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Messico: Lopez Obrador saluta voto "storico" per rimuovere immunità a presidenti

Città del Messico, 27 nov 2020 18:59 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha elogiato la decisione "storica" del Senato di approvare la legge che permette di ampliare il numero di reati per i quali un capo dello Stato in esercizio può essere sottoposto a un processo. "Ringrazio i senatori perché è stata approvata l'iniziativa di rimuovere l'immunità ai presidenti. Un fatto storico", ha detto Lopez Obrador nel corso della sua tradizionale conferenza stampa quotidiana. "Prima non si poteva giudicare il presidente in esercizio per qualsiasi reato, ma solo per tradimento alla patria e questo copmortava una immunità", ha spiegato. La legge, che ha ricveuto il via libera giovedì al Senato, dovrà ora essere approvata dalla maggioranza dei parlamenti degli stati. L'impegno del partito di maggioranza Morena (Movimento per la rigenerazione nazionale) è quello ora di ampliare i confini della riforma per poter mandare a precesso anche deputati e senatori.

L'opposizione segnala che pur presentata come lo strumento per poter applicare ai presidenti la giustizia di tutti i cittadini, la riforma non rimuove direttamente l'immunità lasciando al Senato la responsabilità di decidere se consegnare alla magistratura le chiavi del processo. Quello che cambia è che oggi il presidente, nell'esercizio del suo mandato, può essere "accusato" solo per tradimento alla patria. La riforma stabilisce che il capo dello stato potrà essere "imputato e giudicato" e aumenta il ventaglio di reati contestabili: "fatti di corruzione, reati elettorali e tutti quei reati per i quali può essere giudicato qualsiasi cittadino o cittadina". Sintetizza il quotidiano "Milenio": a processo si potrà andare per reati che vanno dalla delinquenza organizzata all'omicidio doloso, dal femminicidio alla violenza sessuale, dal sequestro alla tratta di esseri umani. Ma anche per corruzione, con arricchimento illecito ed esercizio abusivo delle funzioni o per l'uso di programmi sociali con scopi elettorali, reati in materia di idrocarburi.

Il capo dello stato ha da tempo lanciato un piano di contrasto alla corruzione su tutti i livelli, nella convinzione che una nuova stagione di moralità nella politica possa contribuire a ridurre il risentimento sociale e le occasioni di delinquenza. A inizio ottobre il parlamento aveva approvato in via definitiva la legge che potrebbe mandare a processo gli ex governanti attraverso una consultazione pubblica che si terrà il 1 agosto del 2021. La legge aveva a inizio ottobre superato il vaglio della Corte suprema (Suprema Corte de Justicia de la Nacion, Sjcn), con sei voti favorevoli e cinque contrari, anche se con un dettato diverso rispetto all'originale. Il quesito era stato pensato per proporre all'elettorato di ampliare il numero di reati secondo cui sarebbe stato possibile processare i cinque ex presidenti, accusati da Lopez Obrador di vari reati, tra cui la corruzione o la "svendita" - tramite legge - di beni della nazione. L'Scjn ha tolto i riferimenti espliciti e dato il proprio consenso a possibili indagini riguardanti "decisioni politiche" prese "negli anni passati" dagli "attori politici". La corte, con il parere favorevole del presidente Arturo Zaldivar, ha stabilito che il quesito non viola la Costituzione e che non interferisce direttamente nelle decisioni degli organi di giustizia. Dure le prese di posizione dei giudici che hanno votato contro la proposta: "tendenziosa" e "inquisitoria" per il ministro Alberto Perez Dayan, "un concerto di incostituzionalità" per il ministro Luis Maria Aguilar.

