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Messico: Pil registra rialzo del 12 per cento nel terzo trimestre

Città del Messico, 26 nov 2020 15:32 - (Agenzia Nova) - L’economia messicana ha visto un aumento del 12,1 per cento nel terzo trimestre dell’anno rispetto al trimestre precedente, dopo l’apertura graduale dell’attività economica nel contesto della pandemia del nuovo coronavirus. Lo rende noto l’Istituto nazionale di statistica e geografia (Inegi). In particolare, le attività del settore primario hanno visto un aumento dell’8 per cento, mentre l’industria e il settore dei servizi, hanno registrato rispettivamente un incremento del 21,7 per cento e dell’8,8 per cento. Al netto del rialzo, l’economia messicana ha subito una contrazione dell’8,6 per cento nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel trimestre precedente il calo era stato del 18,7 per cento sul confronto annuale.

Secondo la stima fatta dal gruppo di analisti di mercato della Banca centrale (Banxico) a inizio novembre il Pil del Messico calerà nel 2020 di un 9,44 per cento. La stima corregge il 9,82 per cento in meno ipotizzato a fine settembre. In leggero calo le previsioni sul rimbalzo atteso per il 2021, dal 3,26 per cento del mese scorso al 3,26 per cento del rapporto su ottobre pubblicato. Si tratta de terzo rapporto consecutivo in cui le previsioni sull'andamento del pil migliorano. Un dato che sembra allontanare definitivamente la possibilità che la recessione, causata dalla crisi del nuovo coronavirus, possa arrivare alla doppia cifra, ipotizzata a luglio. I 37 gruppi di analisi e di consulenza finanziaria, messicani e stranieri, stimano che l'anno in corso si potrebbe chiudere con un tasso di inflazione pari al 3,92 per cento, contro il precedente 3,89 per cento, confermando le aspettative di un rialzo generalizzato dei prezzi. Dinamica che si dovrebbe raffreddare nel 2021, con l'indice in calo fino al 3,6 per cento (contro l'ultima stima del 3,57 per cento). Quanto al mercato delle divise, a fine 2020 ci si attende che un dollaro statunitense possa essere scambiato a 22,74 pesos, contro i 22,14 ipotizzati in precedenza. Il clima degli affari per i prossimi sei mesi migliorerà nei prossimi sei mesi, contro il 31 per cento di un mese fa. Per il 54 rimarrà uguale e per il 17 per cento peggiorerà.

Pur corrette al rialzo, altre stime fatte da osservatori economici e finanziari descrivono la recessione in corso in Messico. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), a fine 2020 il paese chiuderà con un calo del prodotto interno lordo (pil) del 9 per cento, contro la stima del -10,5 per cento fatta a giugno. Per il 2021 il Fondo prevede un rimbalzo del 3,5 per cento, leggermente superiore al 3,3 per cento del rapporto. Il dato del 2020 spinge il paese oltra la media del -8,1 per cento stimata per l'intera regione latinoamericana e risulta ben più grave di quello pronosticato per il Brasile, -5,8 per cento. Il Messico, inoltre, è la seconda economia emergente con la maggiore contrazione, solo dopo l'India, per cui l'Fmi prevede un calo del 10,3 per cento del pil. Il Fondo riconosce che la sigla del nuovo trattato dei paesi dell'America del nord (United States-Mexico-Canada Agreement, Usmca) toglie parte dell'incertezza al quadro economico generale ma avverte del pericolo che singole questioni commerciali - alluminio, regole d'origine dei componenti per auto e dei latticini - possono minarne ancora la piena applicazione.

Il pronostico dell'Fmi è migliore di quello della Banca Mondiale (Bm), che nell'ultimo rapporto semestrale dal titolo "Il costo di mantenersi sano" stimava una contrazione del 10 per cento. Pronostico che a sua volta peggiorava il -7,5 per cento elaborato a giugno, prevedendo però un graduale recupero dell'economia tra il 2021 e il 2022 (3,7 per cento e 2,8 per cento). Per tornare ai livelli pre-crisi, si legge nel rapporto, occorrerà però attendere oltre tre anni. le aspettative su una ripresa dell'economia potrebbero inoltre essere frustrate se non dovessero venire meno le incertezze sulle politiche che governano gli investimenti privati, a partire da quelle sul comparto energetico. La Bm, al pari di altre istituzioni finanziarie e di analisi, ha più volte allertato sul calo della fiducia delle imprese per iniziative come lo stop alla riforma energetica (legge con cui si aprì il settore ai privati e agli stranieri dopo decenni di monopolio della Pemex) o la chiusura dei cantieri, già avviati, del Nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico (Naim). Nel medio termine, a partire dal biennio 2021-2022 la sfida prioritaria sarà quella fiscale, scrive Bm avvertendo che per poter sostenere la pressione sulla spesa si dovrà "ragionevolmente" pensare all'ipotesi di una riforma tributaria. Senza considerare che "la situazione finanziaria di Pemex potrebbe richiedere ulteriori alleggerimenti nel carico fiscale e trasferimenti aggiuntivi al bilancio".

Nel rapporto "L'economia mondiale sul filo del rasoio" diffuso a giugno dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) si ipotizza una contrazione del 7,5 per cento, o dell'8,6 per nel caso di una seconda ondata pandemica. La crisi sanitaria, , si legge, spingerà l'economia in una grave recessione nel 2020, trainata dalla contrazione globale, dal calo del turismo, dalla riduzione dei prezzi del petrolio e dalle necessarie misure di confinamento interne adottate. In entrambi gli scenari, precisa l'Ocse, il livello del Pil rimarrebbe inferiore rispetto alla fine del 2019, poiché ci vorrà del tempo prima che i settori del turismo e delle esportazioni tornino ai livelli pre-pandemici. Secondo l'organismo i poveri e i vulnerabili, compresi i lavoratori informali, saranno particolarmente colpiti dalla recessione. Secondo le stime dell'Ocse il paese registrerà una crescita del 2 per cento nel 2021, nell'eventualità di una seconda ondata pandemica, e del 3 per cento in assenza di nuovi contagi. (Mec)
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