Esteri

 
 
 

I fatti del giorno - Medio Oriente

Roma, 30 ott 2020 12:00 - (Agenzia Nova) - Medio Oriente: coalizione a guida Usa, 1.400 civili uccisi in raid in Siria e Iraq dal 2014 - Più di 1.400 civili sono stati uccisi dalle forze della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in Iraq e Siria, secondo quanto reso noto dall'operazione Inherent Resolve aggiornando il bilancio delle vittime accidentalmente uccise nel corso di operazioni antiterrorismo. Lo riferisce il portale curdo "Shafaq". Secondo i vertici della coalizione, quest’ultima ha liberato 110 mila chilometri quadrati e 7,7 milioni di persone dall'Is in Siria e Iraq, effettuando 34.917 raid antiterrorismo tra agosto 2014 e settembre 2020. "Una ricerca dell'operazione Inherent Resolve a guida Usa ha dimostrato che almeno 1.410 civili sono stati accidentalmente uccisi nel corso di attacchi aerei condotti dalla coalizione", hanno asserito i vertici di quest'ultima.

Iraq: bombardati dall’Iran villaggi di confine nella provincia di Erbil - L’Iran ha bombardato con artiglieria pesante i dintorni dei villaggi di Katina, Barbzin e Bnaparez, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno presso la frontiera con la Repubblica islamica. Lo riferisce il portale curdo-iracheno "Rudaw". Secondo fonti locali, nessuno è rimasto ucciso o ferito nel bombardamento. "L'Iran sta bombardando la regione con il pretesto di prendere di mira i gruppi di opposizione iraniani con base nelle zone montuose della regione", ha affermato Maghdid Ahmed, sindaco del distretto di Soran obiettivo del bombardamento, aggiungendo che l'artiglieria iraniana ha "danneggiato frutteti e boschetti" nell'area. Secondo Ahmed, i partiti di opposizione curdi con sede nell'area "non hanno rappresentato una minaccia per la sicurezza dell'Iran". L'area è stata oggetto negli scorsi mesi di bombardamenti sia turchi contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che iraniani contro il Partito democratico curdo iraniano (Kdpi), sul confine con la Repubblica islamica. Gli attacchi hanno portato all'evacuazione di oltre un centinaio di villaggi nelle aree interessate.

Libano: società turca Karadeniz richiede a Electricité du Liban 160 milioni di dollari - Karadeniz, la società turca che ha affittato al Libano due centrali elettriche galleggianti dal 2013, chiede a Electricité du Liban il pagamento di arretrati per un totale di oltre 160 milioni di dollari. Lo riferisce il quotidiano libanese "L'Orient Le Jour". Con circa 370 megawatt, l'operatore fornisce una parte significativa della produzione di Edl, che si aggira intorno ai 2.000 megawatt, comunque insufficienti al fabbisogno del Libano. Il settore dell'energia elettrica è oggetto di accesa discussione nel paese per la sua incapacità di garantire la fornitura di corrente 24 ore su 24 sin dalla fine della guerra civile. E ciò malgrado lo Stato versi nelle casse della società elettrica Electricité du Liban quasi due miliardi di dollari ogni anno. Il piano di riforme del settore ventilato più volte nel corso degli anni prevede l'istituzione di un'autorità per la supervisione, la costruzione di nuove centrali elettriche più efficienti ed economiche, l'aumento delle tariffe e la riduzione delle perdite nella linea.

