COREA DEL SUD

 
 

Corea del Sud: 37 per cento delle aziende non ha pagato gli interessi sul debito del 2019

Seul, 21 ott 2020 06:50 - (Agenzia Nova) - Circa il 37 per cento delle aziende della Corea del Sud non è stata in grado di pagare gli interessi sui debiti sottoscritti nel 2019, secondo i dati pubblicati oggi, 21 ottobre, dalla Banca di Corea. Lo riferisce il quotidiano “Korea Herald”, che lancia l’allarme per il deterioramento della solidità finanziaria del mondo produttivo sudcoreano in un contesto di grave incertezza economica legata alla pandemia di coronavirus. Secondo la Banca di Corea, sono 384.877 le imprese sudcoreane che per il terzo anno consecutivo, nel 2019, hanno generato meno utile delle spese di rifinanziamento del debito: il 36,6 per cento del totale, in aumento rispetto al 35,2 per cento del 2018. La percentuale è la più elevata dal 2009 quando, a seguito della crisi finanziaria globale, la banca centrale sudcoreana ha iniziato a raccogliere i dati. Il numero delle aziende sudcoreane cosiddette marginali (dai costi medi più alti rispetto alle concorrenti) o zombie – che da tre anni o più non riescono a ripagare gli interessi sul debito – aumenterà ulteriormente quest’anno a causa della pandemia.

La Corea del Sud ha perso 392mila posti di lavoro nel solo mese di settembre, registrando una contrazione del numero complessivo degli occupati per il settimo mese consecutivo. Lo riferisce il quotidiano ”Korea Herald”, che pubblica gli ultimi dati dell’ente statistico nazionale sudcoreano. Il mese scorso il tasso di disoccupazione del paese è aumentato di ben mezzo punto percentuale su base annua, al 3,6 per cento. Il numero degli occupati è calato a 27,01 milioni. La fase di contrazione del mercato del lavoro sudcoreano, causata dalla pandemia di coronavirus, è la più lunga dalla crisi finanziaria globale del 2009, quando il numero degli occupati nel paese era calato per otto mesi consecutivi. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni), in particolare, ha raggiunto l’8,9 per cento a settembre, in aumento dell’1,6 per cento annuo.

La Banca di Corea ha confermato il tasso di riferimento vicino allo 0,5 per cento oggi, 14 ottobre, al termine di una riunione del consiglio politico della banca. La banca centrale ha lasciato intendere di voler esercitare cautela, per non aggravare il surriscaldamento dei mercati creditizio e immobiliare del paese nel contesto della pandemia di coronavirus. La banca centrale aveva ridotto il tasso di riferimento di mezzo punto percentuale lo scorso marzo, allo 0,75 per cento, e di un ulteriore 0,25 per cento, sino al livello attuale, nel mese di maggio, per limitare le ricadute economiche del coronavirus. In una nota diffusa al termine della riunione odierna, la Banca di Corea sottolinea che “i mutui immobiliari sono cresciuti ad un ritmo maggiore e i prezzi degli immobili residenziali sia nelle aree urbane che in quelle rurali del paese hanno continuato ad aumentare”.

I prestiti garantiti da immobili elargiti dalle banche della Corea del Sud alle famiglie di quel paese hanno registrato un ulteriore aumento nel mese di settembre, a conferma dell’irrisolta crisi della bolla dei prezzi immobiliari in quel Paese. Lo attestano i dati pubblicati dalla Banca di Corea ieri, 13 ottobre. Il credito delle banche sudcoreane alle famiglie hanno raggiunto l’ammontare complessivo di 958mila miliardi di won (832,5 miliardi di dollari) alla fine si settembre, in aumento di 9.600 miliardi di won rispetto al mese precedente, secondo i dati della banca centrale. Ad agosto la banca centrale aveva registrato un aumento record, pari a 11.700 miliardi di won. L’aumento è in gran parte attribuibile alla domanda di mutui immobiliari. Il governo sudcoreano ha presentato negli ultimi mesi una serie di misure tese a contenere il surriscaldamento del mercato immobiliare di quel Paese, che però non paiono aver sortito gli effetti sperati.

L’inflazione dei prezzi al consumo in Corea del Sud ha registrato un incremento dell’1 per cento annuo nel mese di settembre, l’aumento più marcato da sei mesi a questa parte, secondo i dati ufficiali pubblicati ieri, 6 ottobre, dall’Ente statistico ufficiale di quel paese. Secondo la stampa sudcoreana, il dato riflette quasi certamente l’effetto temporaneo del maltempo che negli ultimi mesi ha causato un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e ittici, che hanno registrato il balzo più marcato da un decennio a questa parte. L’indice dei prezzi al consumo per il mese di settembre si è attestato a 106,20, conseguendo una crescita di un punto percentuale per la prima volta da marzo. Per la maggior parte del primo semestre 2020, l’indice rimasto stazionario o ha segnato una contrazione. La fine della stagione dei monsoni, che quest’anno è stata particolarmente violenta, dovrebbe portare alla stabilizzazione dei prezzi dei prodotti agroalimentari.

La Corea del Sud ha registrato un aumento delle esportazioni del 7,7 per cento su base annua nel mese di settembre, il primo dato positivo da sette mesi a questa parte, secondo i dati ufficiali pubblicati dal governo nella giornata oggi, primo ottobre. Le esportazioni, che generano circa la metà del prodotto interno lordo della Corea del Sud, sono ammontate a 48,05 miliardi di dollari nel mese di settembre. L’incremento del 7,7 per cento conseguito il mese scorso è il primo dallo scorso febbraio, e il più consistente da ottobre 2018. A febbraio le esportazioni sudcoreane erano aumentate del 3,6 per cento; erano seguite contrazioni dell’1,7, 25,6, 23,8, 10,9, 7,1 e 10,1 per cento nei mesi successivi. A settembre sono aumentate anche le importazioni, che hanno registrato un incremento dell’1,1 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La produzione industriale della Corea del Sud ha registrato un calo ad agosto per la prima volta nell’arco degli ultimi tre mesi, mentre i consumi interni sono aumentati, secondo i dati pubblicati lo scorso 29 settembre dall’ente statistico sudcoreano. La produzione industriale complessiva è calata dello 0,9 per cento rispetto al mese di luglio, quando invece era aumentata di un decimo di punto percentuale. Il calo ad agosto è stato del 3,4 per cento su base annua. Gli investimenti in immobilizzazioni sono calati del 4,4 per cento su base mensile, mentre le vendite al dettaglio sono aumentate del 3 per cento rispetto a luglio. La produzione nei settori minerario, manifatturiero, del gas e dell’elettricità è calata dello 0,7 per cento ad agosto; le vendite di beni durevoli, come le automobili, sono aumentate del 12,7 per cento, e quelle di beni non durevoli, come i cosmetici, dello 0,9 per cento. (Git)
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