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Usa: un'indagine su Hunter Biden non è tra le priorità della Casa Bianca

Usa: un'indagine su Hunter Biden non è tra le priorità della Casa Bianca
New York , 21 ott 2020 17:48 - (Agenzia Nova) - Una possibile indagine su Hunter Biden - figlio di Joe, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti – non è tra le priorità della Casa Bianca. Lo ha dichiarato all’emittente radiofonica conservatrice “Salem” Mark Meadows, capo di gabinetto del presidente Donald Trump, che ieri ha invitato il procuratore generale William Barr ad aprire un’inchiesta sul figlio del suo rivale alle elezioni del 3 novembre. Meadows ha fatto sapere di aver parlato con Trump della necessità di affidare a un procuratore speciale un’indagine indipendente sulle email pubblicate dal “New York Post” e che prefigurano affari poco chiari tra Hunter Biden e uomini d’affari stranieri all’epoca in cui Joe era vice di Barack Obama. Tale ipotesi, ha precisato il capo di gabinetto della Casa Bianca, merita approfondimento, ma non è una questione pressante per l’amministrazione e, in ogni caso, un’eventuale inchiesta non potrebbe portare ad alcuna conclusione prima della data del voto.

“Non è propriamente al centro della nostra lista di priorità in questi ultimi 13 giorni. Tuttavia, pensiamo a un procuratore speciale indipendente che potrebbe fare al caso nostro. Non è comunque una faccenda che potrà concludersi prima del 3 novembre”, ha spiegato Meadows precisando di non aver discusso la questione con il procuratore generale Barr. “Onestamente, ho cercato di lasciargli fare il suo lavoro in maniera indipendente”, ha affermato a questo proposito aprendo tuttavia alla possibilità che vi sia in corso un’indagine di cui non è a conoscenza. Parole di tono diverso rispetto a quelle pronunciate ieri da Trump in un’intervista a “Fox News”. “Dobbiamo convincere il procuratore generale ad agire. Deve agire e deve agire in fretta. Questo è un grave (atto di) corruzione e deve essere reso noto prima delle elezioni”, ha affermato il presidente. Il giorno prima lo stesso capo della Casa Bianca si era lamentato del fatto che Barr si fosse astenuto dall'indagare su Joe Biden, sostenendo che lo stesse facendo poiché il procuratore generale è un "uomo molto gentile e molto giusto". La scorsa settimana Trump ha attaccato direttamente l'ex vice di Barack Obama. “Devi chiedere scusa al popolo americano perché si viene a sapere che sei un politico corrotto. Joe Biden deve rendere pubbliche immediatamente tutte le e-mail, le riunioni, le telefonate, le trascrizioni e i documenti relativi al suo coinvolgimento nei rapporti d'affari della sua famiglia”, ha detto il presidente Usa.

Sul dossier ha anche aperto un’indagine la commissione per la Sicurezza nazionale del Senato, come confermato a “Fox News” dal presidente della commissione Ron Johnson, secondo cui l’obiettivo al momento è autenticare la validità delle informazioni pubblicate la scorsa settimana dal “New York Post”. Lo scandalo si articola su due filoni: le email che riguardano un incontro del 2015 tra l’allora vice presidente Joe Biden e Vadym Pozharskyi, dirigente della compagnia del gas ucraina Burisma nel cui consiglio d’amministrazione sedeva lo stesso Hunter Biden; quelle che sembrano profilare affari poco chiari tra Hunter Biden e il colosso energetico cinese Cfec. L’attenzione della commissione è soprattutto sul primo filone. I rapporti tra i Biden e Burisma, come ricordato dal comitato elettorale democratico, sono già stati oggetto di indagine di ben due commissioni senatoriali che non hanno portato ad alcuna incriminazione. L’incontro tra Joe Biden e Pozharskyi è tuttavia un fatto inedito, che assume rilevanza soprattutto alla luce del fatto che un anno dopo il vice presidente Usa farà pressione sul governo ucraino perché licenzi Viktor Shokin, il procuratore che stava indagando sui vertici dell’azienda. (Nys)
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