YEMEN

 
 

Yemen: Al Qaeda si ritira da provincia meridionale di Shabwa

Sana'a, 07 ago 2017 17:21 - (Agenzia Nova) - I combattenti di al Qaeda nella Penisola arabica (Aqap) si sono ritirati dalla provincia yemenita di Shabwa, ricca di risorse petrolifere, in seguito ad un’offensiva condotta da forze speciali statunitensi, dai militari dell’esercito fedele al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e dalle forze di sicurezza degli Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferiscono i media arabi, il gruppo terroristico avrebbe organizzato un “ritiro tattico” dalla zona diretto verso la vicina provincia di Abyan, nel sud dello Yemen e molto vicino al governatorato di Aden, sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto dalla Comunità internazionale.

La provincia di Shabwa, una delle principali roccaforti di Aqap nello Yemen, negli ultimi mesi è stata teatro di numerosi attacchi condotti dagli Stati Uniti attraverso droni, bombardamenti aerei e incursioni delle forze speciali. Nel mese di giugno il dipartimento della Difesa Usa ha confermato l’uccisione di un leader di spicco di Aqap, Abu Khattab al Awlaqi. Lo scorso 3 agosto il Pentagono ha confermato di aver lanciato insieme alle forze emiratine, parte della Coalizione a guida saudita contro i ribelli sciiti Houthi, e a quelle governative un’offensiva nella provincia di Shabwa per liberarla dalla presenza del gruppo terroristico. In una conferenza stampa, il portavoce del dipartimento della Difesa statunitense, Jeff Davis, ha sottolineato che l’operazione ha coinvolto “un numero molto ridotto” di militari statunitensi sul campo, il cui compito principale era anzitutto raccogliere informazioni. Sempre lo scorso 3 agosto cinque militari sono rimasti uccisi e diversi feriti a causa dell’esplosione di un’autobomba nei pressi di un posto di blocco nel distretto di Redhom, nella provincia di Shabwa.

L’offensiva nella provincia di Shabwa è stata criticata dai media vicini ai ribelli sciiti Houthi, sostenuti indirettamente dall’Iran. L’agenzia di stampa “Saba”, legata ai ribelli sciiti, ha denunciato il tentativo di Usa ed Emirati di impadronirsi dei giacimenti di petrolio e gas presenti nella provincia. Intervistato dall’agenzia “Saba”, il vice governatore di Shabwah, Mohamed Ahmed Abu Harbad, ha sottolineato che “le truppe straniere hanno invaso la provincia con il pretesto di combattere il terrorismo”. Il funzionario ha precisato che sarebbero state istituite delle milizie composte da residenti locali per appoggiare militari emiratini e forze del governo di Aden. Una fonte militare della provincia ha anche confermato gli emiratini appoggiati dalle forze statunitensi avrebbero occupato diversi campi petroliferi nella provincia.

La guerra in Yemen si sta sempre di più delineando come uno dei nodi fondamentali per il futuro della regione mediorientale. L’alleanza militare a guida saudita ha iniziato il suo intervento in Yemen nella primavera del 2015 a sostegno del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, la cui legittimità è riconosciuta dalla comunità internazionale, contro gli insorti zaiditi dell'imam Houthi. In base alle stime più recenti delle Nazioni Unite il numero dei morti dall’inizio del conflitto ha ormai superato le 10 mila persone, cifra che per stessa ammissione dell’Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite è al ribasso. La guerra iniziata nel 2015 ha devastato lo Yemen, il paese più povero del mondo arabo. Secondo le Nazioni Unite circa 19 milioni di persone, l’80 per cento della popolazione, necessita di aiuti umanitari, mentre gli sfollati ammontano a circa 3 milioni. Nel paese è inoltre in atto la peggiore epidemia di colera al mondo che sta colpendo migliaia di persone ogni giorno.

Intanto la situazione umanitaria continua a peggiorare. Negli ultimi tre mesi in Yemen si sono registrati oltre 400 mila casi sospetti di colera e quasi 1.900 decessi ad essi associati, moltiplicati soprattutto a causa di strutture sanitarie al collasso dopo più di due anni di ostilità. È quanto denunciato dai capi di tre agenzie delle Nazioni Unite – Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), Programma alimentare mondiale (Pam) e Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – al termine di una missione congiunta nello Yemen. “Il paese sull’orlo della carestia, con oltre il 60 per cento della popolazione che non sa come procurarsi il prossimo pasto. Quasi 2 milioni di bambini yemeniti sono affetti da malnutrizione acuta che li rende più suscettibili al colera”, si legge in una dichiarazione congiunta dei capi delle tre agenzie. “In questo caos, circa 16 mila volontari, medici e infermieri stanno lavorando tutto il giorno per salvare vite umane e più di 30 mila operatori sanitari non ricevono i loro stipendi da più di 10 mesi. Abbiamo chiesto alle autorità dello Yemen di pagare urgentemente questi operatori sanitari perché, senza di loro, temiamo che migliaia di persone possano morire”, si legge ancora nella nota. (Res)
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