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Messico: governo e imprese, rilancio dell'economia con pacchetto da 9,5 miliardi di euro

Città del Messico, 30 nov 2020 17:56 - (Agenzia Nova) - Governo e imprese del Messico hanno presentato oggi un nuovo pacchetto di infrastrutture - dal valore di circa 9,5 miliardi di euro - pensato per rilanciare l'economia nazionale fustigata dalla crisi epidemica. Si tratta di 29 progetti sparsi su tutto il territorio nazionale, che si aggiungono ai 39 presentati ad ottobre scorso, per un investimento complessivo promesso pari all'equivalente di circa 22 miliardi di euro. Tra i numerosi progetti in cantiere, ha spiegato il ministro delle Finanze, Arturo Herrera, ce ne sono otto (dall'importo globale di 3,3 miliardi di euro) che dovranno assicurare la logistica dei collegamenti dell'aeroporto internazionale Felipe Angeles, uno dei tre scali su cui il governo del presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha intenzione di organizzare il futuro dell trasporto aereo capitolino. Ci sono poi i quasi due miliardi di euro per il terminal di ri-gassificazione del Gnl ENergia Costa Azul (nella costa nordoccidentale del paese).

L'iniziativa è stata salutata con favore dal presidente del Consejo coordinador empresarial (Cce, importante associazione imprenditoriale locale), Carlos Salazar Lomellin. "Stiamo lavorando alla cifra di investimenti pubblici più alti nella storia del paese, un fatto che avrà un grande impatto nella vita dei cittadini del paese", ha detto Salazar Lomellin ricordando che la somma dei due pacchetti porta a un investimento complessivo pari al 2,3 per cento del prodotto interno lordo (Pil). "Tutti dovremmo celebrare una notizia di questa portata", ha aggiunto il presidente Cce parlando della possibile creazione di 400mila posti di lavoro. L'economia del Messico, uno dei paesi con il numero di contagi del nuovo coronavirus e con il tasso di letalità più alti al mondo, ha subito un pesante stress nel corso dell'anno, anche se non mancano gli indicatori che certificano l'avvio di una ripresa.

Nel periodo luglio-settembre del 2020, l'economia messicana è cresciuta del 12,1 per cento rispetto al trimestre precedente, prova che il ritorno alla "nuova normalità" inaugurato a giugno ha sortito effetti. Al netto del rialzo stagionale, però, l’economia messicana ha subito una contrazione dell’8,6 per cento rispetto al terzo trimestre del 2019. Si tratta comunque di un importante rimbalzo, considerando che alla fine del secondo trimestre, il calo annnuo del prodotto interno lordo è stato pari al 18,7 per cento, il maggior calo annuale mai registrato dall’inizio della serie storica. Si tratta ora di vedere in che modo l'economia nazionale potrà prosgeuire il suo percorso di ripresa. L'indicatore generale dell'attività economica (igae), sorta di misuratore del pil su base mensile e non trimestrale, ha registrato ad agosto un incremento dell'1,1 per cento su luglio, contro l'8,9 per cento battuta a giugno e il 5,7 per cento di luglio. Dinamica analoga per l'indicatore mensile dell'attività industriale, che a settembre è rimasto sostanzialmente uguale a quello di agosto.

Le proiezioni per la fine dell'anno rimangono tutt'ora non incoraggianti. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), a fine 2020 il paese chiuderà con un calo del prodotto interno lordo (pil) del 9 per cento, contro la stima del -10,5 per cento fatta a giugno. Per il 2021 il Fondo prevede un rimbalzo del 3,5 per cento, leggermente superiore al 3,3 per cento del rapporto. Il dato del 2020 spinge il paese oltre la media del -8,1 per cento stimata per l'intera regione latinoamericana e risulta ben più grave di quello pronosticato per il Brasile, -5,8 per cento. Il Messico, inoltre, è la seconda economia emergente con la maggiore contrazione, solo dopo l'India, per cui l'Fmi prevede un calo del 10,3 per cento del pil. Il Fondo riconosce che la sigla del nuovo trattato dei paesi dell'America del nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca) toglie parte dell'incertezza al quadro economico generale ma avverte del pericolo che singole questioni commerciali - alluminio, regole d'origine dei componenti per auto e dei latticini - possono minarne ancora la piena applicazione.

