ARGENTINA

 
 

Argentina: presidente promulga oggi la legge sulla depenalizzazione dell'aborto

Buenos Aires, 14 gen 13:21 - (Agenzia Nova) - Il presidente dell'Argentina, Alberto Fernandez, promulgherà oggi la "storica" legge sull'interruzione volontaria di gravidanza approvata a fine dicmebre. Si completa così il processo che depenalizza e rende legale, anche in Argentina, l'aborto entro le 14 settimane di gestazione. La firma della "legge sulla regolazione dell'accesso all'interruzione volontaria della gravidanza" sarà apposta nel corso di una cerimonia organizzata presso il Museo del Bicentenario della Casa Rosada, il palazzo presidenziale argentino. La nuova normativa permette l'interruzione consentita della gravidanza fino alla quattordicesima settimana inclusa e prevede eccezioni oltre questo limite solo per i casi di violenza sessuale, di gestanti minori di 13 anni o in pericolo di vita. Il sistema sanitario, sia pubblico che privato, sarà obbligato a partire dalla promulgazione della legge a dare corso gratuitamente alla richiesta di aborto entro dieci giorni dalla data di presentazione della domanda. E' consentita l'obiezione di coscienza da parte del medico che dovrà comunque farsi garante della realizzazione della pratica.

Il provvedimento era stato approvato nel primo passaggio alla Camera l'11 dicembre, con 131 voti a favore, 117 contrari e 6 astensioni. Il passaggio al Senato, si è risolto con 38 voti a favore, 29 contrari ed un'astensione al termine di una seduta protrattasi per oltre 12 ore e che ha evidenziato l'assoluta trasversalità politica delle posizioni a favore o contro la legge. Erano le 4:11 del mattino (ora locale) quando sul maxischermo del recinto è apparso il risultato che ha scatenato l'euforia della denominata "marea verde", il colore che ha identificato fin da subito lo schieramento trasversale a favore della legge, sia dentro che fuori dal parlamento. Evidente la delusione e l'amarezza invece tra il gruppo meno numeroso di antiabortisti - identificato dal colore celeste, che pure vegliava nella piazza del Congresso e che si è disciolto in maniera ordinata.

Il risultato della votazione di fine dicembre ribalta quello della seduta dell'agosto del 2018 quando proprio il Senato aveva respinto in seconda lettura un analogo progetto per la depenalizzazione dell'aborto presentato dai promotori della campagna della società civile. Il testo, dopo l'approvazione alla Camera in una storica seduta, era poi stato bocciato in seconda lettura dopo una lunghissima seduta, con 38 voti contrari e 31 a favore. La discussione, allora autorizzata con un gesto non scontato dall'ex presidente Mauricio Macri, aveva evidenziato alcuni "punti deboli" nel testo, come questioni di incostituzionalità e di regolamentazione che hanno alla fine catalizzato i "no" dei parlamentari più indecisi. I senatori che hanno difeso la legge di depenalizzazione dell'aborto si erano tuttavia mostrati convinti che la legalizzazione in Argentina fosse ormai una questione di tempo. "I giovani chiedono di essere ascoltati", aveva dichiarato nel corso del suo intervento, uno dei più attesi, l'ex presidente ed allora senatrice Cristina Fernandez de Kirchner, oggi vicepresidente del governo Fernandez e presidente della Camera alta.

La normativa che verrà promulgata oggi sostituirà l'attuale legge in vigore dal 1921 che considerava l'aborto un reato, salvo in caso di stupro o di rischio per la vita della madre. Il dibattito sulla legge per l'aborto sicuro e gratuito ha ripreso vigore in Argentina negli ultimi anni grazie alla comparsa di un forte movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, dapprima con l'iniziativa "Non una di meno", contro la violenza di genere e il femminicidio, ed esteso poi all'intero campo dei diritti riproduttivi e della parità di genere. In precedenza la Campagna nazionale per il diritto all'aborto legale sicuro e gratuito, una lega di organizzazioni femministe, aveva presentato ripetutamente e senza successo per quindici anni un'iniziativa popolare per legalizzare l'aborto, iniziativa che tuttavia era ripetutamente stata accantonata dalla stessa ex presidente Cristina Kirchner durante i suoi mandati. Non tutto lo schieramento celeste si è dato tuttavia per sconfitto. La senatrice Silvia Elias de Perez, tra i più acerrimi oppositori all'aborto, ha annunciato che presenterà un ricorso di incostituzionalità alla giustizia.

L'Argentina è il sesto paese della regione latinoamericana a legalizzare ufficialmente l'aborto insieme a Cuba, Uruguay, Guyana, Guyana francese, e Porto Rico. La regione, a stragrande maggioranza di religione cattolica, si oppone tuttora in maggioranza a questa pratica. L'interruzione della gravidanza è infatti ancora proibita senza eccezioni in paesi come El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti. Paraguay, Venezuela, Guatemala, Perù e Costa Rica hanno alcune delle normative più restrittive e depenalizzano l'aborto solo nel caso in cui la vita o la salute della donna incinta sia in pericolo. Alcuni paesi, come Colombia, Ecuador e Brasile, includono diverse eccezioni come nei casi di stupro, di impossibilità di vita del feto.

Gli osservatori locali segnalano che la svolta argentina potrebbe imprimere maggiore forza alla causa "verde" nel continente. Il tema è da ieri al centro del dibattito parlamentare in Cile Secondo quanto rende noto il sito web della Camera la commissione donne e parità di genere ha iniziato a discutere il progetto di legge che depenalizza l’aborto fino alla 14ma settimana. Il progetto di legge era stato presentato dalle fila dell’opposizione nel 2018. In concomitanza con il dibattito alla Camera, fuori dal palazzo di governo sono state registrate manifestazioni pacifiche in sostegno della legge. Non sono mancati incidenti con i gruppi pro-vita, che hanno portato all'intervento delle forze di polizia. Allo stato attuale in Cile è consentito l'aborto solo nel caso di rischio di vita della madre, stupro o impossibilità di vita del feto. Dopo il via libera di Buenos Aires, José Ramon Lopez Beltran, figlio maggiore del presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador ha commentato con un esplicito "ora tocca a noi" sul proprio profilo twitter. In Messico l'aborto è legale, senza condizioni, nella sola Città del Messico e nello stato di Oaxaca. (Abu)
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