Arabia Saudita: presentati i concept design per il resort Sharaan ad Al-Ula - Sono pronti i nuovi concept design per il resort Sharaan di Jean Nouvel, che offrono uno sguardo più approfondito nell’audace visione dell’architetto per Al-Ula, l’oasi culturale nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. Situato nel profondo della Sharaan Nature Reserve, il progetto attinge dalle vicine meraviglie nabatee di Hegra, il primo sito Unesco, Patrimonio dell’Umanità dell’Arabia Saudita. In una Prima mondiale, l’eredità storica di 2 mila anni è stata ripresa da Jean Nouvel potenzialmente per la prima volta da quando i Nabatei scolpirono la millenaria roccia di arenaria della regione. Nello svelare il concetto, Jean Nouvel ha descritto Al-Ula come “l’unione tra un paesaggio e la storia; la storia di antiche civiltà in un paesaggio straordinario – l’unico luogo dove creare un simile capolavoro”. Nouvel ha evidenziato l’importanza di preservare un paesaggio così unico: “Al-Ula è un museo. Ogni wadi e costone, ogni tratto di sabbia e profilo roccioso, ogni sito geologico e archeologico meritano la massima considerazione. È fondamentale mantenere tutta la sua peculiarità e preservare la sua attrattiva che si basa in gran parte sul suo carattere remoto e a tratti arcaico. Dobbiamo salvaguardare al tempo stesso un piccolo mistero così come la promessa di scoperte future". L’impegno di Nouvel a rispettare il paesaggio e il patrimonio storico di AlUla non ha significato allontanarsi dalle idee architettoniche moderne. “Al-Ula merita di acquisire un grado di modernità”, suggerisce. “Concepire il futuro è un obbligo costante che ci richiede di vivere appieno i luoghi nel presente e di evocare il passato”. Jean Nouvel spiega come sta adattando i vecchi stili di vita al nostro mondo moderno, riducendo al minimo l’impatto sui paesaggi naturali e urbani. Per fare tutto ciò Nouvel ha introdotto una nuova tipologia di architettura mai vista prima, utilizzando l’astrazione e scolpendo all’interno del paesaggio stesso piuttosto che competere con esso. Traendo ispirazione dai Nabatei gioca su antichi stili di vita per costruire nel presente ed affrontare le sfide del futuro. Jean Nouvel integra il modo in cui i Nabatei interagivano con l’ambiente, sia verticalmente che orizzontalmente, per riconnettersi con la terra e realizzare habitat sostenibili, al riparo dal caldo estivo e dal freddo invernale. Nouvel vede in questo resort l’opportunità di dare vita ad una forte esperienza dimensionale, sensoriale ed emotiva ai confini della natura, dell’architettura e dell’arte – dove il suono, la musicalità, la consistenza, il tocco, la potenza e la complessità della natura sono ovunque, dalle pietre finemente spezzettate dei balconi alla singolare granulosità di ciascuna parete rocciosa, tutto diventa un’opera d’arte in sé. “Il nostro progetto non deve mettere a repentaglio ciò che è stato consacrato dall’umanità e dal tempo”, sottolinea Nouvel “il nostro progetto celebra lo spirito nabateo senza farne una caricatura. Questa creazione diventa veramente un atto di cultura”. Con l’approccio tipico di un curatore museale, Jean Nouvel ha creato spazi pubblici orientati alla gioia di viverli di giorno, di notte, con tutti i vari colori, luci, ombre, venti, piogge torrenziali e il trascorrere del tempo. Invita i viaggiatori a intraprendere un viaggio attraverso migliaia di anni di civiltà e strati geologici all’interno di ogni dettaglio del suo disegn, dalla percezione permanente delle rocce al morbido confort delle poltrone, dei divani e delle sedie. Il risultato finale vedrà gli ospiti immergersi profondamente in un viaggio memorabile attraverso il tempo e lo spazio, offrendo un’autentica scoperta dell’essenza di Al-Ula. Attraverso esperienze coinvolgenti nella natura selvaggia della riserva di Sharaan, i viaggiatori avranno una percezione personalizzata delle centinaia di siti archeologici di Al-Ula. Tuttavia, questo livello di lusso non sarà a scapito del contesto naturalistico in quanto il nuovo resort conterà su energia senza emissioni e nuovi standard di sostenibilità. Sharaan by Jean Nouvel Resort sarà un elemento chiave della strategia per lo sviluppo di Al-Ula come destinazione di interesse globale per cultura, storia ed eco-turismo. È stato concepito secondo le linee guida della Charter of Al-Ula, documento che include 12 principi guida, che impegna la Royal Commission for Al-Ula (Rcu) a uno sviluppo futuro di lungo termine che contribuirà anche all’economia diversificata della regione con l’offerta di ristoranti e di un Retreat Summit Centre. Amr Al-Madani, Ceo di Rcu, ha dichiarato: “Questi concetti che mostrano la magistrale innovazione di Jean Nouvel nell’architettura, sottolineano il nostro impegno per sviluppare Al-Ula come destinazione turistica di richiamo globale senza compromettere la storia, la cultura e il paesaggio. Siamo una destinazione costruita da artisti. Sharaan by Jean Nouvel si baserà su quell’eredità per diventare un’architettura del paesaggio che durerà per sempre, un dono per il mondo”.

