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Italia-Tunisia, lo scandalo dei rifiuti che non esiste

Italia-Tunisia, lo scandalo dei rifiuti che non esiste
Roma, 10 nov 2020 17:30 - (Agenzia Nova) - L'Italia è sotto i riflettori in Tunisia, dopo che nei giorni scorsi l’emittente “Al Hiwar al Tunisi” ha trasmesso un reportage sull'importazione di rifiuti italiani da parte di una società tunisina. Il programma “Le quattro verità”, nella puntata dello scorso 2 novembre, ha "denunciato" l'esistenza di un contratto tra un’azienda tunisina ed una società italiana che, secondo l'emittente, includerebbe il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti l’anno dal nostro Paese alla Tunisia. Il caso ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica tunisina e ha spinto a parlare di scandalo dei rifiuti tra i due Paesi. I dati complessivi sull'importazione e l'esportazione dei rifiuti raccontano però una storia molto più complessa. Non è un segreto che l'Italia sia costretta a portare fuori dal Paese una mole importante di rifiuti. Ma non si tratta di un'abitudine soltanto italiana. Secondo quanto riporta uno studio dell'Agenzia europea dell'Ambiente (Eea) sull'economia circolare pubblicato nell'ottobre del 2019, solo "dall’inizio dello scorso anno, l’Ue ha esportato circa 150 mila tonnellate di rifiuti di plastica al mese".

Invece, prendendo come riferimento i rifiuti speciali (cioè quelli prodotti soprattutto da industrie e aziende), scopriamo che l'Italia nel 2018 ne ha esportati per un volume pari a circa 3,5 milioni di tonnellate. Secondo il rapporto Ispra 2020 sui rifiuti speciali, i maggiori quantitativi di questi ultimi nel 2017-2018 sono stati destinati alla Germania, complessivamente 957mila tonnellate (il 27,5 per cento del totale). A seguire troviamo Austria (322mila tonnellate) e Francia (267mila tonnellate). L'Italia però è anche un Paese che importa un'elevata quantità di rifiuti speciali, per un volume che nel 2017-2018 è stato pari a 7,3 milioni di tonnellate. Si tratta soprattutto per il 78,7 per cento di rifiuti metallici, spiega l'Ispra. Proprio dalla Germania, nel 2017-2018, abbiamo importato oltre 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. A seguire troviamo la Svizzera (1,07 milioni) e la Francia (un milione circa di tonnellate di rifiuti). Tra i Paesi da cui importiamo rifiuti speciali troviamo la stessa Tunisia (4.913 tonnellate).

C'è poi tutta la problematica dei rifiuti urbani. Solo per fare un esempio rilevante, quelli prodotti nella Regione Lazio nel 2017 sono stati pari a 2,97 milioni di tonnellate (oltre 50mila tonnellate in meno rispetto all'indagine di Ispra relativa all’anno 2016). Si tratta di una parte significativa dei rifiuti urbani nazionali, dal momento che quelli prodotti nel Lazio costituiscono circa la metà di quelli prodotti al Centro Italia (46 per cento) e il 10 per cento di quelli prodotti sull’intero territorio nazionale. Nel 2017, oltre l’80 per cento dei rifiuti indifferenziati nel Lazio (circa 1,3 milioni di tonnellate) è stata inviata a impianti di trattamento meccanico-biologico regionali, che con processi meccanici e biologici modificano i rifiuti, generando prodotti che in seguito devono trovare una collocazione definitiva. Circa 174 mila tonnellate delle rimanenti sono state trattate, sempre all’interno della Regione, in impianti a trattamento meccanico, mentre circa 90 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati sono poi state inviate in parte fuori Regione, in parte all’estero. In Austria, ad esempio, sono state mandate 50 mila tonnellate di rifiuti, tutte dal Comune di Roma, tutte legalmente.

Queste cifre ci raccontano, tra l'altro, che quello dell'export dei rifiuti rappresenta una necessità di molti Paesi e spesso un segmento dell'economia degli Stati coinvolti. Sull'onda del clamore mediatico generato dal reportage andato in onda sull'emittente “Al Hiwar al Tunisi”, il ministero degli Affari locali e dell'ambiente tunisino ha comunque annunciato di aver disposto l'apertura di un'indagine sul contratto concluso dalla società tunisina per l'importazione di rifiuti dall'Italia, ma senza divulgare il nome dell’azienda coinvolta. Secondo l'emittente radiofonica privata “Mosaique Fm”, in Tunisia sarebbero infatti arrivati 70 container che trasportano 120 tonnellate di rifiuti. Più di 200 tonnellate di altri rifiuti starebbero ancora aspettando di essere smistati nel porto di Sousse, secondo la stessa fonte. Si tratterebbe di rifiuti di varia natura tra cui i rifiuti ospedalieri. Al momento però ci sarebbero ancora poche conferme pubbliche della vicenda. Nel frattempo l'assessorato agli Affari locali e all'ambiente non ha negato, in un comunicato della scorsa settimana, l'esistenza di tale mercato, ma ha precisato di non aver concesso alcuna autorizzazione alla società coinvolta nella vicenda.

Anche l'Amministrazione generale delle dogane tunisine la scorsa settimana si è astenuta "dall'esprimersi sul caso di una società tunisina che importa rifiuti dall'Italia", secondo quanto affermato dal portavoce Haitham al Zinad, citato dall’emittente radiofonica nazionale “Mosaique Fm”. "Non siamo in grado di commentare questo dossier”, ha spiegato Al Zinad. Nel frattempo la vicenda è arrivata anche alla politica, con il parlamentare tunisino Majdi Karbai (Corrente democratica) che ha scritto alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo di rifiuti. Nella missiva, Karbai indicherebbe nella Sra Campania l'azienda coinvolta, sulla base delle informazioni contenute nel reportage dell’emittente “Al Hiwar al Tunisi”. Questa informazione non è stata tuttavia confermata fin qui da nessuna fonte ufficiale. "Ritengo necessario il chiarimento riguardo questo scandalo – ha scritto nella lettera Majdi Karbai – e l'apertura di un'inchiesta riguardo l'accaduto".

In attesa di elementi ulteriori e di un eventuale sviluppo della vicenda, per il momento si può affermare che se l'esportazione di rifiuti in altri Stati membri e Paesi terzi è una prassi consolidata, ciò non significa che si tratti di un mercato che può essere dipinto interamente come illegale. Né si può parlare in questi termini, senza fare distinguo, di scandalo dei rifiuti tra Italia e Tunisia. Certo, come sottolineato dall'Eea, a livello europeo si ritiene di dover lavorare per ridurre la quota di export di rifiuti. Si tratta comunque di una tendenza già in atto. Solo per quanto riguarda la plastica, tra il 2017 e il 2019 c'è stata un'importante riduzione in termini di volume, e ciò anche a causa delle restrizioni imposte dalla Cina, che hanno diretto l'attenzione dei Paesi Ue verso altre mete. L'Asia resta comunque un continente importatore. Solo la Germania, ad esempio, secondo quanto riporta il sito web di "Handelsblatt", tra i mesi di gennaio e ottobre 2018 ha esportato 114mila tonnellate di rifiuti di plastica in Malesia, una quota in aumento del 125 per cento rispetto all'anno precedente. (Rin)
 
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