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Hong Kong: Amnesty International, 12 detenuti a Shenzhen a rischio tortura

Hong Kong, 30 nov 2020 18:07 - (Agenzia Nova) - Sono "a rischio tortura" i dodici giovani di Hong Kong detenuti a Shenzhen dopo essere stati accusati di essere entrati illegalmente nelle acque della Cina continentale. È quanto sostiene il gruppo per i diritti umani Amnesty International. "La difficile situazione di questi dodici giovani è estremamente preoccupante. Negli ultimi 100 giorni, sono stati sottoposti ad alcune delle tattiche più comuni da parte della polizia cinese. Sono stati privati del loro diritto umano fondamentale a un processo equo, inclusa la possibilità di selezionare i propri avvocati, e sono a rischio di tortura e maltrattamenti. Alle loro famiglie è stato ripetutamente negato l'accesso e almeno sei avvocati sono stati minacciati dalle autorità cinesi affinché si ritirino", ha spiegato il gruppo. Secondo la stampa di Hong Kong, Amnesty International ha chiesto a Pechino di consentire ai detenuti di poter contattare le loro famiglie e di avere accesso agli avvocati scelti, oltre a garantire che non vengano maltrattati.

La scorsa settimana, la polizia di Shenzhen ha completato le indagini sui 12 cittadini di Hong Kong arrestati con e il caso è stato trasmesso ai pubblici ministeri. In una nota pubblicata il 27 novembre, il centro di detenzione di Yantian ha affermato che gli honkonesi sono stati "consegnati" ai procuratori distrettuali "in conformità con la legge". Il gruppo è stato catturato dalla guardia costiera del Guangdong, nella Cina meridionale, il 23 agosto mentre viaggiava su un motoscafo. Secondo quanto riferito, stavano cercando di raggiungere Taiwan. Undici di loro erano già perseguiti in relazione a proteste antigovernative, mentre uno era stato arrestato, ma non incriminato, ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Mentre dieci membri del gruppo sono ora accusati di essere entrati illegalmente nella giurisdizione della Cina continentale, due devono affrontare un'accusa più grave per aver organizzato la fuga. Gli avvocati della Cina continentale hanno detto all'emittente "Rthk" che potrebbero passare da uno a sei mesi prima che il caso vengo discusso in tribunale. Nonostante i numerosi tentativi, i parenti dei detenuti non sono riusciti a garantire alcuna visita con i loro cari e agli avvocati nominati dalle famiglie è stato negato l'accesso ai detenuti.

Il capo esecutivo di Hong Kong Carrie Lam, rispondendo alle voci in difesa dei giovani arrestati, ha dichiarato che le 12 persone fermate in mare dalle autorità della Cina continentale non sono "attivisti pro-democrazia oppressi" ma sono tutti sospettati di aver commesso crimini nell'ex colonia britannica. Dall'ufficio di sicurezza di Hong Kong è emerso che dieci di loro erano stati accusati di reati quali produzione o possesso di esplosivi, incendio doloso, sommosse, aggressione alla polizia o possesso di armi. Secondo Lam, dovranno affrontare la giustizia nella Cina continentale e il suo governo fornirà a loro e alle famiglie l'assistenza "necessaria e possibile". "Il reato in questione rientra nella giurisdizione della Cina continentale, e il governo della regione amministrativa speciale rispetta e non interferirà con le azioni delle forze dell'ordine", ha spiegato il capo del governo dell'ex colonia britannica, esortando le famiglie ad avvalersi del servizio di consulenza legale fornito gratuitamente. Secondo il governo, tutti gli honkonesi accusati hanno potuto scegliere avvocati da un elenco approvato fornito dai funzionari della Cina continentale. Le famiglie, però, chiedono che gli arrestati possano consultare gli avvocati designati da loro e non dal governo cinese, e che sia loro permesso di chiamare i parenti a Hong Kong. Secondo la stampa locale sei avvocati hanno rinunciato all'incarico sotto la pressione dalle autorità della Cina continentale, l'ultimo il 28 settembre stando all'emittente "Rthk": l'avvocato nominato dalla famiglia di Kwok Tsz-lun, 19 anni, studente dell'Università di Hong Kong, si sarebbe ritirato dopo una richiesta della Commissione centrale per gli affari politici e legali. (Cip)
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