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La vittoria di Maia Sandu alle elezioni presidenziali sposta la Moldova sul percorso europeo

La vittoria di Maia Sandu alle elezioni presidenziali sposta la Moldova sul percorso europeo
Chisinau, 16 nov 17:14 - (Agenzia Nova) - La netta vittoria della candidata filoeuropea e leader del Partito azione e solidarietà (Pas), Maia Sandu, al secondo turno delle elezioni presidenziali in Moldova può rappresentare una chiave di volta portando il Paese su una chiara linea di convergenza verso l’Ue e l’Occidente in generale. Confermando i pronostici, Sandu ha ottenuto un consenso ampio al ballottaggio battendo questa volta il presidente in carica, il filorusso Igor Dodon, in una riproposizione del duello di quattro anni fa. Questa volta l’economista ha avuto la meglio sul candidato socialista grazie ad un autentico plebiscito da parte della diaspora: ben il 97 per cento dei moldavi all’estero ha votato per la leader di Pas. A ciò si aggiunge una crescita dei consensi anche su base interna che le hanno regalato il 57 per cento dei voti su base nazionale e quasi il 60 per cento nella capitale Chisinau. A Dodon non è bastato il tradizionale appoggio degli elettori della Transnistria (regione separatista filorussa della Moldova orientale) al candidato che si presenta come più vicino al Cremlino. Quest’ultimo ha pagato cara la gestione della pandemia di coronavirus ed una serie di scandali anche personali che lo hanno portato a perdere per certi versi anche il sostegno di Mosca. Inoltre a pesare sulle sorti del capo di Stato uscente, il bacino di voti che il leader del partito Nostru, Renato Usatii - arrivato terzo al primo turno - ha fatto convergere a favore della Sandu. In cambio, come spiegato dallo stesso Usatii in campagna elettorale, la Moldova dovrà tornare alle urne grazie ad elezioni anticipate che potrebbero rivoluzionare lo scacchiere politico all’interno del Parlamento.

Sandu, una volta assunto ufficialmente l’incarico alla presidenza, potrà sciogliere il Parlamento monocamerale nel tentativo di portare all’interno dell’Assembla nazionale una maggioranza di centrodestra europeista e in discontinuità con le due forze principali forze politiche del passato: i socialisti e il Partito democratico della Moldova (Pdm). Se sui primi pesa l’accusa di finanziamento illecito dalla Russia e l’organizzazione di voto di scambio in Transnistria, sui democratici resta l’ombra delle vicende giudiziarie che hanno visto protagonista l’ex leader Vlad Plahotniuc, fuggito dal Paese dopo la caduta del governo del Pdm. A urne chiuse Dodon ha riconosciuto la sconfitta seppur annunciando ricorsi per presunti “brogli” che avrebbero minato il voto in alcuni seggi e che dovranno, a suo dire, essere vagliati dagli organi competenti. Una fase “turbolenta” sembra aprirsi per il Paese dopo il voto che ha legittimato la proposta di Sandu di un cambiamento profondo in particolare contro quello che lei ha definito lo status quo, ovvero un sistema pubblico costruito sugli interessi di parte e sulla corruzione.

In questo contesto la presidenza Sandu non avrà la strada spianata fintanto che la composizione del Parlamento resta la stessa. “La situazione adesso non è facile per Dodon che cercherà di mantenere il controllo del governo magari chiedendo al premier Ion Chicu di fare un passo indietro nel tentativo di potere occupare lui stesso la carica di primo ministro ma è molto difficile per cui appare più probabile che Sandu mantenga la parola data e sciolga il Parlamento”, chiarisce ad “Agenzia Nova” l'analista di “Limes”, Mirko Mussetti, secondo cui il capo di Stato uscente dovrà adesso “guardarsi le spalle” dalla figura di Usatii che potrebbe diventare il garante delle istanze russofone. A differenza di Dodon che pur dichiarandosi filorusso resta in ogni caso di origine romenofona, il sindaco di Balti (considerata la capitale del Nord) può diventare il nuovo ago della bilancia nello scenario politico nazionale nel caso in cui riuscisse a fare eleggere i suoi rappresentanti all’interno dell’emiciclo. Per questo una terza strada potrebbe anche palesarsi per Dodon ovvero quella della latitanza: “Se venisse appurato il finanziamento illecito ottenuto da Mosca sia dal suo partito che direttamente a lui, allora Dodon potrebbe essere costretto a scappare dalla Moldova molto probabilmente o in Russia o in Turchia”, evidenzia Mussetti ricordando che proprio l’ex oligarca Plahotniuc ha ottenuto la cittadinanza turca seppur proprio oggi le autorità di Ankara abbiano rivelato come lo stesso avrebbe lasciato il Paese lo scorso 4 ottobre.

