ARGENTINA SEMPRE PIù VICINA ALLA CINA

 
 

Argentina sempre più vicina alla Cina: a rischio il cortile di casa degli Stati Uniti

Argentina sempre più vicina alla Cina: a rischio il cortile di casa degli Stati Uniti
Buenos Aires, 05 ott 2020 18:40 - (Agenzia Nova) - In cerca di risposte a una crisi finanziaria che dura da anni, alle costanti pressioni sulla valuta nazionale e sull'inflazione, l'Argentina di Alberto Fernandez volge sempre più lo sguardo verso la Cina. Una strategia che consente a Pechino di aprire una delle principali porte dell'America latina, sfidando il tradizionale legame che la regione ha con i destini economici e politici degli Stati Uniti. L'ultima accelerazione nei rapporti bilaterali è arrivata la settimana scorsa, con una telefonata tra Fernandez e l'omologo cinese Xi Jinping, molto celebrata sui media argentini. Una conversazione di 40 minuti, la prima chiamata diretta dopo mesi di serrati contatti epistolari, nella quale si è passato in rassegna lo stato dell'Associazione strategica integrale, ma si sono gettate le basi per altri promettenti sviluppi. Il tutto, ricostruisce la stampa locale, con Fernandez che al momento della telefonata non ha voluto altri che l'interprete.

La prima e significativa novità sarebbe arrivata nei giorni successivi, quando la Banca centrale argentina (Bcra) ha annunciato l'imminente via libera all'acquisto della moneta cinese "yuan" per effettuare transazioni commerciali in Cina e per alcuni contratti di tipo future. Gli argentini non potranno acquistare fisicamente lo "yuan", non potranno aprire conti correnti nella divisa cinese e le operazioni saranno lecite solo per alcuni mesi, il tempo di chiudere la stagione della raccolta, e attendere il dollaro che gli esportatori (principalmente di soia) immetteranno nel sistema finanziario locale. Ma si tratta comunque di un'importante apertura all'export cinese e un segnale che le manovre per diminuire la domanda di dollari, causa della costante svalutazione del peso, potranno sempre più spingere Buenos Aires a oriente.

I due presidenti hanno anche ripreso in mano il dialogo strategico messo in sordina dall'ex presidente Mauricio Macri. Il Paese sudamericano, che paga lo scotto della pandemia anche con un aumento diffuso della povertà, ha sete di appoggio finanziario e tecnologico esterno. La Cina ha già da mesi rubato al Brasile il posto di principale socio strategico dell'Argentina, ma c'è ancora grande spazio per investimenti infrastrutturali, in tutti i campi: nell'agenda dei colloqui, riporta il quotidiano "Pagina 12", finiscono tra gli altri possibili partnership nella costruzione o sviluppo di centrali idroelettriche o nucleari, porti, impianti idrici, linee di trasmissione elettriche, ma anche treni, parchi eolici, idrovie e quanto serve a rendere sempre più redditizio il ricco giacimento di shale oil e shale gas di "Vaca Muerta".

Cruciali in questo senso i negoziati per portare l'Argentina nella Belt and Road Iniziative (Nuova via della seta, Bri) il piano di sostegno allo sviluppo infrastrutturale attraverso cui Pechino punta a creare solidi rapporti industriali con i paesi che vi saranno coinvolti. Trattative che in America latina hanno coinvolto paesi come Uruguay, Panama, Cile e Perù, ma ancora nessuna delle economie regionali di "prima grandezza", Messico, Brasile e la stessa Argentina. Stando ai numerosi segnali lanciati dai funzionari dei due governi nelle ultime settimane, l'ingresso dell'Argentina non è più un problema di "se", ma di "quando". A questo, riporta ancora la testata, si deve aggiungere il lavoro che Buenos Aires sta facendo per lavorare al fianco della Banca asiatica di investimenti e infrastruttura.

Fernandez ha confermato l'intenzione di recarsi a Pechino entro la fine dell'anno, pandemia permettendo, con una robusta delegazione di industriali al seguito. Xi potrebbe ricambiare, entro fine 2021. Al tempo stesso, Xi ha chiesto a Fernandez di promuovere una maggiore integrazione del gigante asiatico all'interno del Mercosud (il Mercato comune del sud cui appartengono Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) e della Comunità degli stati latinoamericani e caraibici (Celac, organismo che riunisce tutte le Americhe eccezion fatta per Usa e Canada, oltre che per Cuba, uscita per decisione propria). Il tutto, come detto non può passare inosservato a Washington. L'amministrazione di Donald Trump, in aperta "guerra fredda commerciale" con la Cina, ha più volte avvertito di non permettere la penetrazione del gigante asiatico nelle strutture strategiche regionali, a partire dal mondo che si pare con la tecnologia del 5G. Buenos Aires non ha ufficialmente rotto con Washington, il negoziato per il rientro dell'enorme debito estero con creditori privati ha funzionato anche per l'intermediazione degli Usa, ma la sintonia che si era sviluppata con la presidenza Macri è passata.

Il Paese sudamericano non segue la Casa Bianca nella sua severa offensiva contro il Venezuela di Nicolas Maduro: si schiera a fianco del Messico e, in parte, dell'Unione Europea nel tentativo di trovare una soluzione che passi per il negoziato interno, senza tralasciare critiche alle sanzioni comminate dalla casa Bianca. Buenos Aires, al contrario di Washington non sostiene la presidente "ad interim" della Bolivia, Jeanine Anez, ritenendo non legittima la destituzione di Evo Morales, l'ex capo dello stato oggi esiliato a Buenos Aires. Senza contare che l'Argentina ha fino all'ultimo cercato di ostacolare la nomina di Maurico Claver-Carone, consigliere di Trump, alla guida della Banca interamericana dello sviluppo (Bid), prima proponendo un suo candidato, quindi guidando la "fronda" dei paesi che denunciavano la rottura della tradizione secondo cui l'incarico era sempre stato assegnato a un latinoamericano. (Abu)
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE