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Migranti: ministra Esteri spagnola, non vogliamo frontiere chiuse ma nemmeno flussi irregolari

Madrid, 29 nov 2020 18:52 - (Agenzia Nova) - La Spagna non vuole chiudere le frontiere ma nemmeno una immigrazione irregolare e incontrollata "spinta" delle organizzazioni criminali. Lo ha affermato la ministra degli Esteri spagnola, Arancha González Laya, in un'intervista al quotidiano "El Periodico", a margine dell'incontro del V forum regionale dell'Unione per il Mediterraneo (UpM), a 25 anni del cosiddetto processo di Barcellona che nel 1995 si propose di promuovere diverse politiche legate allo sviluppo economico dei Paesi del bacino del Mediterraneo: lotta al terrorismo, promozione della democrazia e dei diritti umani, creazione di un'area di libero scambio. Secondo la ministra spagnola, in tal senso sono stati compiuti "molti progressi", in particolare nell'ambito del commercio e degli investimenti ed i prossimi 25 anni si dovranno costruire attorno a quattro assi fondamentali: lotta congiunta contro il cambiamento climatico, maggiore competitività delle economie sulle due sponde del Mediterraneo, lotta contro le disuguaglianze e parità di genere. In merito alla delicata situazione delle Isole Canarie spagnole dove nelle ultime settimane sono approdati migliaia di immigrati irregolari salpati soprattutto dalle coste del Marocco, Gonzalez Laya ha evidenziato che l'aumento dei flussi è dovuto in gran parte alla crisi scatenata dalla pandemia del coronavirus "che sta creando numerose sacche di povertà e disoccupazione" spingendo molti giovani a emigrare.

La Spagna non vuole nemmeno un'immigrazione irregolare e disordinata, "spinta dalle mafie", ha chiarito la ministra degli Esteri, rimarcando l'importanza di un accordo non solo tra i Paesi europei ma anche con i Paesi di origine e di transito sostenendo questi ultimi nel "migliorare le loro economie". A questo proposito Gonzalez Laya ha citato il nuovo "patto europeo" sull'immigrazione, un documento congiunto firmato da Spagna, Italia, Grecia e Malta lo scorso 25 novembre con il quale si sottolinea come "un'equa ripartizione degli oneri è un fattore essenziale per una politica di migrazione e di asilo veramente europea, sostenibile e accettabile per tutti gli Stati membri". Per questo è fondamentale "agire con ambizione e impegno per il raggiungimento di un accordo finale al massimo livello livello politico che andrà a beneficio dell'Unione europea nel suo complesso".

"Tra Spagna e Italia rappresentiamo il 25 per cento della popolazione europea, il 25 per cento del Pil e crediamo modestamente di avere qualcosa da dire in questa discussione in modo costruttivo e deciso", ha detto Gonzalez Laya. La ministra ha poi dichiarato che il governo spagnolo "in attesa di una risposta" ha chiesto il sostegno di organizzazioni internazionali e di Frontex per contribuire a migliorare il controllo delle partenze di imbarcazioni irregolari dalla costa atlantica. La Spagna insieme a Marocco, Gambia, Guinea, Mauritania, Senegal, "sta già lavorando al controllo dello spazio marittimo" e nel caso di questi ultimi due Paesi "abbiamo barche e mezzi aerei dispiegati, pattugliando insieme". In merito alla ratifica del Piano per la ripresa dell'Ue, la ministra ha affermato che tutti i Paesi "compresi Polonia e Ungheria" sono "consapevoli" della sua importanza nell'economia dell'intero Continente. "Sappiamo che l'unico modo per uscire da questa crisi è fare un investimento collettivo. Mi piacerebbe pensare che, come sempre, ci sarà un tiro alla fune, ma poi riusciremo a raggiungere un accordo". (Spm)
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