THAILANDIA

 
 

Thailandia: il partito Peua Thai sfida il premier Prayuth a indire subito elezioni

Bangkok, 10 ago 2018 06:15 - (Agenzia Nova) - Pongthep Thepkanchana, ex vicepremier thailandese ed esponente del partito Peua Thai dei fratelli Thaksin, che critica la giunta militare dalla sua ascesa al potere dopo il golpe del 2014, ha sfidato l’attuale premier, Prayuth Chan-ocha, ha indire subito le elezioni che dovrebbero sancire il ritorno del paese alla democrazia rappresentativa, e che la giunta sostiene si terranno all’inizio del prossimo anno. Bandito dalla politica attiva per cinque anni in occasione del precedente colpo di Stato militare in Thailandia, nel 2007, l’ex esponente dei governi di Thaksin e Yingluck Shinawatra ha concesso una intervista ad Asia Times, affermando che la data indicativa delle prossime elezioni – maggio 2019 – potrebbe subire ulteriori rinvii, come accaduto più volte nel corso degli ultimi anni.

La giunta, ha detto Pongthep, “potrebbe cercare di ritardare le elezioni il più possibile, ma non credo abbiano alcun potere formale per farlo. Al contempo, stanno provando a ottenere voti introducendo alcuni programmi che sono una copia dei nostri”, ha affermato il politico. “E’ chiaro che (il premier) generale Prayuth punta a rimanere in politica, ma proprio per questo sta cercando di assicurarsi il sostegno dei politici. Secondo l’esponente del Peua Thai, il premier sta ritardando il ritorno alle urne perché non è sicuro di godere del consenso degli elettori, e perché in un sistema costituzionale “non avrà i pieni poteri che può esercitare ora. Non avrà pieno potere tramite l’Articolo 44 (sullo Stato di emergenza), e non avrà una Assemblea nazionale che ubbidisce sempre alle sue direttive”.

Pongthep commenta anche le indiscrezioni di stampa riguardo l’emorragia di esponenti del partito Peua Thaiverso formazioni politiche vicine alla giunta: “Ci sono certamente dei fuoriusciti dal nostro partito. Questo governo e i suoi sostenitori tentano di avvicinarsi ad ex parlamentari del nostro partito e utilizzano diverse tattiche per per indurli ad unirsi ai loro ranghi. Per esempio, hanno minacciato azioni legali e offerto denaro. E hanno minacciato che avranno difficoltà alle prossime elezioni se non si uniscono a loro. Sono molto pochi, però, quelli che hanno lasciato il nostro partito per unirsi al loro”.

Il mese scorso la giunta militare della Thailandia ha indirizzato al governo britannico una richiesta di estradizione dell’ex premier Yingluck Shinawatra, che vivrebbe proprio a Londra dallo scorso anno, quando ha lasciato il suo paese per sottrarsi a una sentenza di incarcerazione. Lo ha riferito oggi l’emittente britannica Bbc, tramite il suo sito web in lingua thailandese. La richiesta di estradizione è stata presentata dall’ambasciata thailandese a Londra, assieme a documenti processuali e a un mandato d’arresto. La missiva, datata 5 luglio, chiede “l’estradizione della signorina Yingluck Shinawatra, cittadina thailandese, che si ritiene risieda nel Regno Unito”. Proprio la Bbc aveva riferito lo scorso maggio che Yingluck aveva ottenuto molteplici visti di ingresso dalle autorità britanniche. Sabato scorso Yingluck ha pubblicato un video sul suo profilo Instagram in cui afferma di risiedere a Covent Garden (Londra).

Il primo ministro della Thailandia, l’ex generale Prayuth Chan-ocha, ha tenuto il mese scorso un “consiglio dei ministri mobile” della giunta militare nella provincia di Ubon Ratchathani, uno dei principali bacini elettorali dei fratelli Thaksin, gli ex premier deposti e fuggiti dal paese per sottrarsi a mandati d’arresto. Prayuth ha sminuito, senza però smentirle apertamente, le voci secondo cui il consiglio tenuto martedì sia servito a convincere i parlamentari di quella provincia a saltare sul carro del nuovo partito politico che il premier sta approntando in vista del ripristino della democrazia rappresentativa nel paese, che dovrebbe tornare alle urne all’inizio del prossimo anno. “Un consiglio dei ministri mobile punta a portare avanti il lavoro del governo e ad incontrare i cittadini locali, non alcuni individui in particolare”, si è limitato a commentare Prayuth, che rivolto alla stampa ha aggiunto: “non trascinatemi nei conflitti politici”.

Shinawatra, che è stata primo ministro della Thailandia dal 2011 al 2014, quando è stata esautorata dalla Corte Suprema alla vigilia del golpe militare, è stata condannata in absentia lo scorso settembre a cinque anni di reclusione con l’accusa di “negligenza” per un programma di sussidi ai risicoltori varato dal suo governo, che puntava ad acquistare il riso dai coltivatori più poveri ad un prezzo superiore a quello di mercato e rivenderlo poi ad un prezzo ancora maggiore. Il programma sarebbe costato allo Stato un miliardo di euro. Shinawatra respinge le accuse, che sostiene siano politicamente motivate. La Thailandia è governata dalla giunta militare dell’ex capo dell’Esercito Prayuth Chan-ocha dallo scorso maggio 2014, quando il generale pose bruscamente fine a un anno di disordini politici e sociali innescati dalla decisione del governo allora in carica di proclamare una legge sull’amnistia.

La legge, secondo le opposizioni vicine alla burocrazia statale che allora diedero vita a vaste proteste nel paese, era pensata dal premier Yingluck Shinawatra per permettere al fratello, l’ex premier Thaksin Shinawatra, latitante all’estero e protagonista di una lunga battaglia con la magistratura del paese, di tornare in patria. La premier aveva risposto alle proteste e ai disordini organizzando elezioni anticipate nel febbraio 2014. Le elezioni, boicottate dal Partito democratico – principale forza di opposizione – sono state poi invalidate dalla Corte costituzionale, che ha infine rimosso la premier dall’incarico con l’accusa di abuso di potere. Il 20 maggio l’Esercito ha annunciato l’imposizione della legge marziale per “mantenere l’ordine” nel paese.

Lo scorso aprile il re della Thailandia, Maha Vajiralongkorn, ha ratificato una nuova Costituzione approvata dalla giunta, che dovrebbe costituire il primo passo verso il ripristino dell’ordine democratico nel paese. La nuova Carta istituisce un sistema elettorale di tipo proporzionale che dovrebbe ridurre l’influenza dei principali partiti politici, e che secondo i critici rafforzerà il ruolo dell’Esercito. La giunta militare aveva inizialmente promesso il ritorno alle elezioni nel 2015, ma ha poi progressivamente rinviato la transizione. Gli analisti prevedono la graduale ripresa delle attività politiche nel paese il mese prossimo, dopo il funerale del re deceduto Bhumibol Adulyadej. (Fim)
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