Il procedimento era stato innescato dal partito di maggioranza Morena (Movimento di rigenerazione nazionale) con la raccolta di poco più di 1,6 milioni di firme a favore di una legge di iniziativa popolare: un numero comunque inferiore al necessario 2 per cento degli aventi diritto al voto. A metà settembre, per evitare soprese, era lo stesso presidente a farsi carico del testo trasmettendolo direttamente direttamente al Senato. "La nostra decisione è quella di consegnare un testo alla Camera dei senatori per realizzare una consultazione presso il popolo del Messico sul possibile rinvio al giudizio, nel rispetto della legalità e del giusto processo, degli ex presidenti del Messico dal 1988 ad oggi", spiegava "Amlo". Il quesito ipotizzato affrontava il problema di petto. "Sei d'accordo" che, nel rispetto della legge, le autorità competenti "indaghino ed eventualmente penalizzino la presunta commissione di reati da parte degli ex presidenti Carlos Salinas de Gortari, Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quesada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Pena Nieto, prima, durante e dopo il loro mandato?".

Il testo del quesito, come detto, sarebbe stato successivamente sfumato dalla Corte suprema. "Sei d'accordo o no che si portino a compimento le azioni pertinenti, con rispetto del quadro costituzionale e legale, per intraprendere un percorso di chiarimento delle decisioni politiche prese negli anni passati dagli attori politici, diretto a garantire la giustizia delle possibili vittime?". Un dettato che per il presidente della Corte, può dare al meccanismo di consultazione popolare un senso autenticamente democratico rafforzando al contempo il profilo costituzionale dell'alto tibunale. "Se avremmo successo, avremo inaugurato una nuova tappa della nostra vita democratica", ha detto Zaldivar. Tra le motivazioni favorevoli torna l'argomento di chi, pur rimanendo nell'ambito costituzionale, non intende difendere l'impunità. "So che non è una decisione facile e so che posizioni come la mia non sono popolari o appoggiate dalla maggioranza della popolazione messicana, ma i giudici costituzionali non sono nominati per essere popolari", ha detto il ministro Javier Lanez. Fernando Franco ha da parte sua avvertito che "non si intende" in modo assoluto che "rimangano impunite le condotte di reato di qualsiasi persone, siano o non siano stati funzionari pubblici o privati".

Il quesito riassume molte delle polemiche che Lopez Obrador ha da tempo nei confronti degli ex presidenti. Ai suoi predecessori, interpreti del periodo che etichetta come "neo-liberale", "Amlo" rimprovera "buchi monumentali nei bilanci, privatizzazioni di beni pubblici, corruzione generalizzata, frodi elettorali e politiche responsabili dell'incremento della violenza, della violazione dello stato di diritto". In particolare, a Carlos Salinas de Gortari (1988-1994), il presidente rimprovera di aver reso profonde le differenze sociali e l'aver donato a privati messicani e stranieri una quantità "senza precedenti" di beni pubblici. Privatizzazioni che Ernesto Zedillo (1994-2000) ha portato alle "estreme conseguenze" con operazioni, sostiene il presidente, che il Messico pagherà in termini di debito pubblico per molti decenni ancora. A Vicente Fox (2000-2006) viene imputata una intromissione illecite nelle successive elezioni presidenziali, quelle vinte da Felipe Calderon sullo stesso Lopez Obrador.

Calderon (2006-2012) è a sua volta ritenuto responsabile della spirale di violenza creata dall'impiego dei militari nella lotta interna al narcotraffico, senza dimenticare che il suo ministro della Sicurezza - Genaro Garcia Luna - "era complice di una delle fazioni criminali ma il governante non ha fatto nulla". Il suo predecessore diretto, Enrique Pena Nieto (2012-2018) è stato per "Amlo" collettore di grandi quantità di denaro di origini sconosciute. Ma le recenti indagine giudiziarie, ha spiegato Lopez Obrador, stanno chiarendo che intascava soldi dalla compagnia brasiliana Odebrecht (protagonista di innumerevoli indagini su casi di corruzione in America latina) e potrebbe aver aiutato a comprare i favori di parlamentari per far approvare la riforma energetica del 2013-2014. Un testo quest'ultimo, che rompe il monopolio esercitato per decenni dalla compagnia energetica statale Pemex e che l'attuale presidente considera un'autentica iattura per le sorti dell'economia nazionale. (Mec)
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