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Governo: delegazione Iv a Conte, ecco i tre motivi per i quali lasciamo esecutivo

Roma, 13 gen 20:36 - (Agenzia Nova) - "Sono tre i motivi per i quali lasciamo la squadra di governo, ringraziandoLa comunque per questi sedici mesi di collaborazione e di lavoro comune". Lo si legge nella lettera con cui la delegazione di Italia viva al governo - il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, la responsabile per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ed il sottosegretario agli Affari esteri ed alla Cooperazione internazionale, Ivan Scalfarotto - annuncia al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la decisione di abbandonare l'esecutivo. "Il primo motivo è di metodo", continua la missiva, "abbiamo voluto questo governo convinti che fosse necessario per evitare la deriva verso i 'pieni poteri' che un importante esponente del precedente esecutivo aveva richiesto per sé stesso. Anche oggi non vogliamo renderci complici di delegittimare il metodo democratico ritenendolo secondario rispetto all'emergenza. Al contrario pensiamo che la democrazia debba essere difesa integralmente soprattutto nei momenti di massima crisi, non solo nei momenti di tranquillità. Ci ha dunque assai meravigliato e rammaricato vedere come Lei presidente, in particolare negli ultimi mesi, abbia ignorato i segnali di preoccupazione che Le abbiamo trasmesso quanto al rispetto delle istituzioni e delle procedure che ne costituiscono la garanzia". La lettera continua: "Non siamo stati i soli, a dire il vero. Pensiamo alle parole importantissime del presidente Cassese ma anche alle sollecitazioni che sono giunte dal Parlamento, per bocca di autorevoli membri della maggioranza, che hanno evidenziato il mancato rispetto delle forme parlamentari e istituzionali. Potremmo a lungo argomentare su moltissime cose che ci hanno lasciati perplessi e che non abbiamo mai mancato di sottolineare: le modalità con le quali si è normalmente gestito il procedimento legislativo, le mancate convocazioni del pre-Consiglio, l'abitudine di governare con decreti legge trasformati in emendamenti ad altri decreti legge, l'utilizzo ridondante dello strumento del dpcm, l'eccesso di dirette a reti unificate durante la pandemia, l'utilizzo dei propri canali social personali rilanciati dalla televisione di Stato, la scelta di non assegnare l'Autorità delegata ai servizi segreti, la trasformazione in show del ritorno a casa di nostri connazionali rapiti in Libia quando è noto che le modalità di rilascio richiederebbero il più rigoroso silenzio delle istituzioni (e men che mai le geolocalizzazioni dal telefonino dei bunker segreti), l'assegnazione costante alla stessa figura commissariale di tutti i principali centri di spesa legati alla pandemia e, in ultimo in ordine cronologico, la timidezza con cui si sono condannati i disordini di Washington e il loro mandante". (segue) (Rin)
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