Infrastrutture: al via fondo di investimento saudita-giordano - La Giordania ha concesso il permesso per l'istituzione del Fondo di investimento saudita-giordano volto a sviluppare, gestire, gestire e sfruttare alcuni progetti specifici del valore di almeno 5 miliardi di dollari nel comparto infrastrutturale, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa "Petra". I progetti includono la costruzione del sistema ferroviario nazionale che collegherebbe la capitale giordana, Amman, con la città portuale di Aqaba. Gli utenti dei social media hanno affermato che il progetto è la prima fase di un gigantesco sistema ferroviario che collegherà Giordania, Egitto, Arabia Saudita, paesi del Golfo e Iraq, nonché Israele nelle fasi successive.

Anp-Italia: premier Shtayyeh riceve Di Maio, Roma riconosca lo Stato palestinese - Il primo ministro palestinese, Muhammad Shtayyeh, ha ricevuto oggi a Ramallah il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese “Maan News”. Alla presenza del ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki, le parti hanno discusso degli ultimi sviluppi politici e del rafforzamento delle relazioni bilaterali. Le relazioni italo-palestinesi “sono sempre state forti perché l’Italia è sempre stata dalla parte della giustizia e del diritto internazionale”. Il capo dell’esecutivo di Ramallah ha invitato l’Italia a superare lo status quo, riconoscendo lo Stato palestinese. “Questo è il momento giusto per l’Unione europea e i suoi Stati membri per lavorare e colmare il vuoto lasciato dall’amministrazione statunitense nel processo politico, a causa della sua predilezione nei confronti di Israele, riconoscendo la Palestina e lanciando una conferenza internazionale per risolvere la questione palestinese, sulla base del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite”, ha affermato Shtayyeh. Il capo dell’esecutivo ha spiegato a Di Maio che i palestinesi “stanno lavorando per superare tutti gli ostacoli e indire le elezioni per ripristinare l’unità e la democrazia, per rafforzarsi all’interno e affrontare le sfide esterne che ci sono state imposte”. Le parti hanno discusso anche della gestione della pandemia Covid-19. Infine, secondo quanto riporta “Maan News”, Di Maio ha ribadito il sostegno dell’Italia “alla soluzione a due Stati e l’impegno a ripristinare il processo politico, per raggiungere la pace nella regione, con la creazione uno Stato palestinese”.

Turchia: Smirne, almeno quattro morti e 120 feriti in sisma magnitudo 6.6 - Ammonta ad almeno quattro morti e 120 feriti il bilancio parziale delle vittime del sisma di magnitudo 6.6 che oggi pomeriggio ha colpito la parte costiera della provincia di Smirne, nella Turchia occidentale. Lo riferisce il quotidiano turco “Daily Sabah”. La scossa si è verificata nel Mar Egeo ad una profondità di 16,5 chilometri ed è stata avvertita fino a Istanbul, in Grecia e Bulgaria. Il ministro dell'Interno Suleyman Soylu ha sottolineato che sei edifici sono crollati nei distretti di Bayrakli e Bornova nella città di Smirne, dove le aeree costiere sono state anche interessate da un mini tsunami con onde altre più di un metro. Il ministro ha anche detto che sono stati riportati danni minori nelle province circostanti, tra cui Usak, Denizli, Manisa, Balikesir, Aydin e Mugla. Tuttavia, secondo la municipalità di Smirne gli edifici crollati sarebbero almeno 20. Poco dopo il terremoto, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha detto che tutti gli istituti governativi sono stati mobilitati per aiutare la città di Smirne. “Stiamo con tutti i nostri cittadini colpiti dal terremoto con tutti i mezzi possibili. Tutti i nostri rispettivi istituti e ministri sono stati mobilitati”, ha dichiarato il presidente turco.

