VENEZUELA

 
 

Venezuela: Amnesty International chiede liberazione lavoratori Ong Azul Positivo

Caracas, 15 gen 15:48 - (Agenzia Nova) - L’organizzazione non governativa Amnesty International ha chiesto la liberazione immediata e il ritiro delle accuse a carico dei lavoratori dell’Ong venezuelana Azul Positivo, detenuti lo scorso 12 gennaio per presunti reati economici. "Amnesty International ha lanciato un'azione mondiale urgente per la liberazione degli operatori umanitari della Ong Azul Positivo, detenuti dai militari per aver distribuito aiuti ai poveri in Venezuela”, ha denunciato Marcos Gomez, direttore di Amnesty per il Venezuela. Sono cinque al momento i lavoratori dell’Ong detenuti presso la Direzione generale della controintelligence militare (Dgcim), nello stato di Zulia. Un sesto, l’autista dell’organizzazione, è stato liberato.

La portavoce dell'ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Marta Hurtado, ha lanciato un nuovo allarme per gli attacchi ricevuti dalle organizzazioni non governative e dai giornalisti in Venezuela. "Siamo profondamente preoccupati per i costanti e crescenti attacchi contro le organizzazioni della società civile, i difensori dei diritti umani e i giornalisti in Venezuela", ha detto Hurtado riportando l'ultimo caso registrato il 12 gennaio nello stato di Zulia. "Ufficiali della contro intelligence militare e della polizia regionale hanno perquisito l'ong Azul positivo. Sono stati sequestrati documenti e arresti sei funzionari, cinque dei quali rimangono agli arresti. Non hanno potuto vedere i loro avvocati o i familiari", ha aggiunto.

Hurtado ha rimarcato che sui tratta della seconda volta in due mesi che si mette sotto sequestro un ufficio di una ong umanitaria e si indaga sul personale per presunti finanziamenti ricevuti dall'estero. "Gli Stati non dovrebbero imporre restrizioni arbitrarie indebite alla capacità delle ong di accedere ai finanziamenti da fonti nazionali, straniere o internazionali. Ed è ancora più sconcertante che queste incursioni siano accompagnate da dichiarazioni di funzionari pubblici che esortano alla criminalizzazione delle organizzazioni della società civile e del suo personale".

Al tempo stesso la portavoce ha censurato gli attacchi a tre mezzi di comunicazione, l'8 gennaio, "quando, a quanto pare, funzionari pubblici hanno confiscato i loro apparecchi, chiuso gli uffici o intimidito il personale. Questi incidenti seguono casi simili di giornalisti aggrediti o minacciati, mentre funzionari pubblici hanno rilasciato una serie di dichiarazioni a delegittima i mezzi di comunicazione, Ci sono rapporti sempre più preoccupanti di giornalisti che si auto censurano per paura". Nella nota si chiede la fine delle aggressioni a coloro che realizzano un lavoro legittimo nel settore umanitario, dei diritti umani o dei mezzi di comunicazione. "Una società civile libera, diversa e attiva è cruciale per qualsiasi democrazia e deve essere protetta, non stigmatizzata o perseguitata", ha concluso.

La settimana scorsa, la Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), e il Servizio nazionale integrato dell’amministrazione doganale e tributaria (Seniat), hanno portato a compimento alcuni interventi presso sedi e uffici di diversi media. La questione ha investito tra l'altro anche i rapporti con il Regno Unito. Il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, ha annunciato una denuncia all’Onu accusando Londra di ingerenza negli affari interni del Venezuela attraverso finanziamenti ai media e alle organizzazioni dell’opposizione. Il responsabile della diplomazia venezuelana ha fatto riferimento in particolare a due finanziamenti, uno dei quali attraverso la Westminster Foundation for Democracy (Wfd). Tra le testate ritenute "mercenarie del giornalismo" si contano "Efecto Cocuyo", "Caraota Digital", "El Pitazo" e "Radio Fe y Alegría".

L'8 gennaio il portale web "Tal Cual" denunciava un attacco alla propria pagina web, mentre alla vigilia si era registrata la chiusura del quotidiano Panorama, pubblicato nello stato di Zulia. Nello stesso giorno il canale televisivo Vpitv (Venezolanos por la Informacion Tv) denunciava li sequestro delle attrezzature tecniche. In una nota, l'emittente parlava di “un’operazione del regime di Nicolas Maduro” con funzionari del governo impegnati a “sequestrare apparecchiature di trasmissione, telecamere, computer, tra gli altri strumenti di lavoro, essenziali per il lavoro giornalistico”. Le strutture ispezionate sono quelle del quartier generale venezuelano, situato a La Alta Florida e Los Dos Caminos, a Caracas, mentre la sede principale è negli Stati Uniti, a Miami, in Florida. La testata non use le frequenze radioelettriche del Venezuela.

"Vpitv" sostiene che, senza che sia stato notificato un ordine scritto, i funzionari “stanno ispezionando le strutture, interrogando il personale, richiedendo documenti e informazioni operative e amministrative” e perfino “le chiavi per i processi di trasmissione” e le comunicazioni di posta elettronica. “Ciò rappresenta un evidente atto di censura che impedisce la continuità delle nostre operazioni e l’esercizio della libertà di stampa in Venezuela. Si tratta di un nuovo episodio della campagna di vessazioni e censure contro la stampa indipendente del Venezuela da parte del regime di Nicolas Maduro”, denuncia la tv digitale. “Con questo atto, si intende mettere a tacere una delle ultime voci che riferisce in modo indipendente in Venezuela”, accusa "Vpitv".

La Società interamericana della stampa (Sip) ha condannato la violazione "sistematica" della libertà di stampa in Venezuela, censurando l'aumento degli attacchi ai mezzi di comunicazione da parte del governo Maduro. "Siamo abituati alla barbarie del regime contro la libertà di stampa, ma non possiamo non condannare questa nuova ondata di aggressioni e attacchi del governo venezuelano", ha detto il presidente della Sip, Jorge Canahuati, denunciando "l'intenzione di continuare a mettere sotto silenzio le testate e i giornalisti indipendenti. Il regime sfrutta il fatto che alcuni fatti spostano l'attenzione, come l'apertura della nuova Assemblea nazionale, per agire impunemente contro la libertà di stampa", ha proseguito. La Sip denuncia li fatto che attaccando la libertà di stampa si viola la Carta democratica interamericana e si danneggia un fondamento essenziale della società libera.

Anche l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) ha denunciato gli attacchi contro la stampa indipendente e critica nei confronti del governo, censurando la chiusura nel 2020 di oltre 30 tra siti di informazione ed emittenti radiofoniche. "Questa persecuzione di voci dissidenti ha conseguenze drammatiche sia per la libertà di informazione che per l'intera popolazione del Venezuela”, ha scritto l’organizzazione sul suo portale web. "La censura esercitata dal governo di Nicolas Maduro contro la stampa critica e di opposizione ha conseguenze drammatiche per il popolo venezuelano, che vede l'accesso a un’informazione plurale sempre più limitato", ha lamentato il direttore dell'ufficio di Rsf in America Latina, Emmanuel Colombié. L’organizzazione segnala che lo scorso anno 17 siti di informazione digitale e 18 stazioni radio locali sono stati costretti a chiudere. Il Venezuela è al 147mo posto su 180 paesi nella classifica mondiale della libertà di stampa Rsf nel 2020. (Vec)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE