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Nepal: visita sottosegretario Esteri indiano, Katmandu prevede discussioni anche su confine

Katmandu, 25 nov 2020 17:00 - (Agenzia Nova) - In occasione della visita del sottosegretario agli Esteri dell’India Harsh Vardhan Shringla in Nepal, domani e dopodomani, saranno discusse tutte le questioni bilaterali incluse quelle di confine. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri nepalese, Pradeep Kumar Gyawali, al quotidiano “The Kathmandu Post”. “Fondamentalmente, la visita del sottosegretario agli Esteri indiano ha due dimensioni. Aprirà la strada a ulteriori visite e scambi di alto livello e getterà le basi per i prossimi impegni di alto livello”, ha detto Gyawali. Le parti hanno annunciato la visita quasi simultaneamente l’altro ieri. Un comunicato del ministero degli Esteri indiano ha affermato che la visita proseguirà una lunga tradizione di scambi ad alto livello, con l’obiettivo di stringere ulteriormente i legami. Secondo la nota di Nuova Delhi il sottosegretario incontrerà l’omologo e altri dignitari nepalesi e discuterà un’ampia gamma di temi. Negli ultimi anni, conclude il comunicato, “la cooperazione bilaterale è stata rafforzata con molti importanti progetti di infrastrutture e connettività transfrontaliera completati con l’assistenza indiana”. Il ministero degli Esteri nepalese ha precisato che Shringla è stato invitato dall’omologo Bharat Raj Paudyal e che i colloqui si terranno il 26 novembre. Anche il comunicato del Nepal ha sottolineato la continuità degli scambi regolari ad alto livello e parlato di un’ampia gamma di temi della cooperazione bilaterale all’ordine del giorno, tra i quali viene citato il sostegno indiano nel contrasto all’epidemia di coronavirus.

La visita di Shringla è stata preceduta all’inizio di novembre da quella del generale Manoj Mukunda Naravane, capo di Stato maggiore dell’Esercito indiano: l’alto ufficiale è stato ricevuto dal primo ministro nepalese, Khadga Prasad Sharma Oli, che è anche ministro della Difesa, ed è stato decorato come generale onorario dell’Esercito del Nepal. Le due forze armate hanno una tradizione di scambio di onorificenze, ma in questo caso la decorazione è stata generalmente interpretata dagli osservatori come un gesto distensivo dopo le controversie territoriali degli ultimi mesi. Precedentemente Oli aveva già ricevuto Samant Kumar Goel, direttore della Research and Analysis Wing (R&aw), l’agenzia di intelligence estera indiana, un incontro che aveva suscitato qualche polemica a Katmandu. La distensione ha avuto inizio il 15 agosto, quando Oli ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo indiano, Narendra Modi, in occasione del Giorno dell’Indipendenza dell’India. Due giorni dopo, il 17 agosto, si è tenuta in videoconferenza l’ottava riunione del Meccanismo di supervisione Nepal-India, nella quale è stata esaminata l’attuazione dei progetti di cooperazione bilaterale, ovvero dei progetti di sviluppo finanziati da Nuova Delhi nel paese himalayano, ed è stato concordato di prendere le misure necessarie per affrontare i problemi e rimuovere tempestivamente gli ostacoli.

La disputa territoriale è annosa, ma si è riaccesa nell’ultimo anno. Il 20 maggio il governo del Nepal ha presentato la nuova carta politica del paese, che comprende anche i territori di Limpiyadhura, Lipulek e Kalapani, contesi con l’India. L’iniziativa è stata presa a sei mesi dalla pubblicazione da parte dell’India, in seguito al riassetto del Jammu e Kashmir, della nuova carta indiana, in cui è stato incluso anche il territorio di Kalapani. Lo stesso 20 maggio, il portavoce del ministero degli Esteri dell’India ha dichiarato che la carta nepalese “include parti del territorio indiano”, che “questa azione unilaterale non si basa su fatti e prove storici” ed è “contraria all’intesa bilaterale per risolvere le questioni di confine in sospeso attraverso il dialogo diplomatico” e che questo “allargamento artificiale” non sarà accettato dall’India. Nuova Delhi ha raccomandato a Katmandu di “astenersi da tali ingiustificate asserzioni cartografiche e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’India” e ha auspicato che la leadership nepalese crei “un’atmosfera positiva per il dialogo diplomatico per risolvere le questioni di confine in sospeso”.