Il pronostico dell'Fmi è migliore di quello della Banca Mondiale (Bm), che nell'ultimo rapporto semestrale dal titolo "Il costo di mantenersi sano" stimava una contrazione del 10 per cento. Pronostico che a sua volta peggiorava il -7,5 per cento elaborato a giugno, prevedendo però un graduale recupero dell'economia tra il 2021 e il 2022 (3,7 per cento e 2,8 per cento). Per tornare ai livelli pre-crisi, si legge nel rapporto, occorrerà però attendere oltre tre anni. le aspettative su una ripresa dell'economia potrebbero inoltre essere frustrate se non dovessero venire meno le incertezze sulle politiche che governano gli investimenti privati, a partire da quelle sul comparto energetico. La Bm, al pari di altre istituzioni finanziarie e di analisi, ha più volte allertato sul calo della fiducia delle imprese per iniziative come lo stop alla riforma energetica (legge con cui si aprì il settore ai privati e agli stranieri dopo decenni di monopolio della Pemex) o la chiusura dei cantieri, già avviati, del Nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico (Naim). Nel medio termine, a partire dal biennio 2021-2022 la sfida prioritaria sarà quella fiscale, scrive Bm avvertendo che per poter sostenere la pressione sulla spesa si dovrà "ragionevolmente" pensare all'ipotesi di una riforma tributaria. Senza considerare che "la situazione finanziaria di Pemex potrebbe richiedere ulteriori alleggerimenti nel carico fiscale e trasferimenti aggiuntivi al bilancio".

Nel rapporto "L'economia mondiale sul filo del rasoio" diffuso a giugno dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) si ipotizza una contrazione del 7,5 per cento, o dell'8,6 per nel caso di una seconda ondata pandemica. La crisi sanitaria, , si legge, spingerà l'economia in una grave recessione nel 2020, trainata dalla contrazione globale, dal calo del turismo, dalla riduzione dei prezzi del petrolio e dalle necessarie misure di confinamento interne adottate. In entrambi gli scenari, precisa l'Ocse, il livello del Pil rimarrebbe inferiore rispetto alla fine del 2019, poiché ci vorrà del tempo prima che i settori del turismo e delle esportazioni tornino ai livelli pre-pandemici. Secondo l'organismo i poveri e i vulnerabili, compresi i lavoratori informali, saranno particolarmente colpiti dalla recessione. Secondo le stime dell'Ocse il paese registrerà una crescita del 2 per cento nel 2021, nell'eventualità di una seconda ondata pandemica, e del 3 per cento in assenza di nuovi contagi.

La Banca centrale (Banxico), nell'ultimo rapporto trimestrale del'anno, ha da parte sua stimato una contrazione dell'8,9 per cento del pil, valore centrale di una finestra che va dal -9,3 al -8,7. Un dato che, unito alle proiezioni per gli anni a seguire, sembra confermare l'andamento a "V" dell'economia del paese nordamericano: per il 2021 si pronostica un rimbalzo al 3,3 per cento del prodotto interno lordo. Una stima basata però su uno scenario privo di nuove restrizioni e che si inserisce in una forchetta ampia ci possibile crescita, che va dallo 0,6 al 5,3 per cento. Nel rapporto si immagina anche una "crescita inerziale" del 2,6 per cento per il 2022. L'autorità monetaria avverte comunque del persistere di rischi per il pil: l'eventuale prolungarsi del distanziamento sociale, nuovi episodi di volatilità finanziaria, carenza di misure di supporto nazionali e internazionali, ulteriori riduzioni nella valutazione del debito della compagnia energetica statale Pemex e un clima di politica interna contrario agli investimenti. (Mec)
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