BOLIVIA

 
 

Bolivia: Morales propone l'ex vicepresidente Garcia Linera come ambasciatore presso l'Osa

La Paz, 04 dic 2020 21:04 - (Agenzia Nova) - L'ex vice presidente della Bolivia, Alvaro Garcia Linera, potrebbe essere il prossimo rappresentante del paese andino preso l'Organizzazione degli stati americani (Osa). La proposta, riferisce il quotidiano "El Deber", è stata elevata dall'ex presidente Evo Morales, oggi a capo del Movimento politico al socialismo (Mas-Ipsp). Morales ha affermato che l'obiettivo della nomina sarebbe quello di "dimostrare di fronte all'Osa che nelle elezioni del 2019 non c'è stata frode". Il riferimento è alla controversia che tuttora vede su posizioni opposte l'attuale governo della Bolivia e l'organizzazione guidata da Luis Almagro. In un rapporto preliminare emesso a due giorni dallo svolgimento delle presidenziali di ottobre del 2019, l'Osa accusò il Mas di frode elettorale, un fatto che secondo Morales fu decisivo per innescare le proteste sociali e l'ammutinamento delle forze armate che determinarono la sua rinuncia. "Sarebbe una bella battaglia politica tra Linera e Almagro, ma ancora non abbiamo deciso". Ad ogni modo io lo proporrò, anche se dovesse ricoprire la carica solo per alcuni mesi".

Il ritorno di Morales in patria l'11 novembre scorso, a un anno esatto dalla sua fuga ha chiuso la parentesi aperta con la presidenza "ad interim" di Jeanine Anez, che sembrava aver decretato la fine del Movimento per il socialismo (Mas), in Bolivia. L'8 novembre l'ex ministro delle Finanze dei governi Morales, Luis Arce, ha giurato come presidente, suggellando l'esito delle elezioni tenute il 18 ottobre. In qualità di vice lo accompagnerà un altro funzionario di prestigio della stagione "neo-socialista", l'ex ministro degli Esteri David Choquenhuanca. Nel discorso tenuto all'Assemblea legislativa plurinazionale, Arce ha parlato di un paese da "ricostruire" dopo "la morte e il terrore" seminati nei mesi di governo di transizione e della volontà di riportare il paese nell'orbita della sinistra latinoamericana, pur volendo imparare "dagli errori del passato", come lui stesso ha ammesso nelle settimane precedenti il voto. L'agenda degli invitati alla cerimonia di insediamento, la cui composizione è stata oggetto di diverse tensioni, è la prima cartina di tornasole del cambio di pagina politica che attende il Paese.

Arce ha più volte spiegato che intende ristabilire i contatti con l'area "neo-socialista", quella in cui si trovava all'epoca di Morales, invertendo la rotta seguita da Anez. Si parte con il Venezuela, rappresentato dal ministro degli Ester Jorge Arreaza: non c'era il presidente Nicolas Maduro ma non ha avuto nessun seguito l'invito che il governo uscente aveva fatto al leader oppositore Juan Guaidò, per undici mesi riconosciuto come legittimo presidente "ad interim" del paese caraibico. L'occasione è propizia per il ripristino delle relazioni diplomatiche con l'Argentina, il cui governo aveva bollato come "colpo di stato" la sostituzione di Morales dal potere. Non passa inoltre inosservata la presenza del ministro degli Esteri dell'Iran, Javad Zarif. Al tempo stesso il nuovo governo - forte del profilo "moderato" di Arce e di una elezione sulla cui regolarità si sono pronunciati le principali capitali e organismi internazionali - sembra spingere La Paz su un terreno di maggiore equilibrio nei rapporti internazionali. Il presidente eletto ha ricevuto le congratulazioni dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ricevendo disponibilità a rilanciare i rapporti bilaterali che Morales aveva chiuso nel 2008. Washington era presente con il sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali, Brent Mcintosh. (Brb)
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