L’esecutivo nepalese ha poi presentato in entrambe le camere del parlamento, la Camera dei rappresentanti (bassa) e l’Assemblea nazionale (alta), un emendamento costituzionale riguardante l’aggiornamento della carta politica, che è stato approvato col sostegno dell’opposizione e promulgato dalla presidenza della Repubblica il 18 giugno. La modifica riguarda l’articolo 9, comma 2 e relativo allegato 3 della Costituzione, sullo stemma nazionale. L’emblema raffigura l’Everest e le colline sullo sfondo mentre in primo piano ci sono una sagoma del Nepal e due mani, una maschile e una femminile, che si stringono, il tutto racchiuso all’interno di una ghirlanda di rododendri; in basso c’è il motto “La madre e la madrepatria sono più grandi del cielo”. La nuova sagoma del Nepal, dunque, racchiude anche i territori contesi, come la nuova carta politica. Il presidente della Commissione parlamentare per la gestione dei diritti delegati e delle garanzie governative, Narayan Bidari, ha riferito che il 24 giugno l’India ha inviato al Nepal una nota diplomatica di dissenso.

Il governo nepalese cita come riferimento giuridico il Trattato di Sugauli del 1816, ratificato dalla Compagnia delle Indie Orientali e dal Regno del Nepal dopo la guerra anglo-nepalese del 1814-16, in base al quale (articolo 5) i territori a est del fiume Sharda (o Kali o Mahakali) appartengono al Nepal. Il fiume Sharda è formato dalla confluenza di due corsi d’acqua, il Kalapani (o Lipu Gad), che scende dal confine occidentale del passo di Lipulekh, e il Kuthi Yankti, che scende dalla catena montuosa di Limpiyadhura. Il Nepal rivendica tutti i territori a est dello Sharda a partire dal suo alto corso, ovvero il Kalapani, comprendendovi anche il Lipulekh. Il territorio di Kalapani è dunque il cuore della contesa, rivendicato dall’India come parte del distretto di Pithoragar, nell’Uttarakhand, e dal Nepal come parte del distretto di Dharchula, nel Sudurpashchim. 

Alla disputa territoriale si sono aggiunte altre questioni. A luglio il canale indiano Zee News, senza fornire prove, ha ipotizzato una relazione tra il primo ministro nepalese Oli e l’ambasciatrice della Cina a Katmandu, Hou Yanqi, che precedentemente aveva incontrato il premier e altri dirigenti del Partito comunista del Nepal (Ncp), probabilmente per discutere delle divisioni interne al partito. Successivamente un altro canale indiano, Tv9 Bharatvarsh, ha intervistato Upendra Yadav, presidente del Partito socialista ed ex ministro degli Esteri nepalese, per avere una conferma della presunta caduta di Oli nella “trappola al miele” dell’ambasciatrice. Nel video Yadav dà una risposta affermativa esitando, forse non cogliendo in pieno il significato della domanda. Il politico ha poi dichiarato che le sue parole sono state distorte e di non aver mai confermato alcuna relazione. La Nepal Cable Tv Association ha reagito oscurando temporaneamente tutti i canali televisivi di informazione indiani a eccezione della rete pubblica Doordarshan e il ministero degli Esteri nepalese ha inviato una nota diplomatica a quello indiano per sollecitare un’azione contro la pubblicazione di materiali “privi di fondamento” e lesivi della “decenza pubblica”.

Inoltre, il ministro dell’Interno del Nepal, Ram Bahadur Thapa, ha affermato che i disastri naturali nel sud del paese, sono stati favoriti dalla costruzione di infrastrutture in India. Poi, Oli ha toccato un altro punto sensibile: i luoghi di nascita delle divinità induiste. “Siamo stati soppressi culturalmente. I fatti sono stati stravolti. Ancora oggi crediamo che Sita sia stata data in sposa a un principe indiano, Rama. Non l’abbiamo data a un indiano, ma a uno di Ayodhya. Ayodhya è un villaggio situato a ovest di Birgun”. Dopo le polemiche suscitate in India – la città indiana di Ayodhya, nell’Uttar Pradesh, rivendica i natali di Rama – il ministero degli Esteri nepalese ha emesso un comunicato per chiarire che nelle parole di Oli non c’erano intenti politici, ma solo la sottolineatura dell’importanza di ulteriori studi sulla geografia dell’epopea di Rama. Infine, un’altra nota è stata emessa dallo stesso dicastero per chiarire che Buddha è nato a Lumbini, in Nepal, dopo che il ministro degli Esteri dell’India, Subrahmanyam Jaishankar, lo aveva definito “indiano”, salvo poi precisare che si riferiva alla comune eredità culturale. (Inn)
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