Oman: Mascate riceve un miliardo di dollari di aiuti dal Qatar - L'Oman ha ricevuto un miliardo di dollari in aiuti dal Qatar per sostenere la crisi di liquidità che sta colpendo il sultanato, provocata dal calo dei prezzi del petrolio e dalla pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferisce il quotidiano britannico “Financial Times”, l'Oman sta cercando di convincere i Paesi più ricchi del Consiglio di cooperazione del Golfo ad erogare aiuti per colmare un crescente deficit di bilancio, mettendo in discussione la storica neutralità nei conflitti regionali vantata per decenni dal sultanato. Il quotidiano britannico ha sottolineato che il Qatar avrebbe già depositato gli aiuti presso la Banca centrale dell’Oman, promettendo ulteriore sostegno. I legami del sultanato con il Qatar si sono approfonditi da quando gli altri Stati del Golfo, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, hanno imposto un embargo commerciale e diplomatico nei confronti di Doha nel giugno 2017 a cui si sono affiancati anche Bahrein ed Egitto. Mascate ha mantenuto una posizione di estrema neutralità, fornendo comunque aiuto al Qatar nell’aggirare l’embargo fornendo rotte commerciali alternative.

Energia: il Kuwait sosterrà qualsiasi decisione Opec+ su futura politica approvvigionamento - Il Kuwait sosterrà qualsiasi decisione presa dall'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e dai produttori al di fuori del Cartello, guidati dalla Russia, (gruppo Opec+) sulla futura politica di approvvigionamento di petrolio. Lo ha dichiarato il ministro del Petrolio del Kuwait, Khaled al Fadhel, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa kuwaitiana “Kuna”. "Il Kuwait sostiene pienamente gli sforzi congiunti dal gruppo Opec+ per ristabilire l'equilibrio nel mercato petrolifero, e in futuro sosterremo anche qualsiasi decisione congiunta necessaria che sarà concordata nell'ambito dell'Opec+", ha dichiarato il ministro del Petrolio del Kuwait. Il leader de facto dell'Opec, l'Arabia Saudita, e la Russia, che guida i produttori al di fuori del Cartello, sarebbero favorevoli all'estensione degli attuali tagli alla produzione di petrolio di circa 7,7 milioni di barili al giorno (bpd) nel prossimo anno con l’obiettivo di evitare un eccesso di offerta a fronte di un calo delle previsioni di domanda a causa dell'impatto della pandemia di coronavirus. L'estensione delle politiche di tagli segnerebbe un cambiamento rispetto al patto esistente tra l’Opec e gli alleati guidati dal Cartello, che formano il gruppo noto come Opec+.

Iran: convocato ministro degli Esteri di Teheran nel Regno Unito prima di nuova udienza contro Zaghari-Ratcliffe - Il ministero degli Esteri del Regno Unito ha convocato l'ambasciatore iraniano per denunciare il destino "inaccettabile" dell'iraniana Nazanin Zaghari-Ratcliffe, che rischia di tornare in prigione dopo un nuovo processo il 2 novembre. Lo riferisce il quotidiano libanese "L'Orient Le Jour". Accusata di aver cercato di rovesciare il regime iraniano - accusa che lei nega - questa dipendente della Thomson Reuters Foundation - il braccio filantropico dell'omonima agenzia di stampa canadese-britannica - è stata arrestata con la figlia nell'aprile 2016 in Iran mentre era in visita alla famiglia. Condannata a cinque anni di carcere, è attualmente agli arresti domiciliari, ma il prossimo due novembre sarà convocata per un nuovo processo, secondo il marito Richard Ratcliffe. "Abbiamo chiarito a livello diplomatico, sia qui che a Teheran - abbiamo convocato l'ambasciatore iraniano - che questo fatto è del tutto ingiustificato e del tutto inaccettabile", ha affermato il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab alla televisione statale "Bbc". "Vogliamo migliorare le relazioni tra il Regno Unito e l'Iran. Se Nazanin viene riportata in prigione, le basi per le discussioni in proposito cambieranno radicalmente", ha avvertito. L'ambasciatore, Hamid Baeidinejad, è stato convocato giovedì dal direttore del Foreign Office per il Medio Oriente, Thomas Drew, per comunicargli la "seria preoccupazione" di Londra sulla questione, secondo il ministero. La convocazione arriva - a detta del marito di Ratcliffe - dopo che l'udienza è stata rinviata di sei mesi per una controversia tra il Regno Unito e l'Iran su un vecchio debito - 400 milioni di sterline (circa 432 milioni di euro) - che Teheran aveva pagato nel 1979 al Regno Unito per carri armati che non furono mai consegnati (Res)
 
 
 
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