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Libia: Bashaga atterra in Egitto, è una visita storica per un ministro del Gna

Libia: Bashaga atterra in Egitto, è una visita storica per un ministro del Gna
Il Cairo, 04 nov 2020 13:01 - (Agenzia Nova) - La crisi in Libia potrebbe essere davanti a una svolta. Per la prima volta da molto tempo, infatti, un alto funzionario di Tripoli si reca oggi in visita ufficiale in Egitto. Il ministro dell'Interno del Governo dell'accordo nazionale (Gna), Fathi Bashaga, è atterrato stamane al Cairo per una missione per certi versi storica. L’Egitto sostiene notoriamente le istanze delle autorità della Cirenaica, non riconosciute al livello internazionale, ed è da tempo in rotta di collisione con la Turchia, che invece appoggia l’esecutivo con sede in Tripolitania. Il presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, ha più volte avvertito le forze alleate al Gna che Sirte è una “linea rossa” per la sicurezza nazionale egiziana. Eppure, secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti libiche, Turchia ed Egitto stanno da tempo negoziando dietro le quinte la pace in Libia. Bashaga non è un ministro qualunque. Ex pilota di aerei e originario della città-Stato di Misurata, l’esponente del Gna è uno dei principali aspiranti alla carica di primo ministro nel futuro governo di unità nazionale che dovrebbe nascere dai colloqui mediati dall’Onu. Le sue frequenti visite in Turchia e in Qatar lo accreditano come principale candidato della Fratellanza musulmana, eppure Bashaga non fa ufficialmente parte di questo movimento che – del resto – è bandito in Egitto perché considerato alla stregua di un gruppo terroristico.

Il dicastero dell’Interno del governo libico riconosciuto dall’Onu si è limitato a scrivere in un breve comunicato che Bashaga “sta visitando l'Egitto nel quadro della cooperazione bilaterale e delle sfide comuni che i due Paesi stanno affrontando”. Nel corso dei colloqui, il politico libico originario di Misurata - molto apprezzato dalla Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan e dal Qatar dall’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, entrambi rivali del presidente egiziano Al Sisi - discuterà “del rafforzamento della cooperazione congiunta in materia di sicurezza”, nonché degli sforzi “per affrontare la minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata in modo da preservare la sicurezza nazionale comune tra Libia ed Egitto”. Secondo la stessa fonte, "Bashaga ha espresso la sua profonda gratitudine alla leadership, al governo e al popolo egiziano per la costruttiva cooperazione nel campo della promozione della sicurezza, della pace e della stabilità in Libia". Lo stesso comunicato spiega che il Governo di accordo nazionale della Libia “lavorerà con l'Egitto in modo da preservare la sicurezza e la stabilità di entrambi i paesi”.

Secondo il quotidiano egiziano "Youm 7", Bashaga discuterà al Cairo di tre dossier: lotta terrorismo, smantellamento delle milizie armate, espulsione dei mercenari stranieri dalla Libia. Il ministro, spiegano fonti libiche del giornale egiziano, “discuterà al Cairo della lotta al terrorismo, dello smantellamento delle milizie armate e della possibilità di reintegrare i loro membri nelle istituzioni militari e di sicurezza e di polizia libiche, oltre alla questione dell'espulsione dei mercenari stranieri dalla Libia". Secondo il quotidiano del Cairo, inoltre, la parte egiziana reitererà la richiesta che “nessuna persona affiliata alla corrente dell'Islam politico, come quella dei Fratelli musulmani, debba governare in Libia”. La visita dell’esponente di Misurata in Egitto avviene peraltro mentre a Ghadames, la “città bianca” della Libia al confine con l’Algeria, sono in corso i colloqui del Comitato militare misto 5+5, ribattezzato “Comitato dei dieci” dall’inviata Onu, Stephanie Williams. Si tratta del primo round della “pista militare” del percorso di riconciliazione avviato dall’Onu che si tiene di persona sul territorio libico. Al centro dei colloqui, secondo quanto riferito dalla diplomatica statunitense, vi è "il meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco e il dispiegamento di potenziali osservatori nella regione interessata, ma quello che abbiamo ora è una richiesta di sovranità per la Libia tramite l'uscita di mercenari e forze straniere dal paese”.

Il testo dell’Accordo per un cessate il fuoco completo e permanente in Libia sottoscritto a Ginevra il 23 ottobre dallo stesso Comitato militare prevede - tra le altre cose - lo scambio di prigionieri, lo smantellamento delle milizie, la riforma della sicurezza dei pozzi petroliferi, lo stop immediato ai programmi di addestramento e il ritiro de mercenari. Quest’ultimo punto, quello della partenza dei mercenari, è stato posto da entrambe le parti, ma il governo di Tripoli – e in particolare il ministro della Difesa, Salah Din Ali Namroush – ritiene di essere penalizzato poiché ha sottoscritto accordi “alla luce del sole” con la Turchia, mentre le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar beneficiano di mercenari russi, sudanesi e di altre nazionalità in modo non altrettanto trasparente. Un altro problema è quello relativo allo smantellamento delle milizie. Su questo punto sembrerebbero esserci delle divergenze tra il ministro dell’Interno Bahsaga, che da tempo spinge per smantellare o comunque accorpare i gruppi armati di Tripoli, e il ministro della Difesa Namroush, più cauto e prudente del suo collega nell’andare a intaccare i fragili equilibri dell’alleanza che ha sconfitto le truppe del generale Khalifa Haftar, cacciato dalla Tripolitania ma non ancora vinto. (Res)

"La costante attenzione a temi e zone meno notiziabili del mondo, costituiscono un valore aggiunto per Nova"

Emanuela Del Re
Rappresentante Speciale dell'Unione Europeaper il Sahel
20 luglio 2021


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