati abbandonati dalla Casa Bianca di Donald Trump. La prima sessione di colloqui tra il ministro delle politiche fiscali e per la rivitalizzazione economica giapponese, Toshimitsu Motegi, e il Rappresentante del Commercio Usa, Robert Lighthizer, è durato circa due ore. Durante una successiva conferenza stampa, Motegi ha preso atto che “gli Usa intendono procedere sul piano dei negoziati bilaterali”.

“La nostra posizione è che il Tpp sia la via migliore tanto per il Giappone quanto per gli Stati Uniti”, ha aggiunto il funzionario giapponese. “Siamo giunti a una migliore comprensione delle rispettive posizioni e punti di vista”. Nel corso dei prossimi colloqui, Motegi intende sottolineare i massicci investimenti operati dalle aziende giapponesi negli Usa, e l’aumento dell’acquisto di gas naturale liquefatto (gnl) statunitense da parte del Giappone, come dimostrazione degli sforzi di Tokyo per il riequilibrio della bilancia commerciale. La prima sessione di colloqui nel contesto del “nuovo meccanismo di dialogo” negoziato dai due paesi segue mesi di lavori e preparativi da parte di Tokyo per la ratifica dell’accordo regionale di libero scambio Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnerchip (Cptpp), la versione del Tpp negoziata e sottoscritta da 11 paesi dell’Asia-pacifico dopo il ritiro dal progetto degli Usa di Donald Trump. Lighthizer ha ribadito nei giorni scorsi che Washington punta a negoziare un accordo bilaterale con il Giappone, e che adotterà a tal fine “una agenda piuttosto aggressiva”.

“Al momento la posizione dei giapponesi è che non vogliono entrare in un nuovo accordo di libero scambio con gli Usa”, ha spiegato il funzionario nel corso di una recente audizione al Congresso, aggiungendo che però Tokyo è “disponibile a lavorare a una varietà di questioni, ed è una cosa che intendiamo fare”. Il governo giapponese, alle prese da mesi con le pressioni degli Stati Uniti sul fronte del commercio, ha preso una posizione netta il mese scorso, a margine dell’incontro dei ministri delle Finanze del G20 a Buenos Aires. Il segretario di Gabinetto giapponese, Yoshihide Suga, ha dichiarato con toni insolitamente duri che Tokyo non intende sottoscrivere un accordo bilaterale con gli Stati Uniti. “Il Giappone non farà nulla con qualsiasi paese danneggi gli interessi nazionali”, ha detto Suga. “Questo vale anche per i negoziati sugli accordi di libero scambio”.

Suga ha detto che il Giappone è consapevole della volontà degli Usa di negoziare un accordo bilaterale, ma ha aggiunto che Tokyo continuerà invece ad insistere affinché Washington ripensi la decisione di abbandonare l’accordo di Partenariato trans-Pacifico, sottoscritto da 11 altri paesi – Giappone incluso – nel mese di marzo. Suga ha fatto anche riferimento a questioni domestiche, a partire dai rischi di contraccolpi economici legati all’aumento della tassa sui beni e i servizi, in programma ad ottobre 2019. Il funzionario ha anticipato misure di incentivo fiscale, ad esempio per l’acquisto di automobili e abitazioni. L’ultimo aumento della tassazione indiretta sui consumi, nel 2014, aveva causato una recessione temporanea dell’economia giapponese.

Il ministro giapponese incaricato della rivitalizzazione economica, Toshimitsu Motegi, che farà da interlocutore a Lighthizer, ha ribadito ieri la linea di “resistenza passiva” adottata da Tokyo negli ultimi mesi. “In primo luogo, intendo ascoltare quanto la parte statunitense avrà da dire in occasione dell’incontro. Il Giappone, però, non intende sottoscrivere accordi contrari ai propri interessi nazionali con nessun paese”, ha detto il funzionario. Il timore di Tokyo è che la Casa Bianca possa ricorrere alla minaccia delle tariffe sulle importazioni di automobili, che causerebbero un danno significativo all’export giapponese.

Una “guerra commerciale” con gli Stati Uniti con il varo di dazi alle importazioni di automobili potrebbe causare danni economici al Giappone nell’ordine dello 0,6 per cento del suo prodotto interno lordo (pil). E’ quanto sostiene il Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha pubblicato questo mese l’esito di una serie di simulazioni. “Nella simulazione relativa alle tariffe sulle auto, il Giappone risulta il paese più colpito”, recita il commento dell’Fmi alle simulazioni, che ricorda come le automobili costituiscano il 29 per cento delle esportazioni giapponesi verso gli Usa. Lo scenario si basa sull’ipotesi che l’amministrazione del presidente Donald Trump possa adottare un dazio del 25 per cento alle importazioni di automobili negli Usa, e che i paesi colpiti reagiscano con tariffe della medesima entità.

Le esportazioni giapponesi verso gli Stati Uniti sono calate a giugno per la prima volta da 17 mesi, anche per effetto dei timori legati alle politiche protezionistiche del presidente Usa Donald Trump. Il mese scorso le esportazioni di merci giapponesi verso gli Stati Uniti hanno segnato un calo dello 0,9 per cento su base annua, causata soprattutto da un calo delle spedizioni di automobili e macchinari industriali per la produzione di semiconduttori, due delle voci principali dell’export giapponese. Il calo è contenuto, ma suscita comunque preoccupazione a Tokyo, che si aspetta da un momento all’altro una nuova offensiva diretta della Casa Bianca per la negoziazione di un accordo commerciale bilaterale.

Lighthizer ha annunciato nei giorni scorsi che Giappone e Stati Uniti terranno la prossima settimana i primi colloqui bilaterali per un commercio “libero, equo e reciproco”, nel tentativo di appianare le divergenze causate dal significativo deficit commerciale statunitense nei confronti di Tokyo e dalla politica del “primato americano” promossa dal presidente Usa Donald Trump. L’avvio del nuovo formato di dialogo sul commercio era stato confermato dal giapponese, dopo l’incontro del mese scorso a Washington tra Trump e il premier giapponese, Shinzo Abe. Come anticipato lo scorso aprile, in occasione del precedente incontro tra i due leader in Florida, la delegazione giapponese ai colloqui sarà guidata da Toshimitsu Motegi, ministro incaricato della rivitalizzazione economica; la delegazione Usa, invece, farà capo al rappresentante del Commercio Robert Lighthizer.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il premier giapponese Shinzo Abe hanno concordato ad aprile la creazione di una nuova cornice per il dialogo economico tesa a garantire scambi “liberi, equi e reciproci” tra i due paesi, ovvero a ridurre il deficit commerciale scontato dagli Usa nei confronti del Giappone. Il primo incontro del nuovo formato di dialogo era inizialmente previsto per questo mese, ma ha subito un rinvio. “Gli Stati Uniti scontano un deficit commerciale enorme con il Giappone. Oscilla dai 69 ai 100 miliardi di dollari l’anno. E’ enorme comunque lo si guardi”, ha detto Trump lo scorso aprile, durante la conferenza stampa congiunta con il premier giapponese, durante la visita ufficiale di quest’ultimo in Florida. “Se sarà possibile giungere a una nuova accomodazione o a un nuovo accordo tra Stati Uniti e Giappone, certamente ne discuteremo”, ha aggiunto il presidente Usa.

I colloqui, hanno spiegato Trump e Abe, saranno affidati al ministro per la Rivitalizzazione economica giapponese e responsabile dei negoziati per il Partenariato trans-Pacifico (Tpp), Toshimitsu Motegi, e al Rappresentante del commercio Usa, Robert Lighthizer. “Ho concordato con il presidente Trump l’avvio di consultazioni per un accordo che garantisca scambi liberi, equi e reciproci e garantisca la crescita economica della regione indo-pacifica libera e aperta”, ha detto il premier giapponese, che ha fatto eco alle parole di Trump, dando però alla spinosa questione una prospettiva multilaterale. Le due parti, infatti, non hanno celato divisioni in merito alla via da percorrere per ridurre gli squilibri commerciali, specie per quanto riguarda il Tpp. Firmato dal Giappone e altre 10 paesi lo scorso marzo, dopo il ritiro dell’adesione da parte degli Usa. Durante la conferenza stampa di ieri, Trump ha ribadito di essere pronto a valutare un ripensamento, a patto che gli Usa ottengano una rinegoziazione parziale e condizioni più favorevoli. (Res)
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