La vittoria di Sandu alle elezioni presidenziali rappresenta anche una nuova conferma all'arretramento della sfera d'influenza russa nella regione ampia dell’Europa orientale o forse dell’interesse marginale verso la regione moldova della Bessarabia, privilegiano il confine naturale del fiume Nistro e quindi della Transnistria. Con gli occhi puntati sulla situazione in Bielorussia e soprattutto nella gestione politica dell’uscita dal conflitto nel Nagorno-Karabakh, il leader del Cremlino, Vladimir Putin, non ha mancato oggi di congratularsi con Sandu auspicando una costruttiva collaborazione. “È probabile che cerchino di delineare come nuova figura di riferimento Usatii, soprattutto in caso di futura unificazione della Moldova con la Romania, Usatii si presenterebbe come fondatore di un partito di russofoni che grazie ad un pacchetto di voti come quello ottenuto alle presidenziali sarebbe sufficiente ad entrare al Parlamento di Bucarest, dove non esiste alcuna formazione politica filorussa in tutto l’arco costituzionale, in un Paese che è punto di riferimento della Nato”, sottolinea ancora Mussetti nella sua analisi. E proprio dalla Romania è arrivato oggi un altro messaggio di congratulazioni nella figura del capo di Stato, Klaus Iohannis, che ha già annunciato una visita in Moldova nel prossimo futuro dopo un colloquio con la neo presidente. Sarebbe un messaggio dal valore simbolico non di poco conto la presenza di un capo di Stato romeno all’interno del territorio moldavo nell’ottica di rimettere mano al progetto di riunificazione che sembra adesso vedere maggiori consensi a Chisinau. Per questo uno degli obiettivi della presidenza di Sandu potrebbe essere proprio il “tentativo di consolidare un terzo della cittadinanza su una posizione unionista e rafforzarne sottotraccia lo spirito presente nel Paese”, aggiunge l’analista geopolitico.

Intanto anche dalle istituzioni europee non sono mancate le reazioni positive all’elezione di Sandu che ha da subito chiarito che dopo il suo insediamento come presidente, intende avviare consultazioni con i partiti politici del parlamento di Chisinau. Una nuova fase sembra profilarsi per il Paese dell’Europa orientale che con la vittoria dell’ex premier segna “un chiaro appello per contrastare la corruzione e ripristinare il rispetto dello stato di diritto”, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Mentre per il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, “il popolo moldavo ha inviato un segnale potente per una relazione più stretta con l'Unione europea e un futuro migliore per tutti”. Il risultato delle elezioni presidenziali “porta un nuovo respiro al percorso democratico del Paese e segna un nuovo inizio per le relazioni di Chisinau con l'Unione europea”, hanno dichiarato il presidente della commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo, il popolare tedesco David McAllister, e il presidente della delegazione alla commissione parlamentare di associazione Ue-Moldova, il popolare tedesco Siegfried Muresan. "Maia Sandu è stata l'unica candidata alla presidenza che ha fatto la campagna elettorale sul popolo moldavo. Ha messo gli interessi e le esigenze di ogni cittadino moldavo al centro della sua campagna”, hanno aggiunto. (Moc)
 
 
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