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Giappone: Boj prevede contrazione economica del 5,5 per cento

Tokyo, 29 ott 2020 07:05 - (Agenzia Nova) - Il prodotto interno lordo del Giappone subirà una contrazione del 5,5 per cento nel 2020: è la proiezione formulata dalla Banca del Giappone (Boj) nel suo ultimo rapporto trimestrale, che segue la decisione della banca centrale di mantenere invariata le linee della sua politica ultra-espansiva. La previsione formulata dalla Boj segna un peggioramento rispetto a quella contenuta nel precedente rapporto trimestrale, che prevedeva per la terza economia mondiale una contrazione del 4,7 per cento. La banca prevede anche un calo dell’inflazione al consumo dello 0,6 per cento. Il rapporto giustifica la correzione al ribasso citando il ritardo nella ripresa della domanda di servizi, ma esprime anche maggiore ottimismo per il prossimo anno fiscale, durante il quale l’economia giapponese potrebbe conseguire una crescita del 3,6 per cento.

Le esportazioni del Giappone hanno esibito segnali di stabilizzazione a settembre, con la contrazione più contenuta da sette mesi a questa parte dovuta a una ripresa della domanda di autoveicoli negli Usa e di alcune economie emergenti asiatiche. A settembre le esportazioni del Giappone sono calate del 4,9 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno, il dato è peggiore rispetto alle previsioni degli economisti citati dal quotidiano “Nikkei”, ma conclude comunque sei mesi consecutivi di cali a due cifre, inclusa la contrazione del 14,8 per cento registrata nel mese di agosto. Le minori esportazioni di ferro verso Taiwan e di navi verso Panama hanno impedito all’export della terza economia mondiale di tornare in attivo: le esportazioni giapponesi sono in calo da 22 mesi consecutivi, come non accadeva dal crollo della “bubble economy”, tra il 1986 e il 1987.

Il governo del Giappone potrebbe varare a novembre un nuovo pacchetto di misure di stimolo economico tese a rilanciare i consumi, su cui gravano le ricadute della pandemia di coronavirus. Lo riferiscono fonti citate dall’agenzia di stampa “Kyodo”. Il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, potrebbe ordinare ai funzionari di governo di approntare i dettagli del piano il mese prossimo, assieme alla bozza della terza manovra di bilancio per l’anno fiscale 2020, che dovrà essere varata entro la fine dell’anno fiscale corrente. La manovra potrebbe essere presentata alla Dieta all’avvio della sessione ordinaria del prossimo anno, nel mese di gennaio, quando verrà discusso anche il bilancio di previsione per l’anno fiscale che avrà inizio ad aprile 2021. Secondo le fonti, parte delle misure che verranno incluse nel nuovo pacchetto di stimoli verranno finanziate dal bilancio del 2021. Tra le misure oggetto di studio preliminare da parte del governo figurerebbe una estensione del programma “Go To”, teso ad incentivare il turismo interno e a sostenere la ristorazione.

La Banca del Giappone (Boj) ha migliorato la valutazione della maggior parte delle nove regioni del Paese, dove la banca centrale riscontra ora segnali di ripresa economica. Il governatore della Boj, Haruhiko Kuroda, ha dichiarato nel corso dell’incontro trimestrale dei manager della Boj che la terza economia mondiale proseguirà la sua ripresa, grazie in parte alle misure di stimolo economico e finanziario sinora varate dallo Stato. Il giudizio positivo espresso dalla Boj nella giornata di ieri, 8 settembre, rinsalda le attese del mercato in vista di un ulteriore possibile rafforzamento delle misure di alleggerimento quantitativo tese ad aumentare la liquidità in circolo nell’economia. “Una volta ridimensionato l’impatto globale della pandemia di coronavirus, l’economia del Giappone continuerà probabilmente a ristabilirsi, di pari passo con la ripresa della crescita delle altre economie”, ha affermato Kuroda. La Boj tornerà a riunirsi e pubblicherà nuove proiezioni economiche il 28 e 29 ottobre prossimi.

La spesa delle famiglie giapponesi ha registrato l’11ma contrazione mensile consecutiva ad agosto, e i redditi reali hanno segnato un calo per il sesto mese consecutivo (meno 1,4 per cento), mentre il paese fatica a tornare ai ritmi di consumo precedenti la pandemia di coronavirus. Secondo i dati pubblicati dal governo, la spesa delle famiglie è calata del 6,9 per cento su base annua ad agosto, in linea con la media delle previsioni formulate dagli economisti. Si tratta di un dato negativo, ma migliore rispetto al picco negativo toccato lo scorso maggio, quando il calo era stato del 16,2 per cento. Proprio a maggio il governo giapponese ha revocato lo stato di emergenza nazionale, consentendo la graduale ripresa delle attività economiche. Yusuke Shimoda, senior economist presso il Japan Research Institute, ha dichiarato che “l’economia, inclusa la spesa dei consumatori, dovrebbe riprendere di pari passo con il riavvio dell’attività economica. Tuttavia, le persone restano caute in merito al rischio di contrarre il virus, e per i redditi è previsto un ulteriore peggioramento, pertanto l’entità della ripresa dei consumi sarà probabilmente limitata”.

Il tasso di disoccupazione in Giappone è aumentato al 3 per cento nel mese di agosto, il dato peggiore da oltre tre anni a questa parte per effetto dei danni causati dalla pandemia di coronavirus alle attività economiche. Lo certificano i dati ufficiali pubblicati dal ministero degli Affari interni e delle comunicazioni lo scorso 2 ottobre. Il tasso di disoccupazione è aumentato di un decimo di punto percentuale rispetto al mese di luglio, raggiungendo un livello senza precedenti da maggio 2017, quando si era attestato al 3,1 per cento. Il numero dei disoccupati, senza considerare gli effetti stagionali, è aumentato di 490mila unità su base annua, a 2,06 milioni di persone. Il tasso di disponibilità di lavoro è deteriorato a sua volta a 1,04: il dato indica che per ogni cento disoccupati in Giappone sono disponibili in media 104 offerte di lavoro.

La fiducia tra i principali produttori industriali del Giappone ha registrato la prima variazione positiva dal 2017 ad oggi, secondo l’ultimo sondaggio trimestrale “Tankan” effettuato dalla Banca del Giappone, e pubblicato il primo ottobre. A settembre l’indice si è attestato a meno 27 punti, in rialzo rispetto ai meno 34 dello scorso giugno. Il dato segna il primo miglioramento trimestrale da dicembre 2017, ma conferma comunque la grave crisi di fiducia delle aziende, impegnate a tentare di recuperare i volumi d’affari precedenti la crisi. “Il rimbalzo non è stato forte quanto previsto, ma il Tankan ha confermato che un recupero è in atto”, ha commentato Hideo Kumano, capo economista del Dai-ichi Life Research Institute interpellato dal quotidiano “Nikkei”. Gli economisti giapponesi prevedevano in media un indice di meno 23, secondo un sondaggio effettuato nei giorni scorsi dal quotidiani e dalla società di analisi “Quick”. A giugno l’indice aveva toccato il livello più basso dalla crisi finanziaria del 2009.

La produzione industriale del Giappone ha registrato un incremento dell’1,7 per cento ad agosto, chiudendo il terzo mese consecutivo di graduale ripresa dagli effetti della pandemia di coronavirus. Il dato relativo ad agosto è assi più contenuto rispetto a quello del mese precedente, quando l’output industriale aveva agganciato un rimbalzo dell’8,7 per cento. La esportazioni di automobili, che hanno contribuito in maniera determinante alla ripresa della produzione, potrebbero tornare a calare nei prossimi mesi, a causa dell’aumento dei contagi nel corso del periodo invernale. La domanda dai principali partner commerciali del paese – in particolare la Cina – ha esibito un recupero dai minimi di inizio anno, quando l’emergenza sanitaria aveva costretto diversi governi a imporre un blocco delle attività economiche e commerciali. Secondo i dati pubblicati dal governo giapponese, prosegue invece il declino delle vendite al dettaglio, calate ad agosto per il sesto mese consecutivo a causa delle incertezze relative all’economia. (Git)
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