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Che cos'è Dominion, il software al centro delle accuse di brogli lanciate da Trump

Che cos'è Dominion, il software al centro delle accuse di brogli lanciate da Trump
New York, 17 nov 13:57 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump insiste nel denunciare brogli e irregolarità che avrebbero macchiato le elezioni dello scorso 3 novembre, la cui vittoria è stata attribuita dai principali media Usa al candidato democratico, Joe Biden. Negli ultimi giorni è emerso come le accuse ruotino attorno a Dominion Voting Systems, un’azienda canadese che produce i software utilizzati per il conteggio delle schede in 28 Stati, tra i quali alcuni decisivi per l’esito delle elezioni. Secondo Trump e il suo comitato elettorale, il software avrebbe cancellato o invertito 2,7 milioni di voti a suo favore. L'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, avvocato personale del presidente, sostiene di avere “le prove” ma di non poterle ancora mostrare. Giuliani, per anni procuratore a New York e in seguito assistente del segretario alla Giustizia, si è tuttavia detto convinto che alla fine i risultati delle elezioni verranno ribaltati per via legale. “Il presidente Trump ha vinto non per centinaia di migliaia di voti, ma per milioni di voti che sono stati invertiti da un software costruito espressamente a questo proposito”, gli ha fatto eco un altro dei legali del presidente in carica, Sidney Powell.

Dominion Voting Systems ha respinto l’accusa di aver manipolato le elezioni per far vincere Biden e ha negato anche di avere tra i suoi proprietari il marito della leader democratica Nancy Pelosi, Paul, come invece sostenuto dai repubblicani. Tuttavia, non ha smentito di avere effettuato una donazione in favore della Fondazione Clinton nel 2014 e di avere assunto come lobbista l’ex capo di gabinetto della stessa Pelosi, Nadeam Elshami. Ma c’è di più. Nella sua intervista a “Fox News” del 15 novembre, Giuliani ha gettato nuove ombre sulla società Dominion. “È molto pericoloso che una compagnia straniera si occupi dei voti in 27 Stati. Una compagnia che ha legami stretti, molto stretti, con il Venezuela e quindi con la Cina, che usa un’azienda di software venezuelana che è già stata utilizzata per truccare le elezioni in altri Paesi”. Alla base delle accuse di Giuliani ci sono i legami - negati dall'azienda - di Dominion con Smartmatic, compagnia fondata in Venezuela nel 2000 sotto la presidenza del leader socialista Hugo Chavez.

A favore di Dominion si è schierata, la scorsa settimana, un’agenzia del dipartimento della Sicurezza nazionale, la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (Cisa), che ha concluso che le elezioni dello scorso 3 novembre sono state “le più sicure nella storia degli Stati Uniti”. Tuttavia, è stato successivamente rivelato che Dominion Voting Systems è membro del Consiglio di coordinamento del settore infrastrutture per le elezioni, una delle entità che ha firmato il rapporto pubblicato dalla Cisa. Oltre a Dominion, l'unica altra azienda presente nel consiglio è Smartmatic, il cui presidente è oggi Mark Malloch Brown, membro della Camera dei lord britannica e in passato stretto collaboratore del miliardario statunitense George Soros, grande sostenitore del movimento liberal del Partito democratico.

I software di Dominion erano già stati oggetto di controversie in occasione delle primarie dello scorso 9 giugno in Georgia, uno degli Stati chiave finiti al centro delle contestazioni legali del comitato elettorale di Trump. Il segretario di Stato Brad Raffensperger ha annunciato l’acquisto del sistema per 106 milioni di dollari nel luglio del 2019, nonostante già diversi critici osservassero come il sistema presentasse alcune vulnerabilità legate alla sicurezza dello scrutinio. Tra questi c’è Harri Hursti, un esperto in materia che lo scorso 24 agosto, più di due mesi prima dell’elezione presidenziale, ha descritto i problemi riscontrati in occasione delle primarie. Secondo Hursti, “la configurazione del software per la scansione e la tabulazione dei voti, atta a determinare quali schede conteggiare, rischia di escludere dallo scrutinio intenzionalmente alcuni voti”; “il sistema ha operato nella contea di Fulton in un modo che aumenta i rischi sulla sicurezza a un livello estremo (...). I dispositivi di contrassegno delle schede (Bmd) generano risultati che non sono verificabili”.

Per il team di Trump i malfunzionamenti si sarebbero verificati il 3 novembre anche in altri Stati chiave come la Pennsylvania. “Le analisi sui dati hanno individuato 221 mila voti in Pennsylvania passati da Trump a Biden e 941 mila voti per Trump cancellati. Gli Stati che usano Dominion Voting Systems hanno trasferito in totale 435 mila voti da Trump a Biden”, ha scritto su Twitter domenica sera il capo della Casa Bianca. Accuse che anche in questo caso vengono respinte dalla società canadese. “Dominion Voting Systems smentisce categoricamente le false affermazioni sull’inversione di voti attraverso i nostri sistemi”, scrive l’azienda rimandando poi al comunicato della Cisa di cui, sostengono i Repubblicani, sarebbe tra gli autori.

Altrettanto decisamente Dominion smentisce i contatti con Smartmatic e presunte origini venezuelane dei suoi sistemi. Secondo il Washington Times, tuttavia, Smartmatic fu effettivamente fondata da tre ingegneri venezuelani nel Delaware, con sede legale a Boca Raton, in Florida. Nel 2004 la compagnia acquistò il controllo di Bizta, società specializzata nel voto elettronico, partecipata dal governo venezuelano. L'anno successivo Smartmatic acquistò Sequoia, una delle principali società Usa nel settore dei sistemi automatizzati di voto. Già nel maggio del 2006 la deputata democratica Carolyn Maloney, di New York, aveva scritto all'allora segretario al Tesoro, John Snow, affinché fosse aperta un'indagine sull'influenza del governo venezuelano nei sistemi di voto degli Stati Uniti.

"Come può immaginare, avere un governo straniero che investe o acquista una società che fornisce servizi per le elezioni statunitensi potrebbe sollevare preoccupazioni circa l'integrità delle elezioni condotte da queste macchine", scrisse la Maloney, citata dal Washington Times. Nel 2006, mentre era sottoposta a revisione da parte del Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, Smartmatic vendette Sequoia a Bain Capital, società specializzata nelle acquisizioni legata al senatore repubblicano Mitt Romney. In seguito, nel 2010, Sequoia è stata acquistata proprio da Dominion, società canadese ancora poco conosciuta, che produceva macchine per le votazioni. (Nys)
 
 
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