SERBIA-CINA

 
 
 

Serbia-Cina: nuovo ministro Esteri Selakovic a colloquio con ambasciatore Chen Bo

Belgrado, 30 ott 2020 11:54 - (Agenzia Nova) - Il nuovo ministro degli Esteri della Serbia, Nikola Selakovic, ha ricevuto l'ambasciatore della Cina a Belgrado, Chen Bo. L'ambasciatore Chen Bo si è congratulato con il ministro Selakovic per aver assunto l'incarico di ministro degli Esteri nei giorni scorsi e si è detto fiducioso sul fatto che continuerà a dare un contributo straordinario per migliorare ulteriormente le eccellenti relazioni tra Belgrado e Pechino. Nel colloquio è stata espressa reciproca soddisfazione per gli straordinari rapporti complessivi tra Serbia e Cina, e la disponibilità ad un ulteriore arricchimento del "partenariato strategico globale". È stato osservato inoltre che, nonostante la pandemia di Covid-19, la cooperazione tra i due paesi è stata ulteriormente migliorata e la continuità del dialogo politico al più alto livello è stata mantenuta.

La bontà dei rapporti bilaterali tra Cina e Serbia è stata evidenziata anche dalla crisi del Covid-19. Quando è stata proclamata l'emergenza coronavirus in Serbia, il presidente Aleksandar Vucic non ha dubitato neppure per un attimo nel chiedere aiuto "agli amici cinesi" per rifornire il sistema nazionale di dispositivi sanitari e reagenti. La Serbia si è distinta così fra tutti gli altri paesi dell'emisfero occidentale per aver pensato alla Cina come primo paese a cui chiedere direttamente un sostegno nel momento più difficile. Quando aiuti ed esperti sono atterrati a Belgrado, i vertici serbi non hanno esitato neanche in quell'occasione a definire "un'amicizia d'acciaio" il rapporto che li lega con Pechino. E a provocare così qualche irritazione nelle cancellerie occidentali, a cominciare da quelle europee che hanno sentito parole di tutt'altro tono verso Bruxelles proprio in quei giorni. "Adesso è chiaro che non esiste una solidarietà europea", aveva detto Vucic a marzo, all'inizio dell'emergenza Covid. La rotta è stata successivamente corretta ed è stato ribadito l'impegno di Belgrado verso il percorso di adesione all'Ue, ma la pandemia aveva ormai fatto emergere in tutta chiarezza una vicinanza con Pechino almeno all'apparenza irreversibile.

Si tratta infatti di un legame maturato negli anni, in particolare da quando le autorità cinesi hanno deciso di lanciare il poderoso progetto di una nuova Via della seta. In questo contesto la Serbia è diventata un prezioso trampolino di lancio verso il continente europeo per progetti di lungo respiro, presentati da Pechino nelle edizioni annuali dei Summit 16+1 (successivamente 17+1 con l'inclusione della Grecia) a partire dal 2012. Proprio in quell'anno il Partito progressista serbo (Sns) di Aleksandar Vucic ha ottenuto una maggioranza politica che non è stata più scalfita, con un'opposizione progressivamente indebolita tra varie polemiche e accuse di "assolutismo" verso chi detiene il potere. Il partito di Vucic e i suoi alleati, a cominciare dal Partito socialista serbo (Sps) di Ivica Dacic, non hanno mai nascosto di voler proseguire una tradizione di impronta "jugoslava" tenendo aperte le porte a Oriente e a Occidente, dunque anche a Russia e Cina. Se Mosca è dal punto di vista economico il fornitore energetico essenziale per la Serbia, la Cina ha fatto di questo paese lo snodo di terra nella cerniera balcanica per le infrastrutture comprese nella Belt and road initiative (Bri), il piano di interconnessione lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013.

Il progetto più noto riguardante la Serbia, la linea ferroviaria veloce Belgrado-Budapest, è solo la punta dell'iceberg e l'ultima tappa "di terra" verso il Centro europa del disegno cinese, il quale comincia in Grecia con l'acquisizione nel 2017 di tutti i terminal del porto del Pireo da parte dal gruppo statale China ocean shipping company (Cosco). Il disegno prosegue con la necessità di un servizio ferroviario efficiente per creare una continuità fra mare e terra fino all'Europa centrale. Ed è così che Cosco ha avviato nel 2017 un servizio ferroviario fino a Belgrado, riconoscendo alla capitale serba non solo una posizione strategica ma soprattutto il ruolo di "inland port", un porto continentale capace di ridirezionare le merci attraverso i grandi fiumi che l'attraversano. Il governo serbo ha da parte sua riconosciuto immediatamente la valenza del progetto logistico, sostenendolo anche attraverso incontri politici ai massimi livelli e pubblicizzando in ogni occasione l'amicizia "fra i due popoli e i due presidenti", Xi Jinping e Aleksandar Vucic. Uno dei momenti più significativi nelle visite bilaterali di Stato è l'arrivo a Belgrado di Xi Jinping nel 2016, anno in cui sono state firmate numerose dichiarazioni d'intenti suggellate successivamente da accordi rifiniti nell'aprile 2019, quando Vucic e la sua delegazione di ministri hanno preso parte al Forum di Pechino dedicato alla Belt and road initiative.

Le decine di progetti concordati riguardano infrastrutture stradali e ferroviarie, ma anche altri settori chiave come quello dell'acciaio e dell'estrazione mineraria. Altro punto centrale, infatti, della presenza cinese in Serbia riguarda la produzione dell'acciaio attraverso l'acquisizione della Zelezara di Smederevo, il maggiore complesso siderurgico della regione costruito in epoca jugoslava. Nell'aprile 2016 il ministero dell'Economia della Serbia ha pubblicato sul proprio sito internet il contratto di acquisizione delle acciaierie stretto con la cinese Hbis. Il governo serbo ha accettato l'offerta cinese per l'acquisto del 98 per cento del complesso siderurgico al prezzo di 46 milioni di euro. L'offerta era l'unica presentata nella gara, e secondo il gruppo di lavoro del ministero dell'Economia di Belgrado era in linea con i parametri stabiliti dall'esecutivo. L'annuncio di gara era stato pubblicato sul quotidiano "Politika" agli inizi di marzo, con un prezzo di partenza di 45,68 milioni di euro, a fronte di un prezzo di mercato valutato il 31 dicembre 2015 come corrispondente a 91,3 milioni di euro.

Le acciaierie di Smederevo sono balzate presto al primo posto nella lista dei maggiori esportatori in Serbia, come testimonia la classifica pubblicata dal ministero delle Finanze di Belgrado nel luglio 2019. A partire da gennaio e fino a maggio di quello stesso anno le acciaierie hanno esportato beni per un valore di 313,2 milioni di euro, a fronte dei 251,6 milioni di euro di Fca e dei 170,2 milioni di euro della fabbrica di pneumatici Tigar acquisita da Michelin. Le acciaierie di Smederevo si sono presentate così come un "cavallo di Troia" per l'ingresso della produzione cinese in Ue, grazie agli accordi di libero scambio stretti da Bruxelles con i paesi, come la Serbia, con cui vige un Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa). I risultati delle esportazioni di Smederevo sono stati ottenuti nonostante i dazi imposti dalla Commissione europea al termine di un'indagine sull'importazione dei prodotti dell'acciaio fra cui quelli di provenienza cinese. La decisione ha riguardato anche l'importazione in Ue da Brasile, Iran, Russia, Ucraina e dalla Serbia. Il braccio di ferro fra l'Ue e l'acciaio di Smederevo si è andato ad incrociare negli scorsi anni con quello fra il presidente Usa Donald Trump e l'acciaio di provenienza Ue importato negli Stati Uniti.

Il terzo punto focale della presenza cinese in Serbia è dato da una vera eccezione nel panorama dell'area balcanica, che in questo caso riguarda il settore bancario. L'istituto Bank of China ha infatti scelto Belgrado come sua prime sede nella regione dei Balcani. La nuova filiale è stata inaugurata nel gennaio 2017 dopo una serie di preparativi coordinati dal presidente della banca cinese, Chen Siqing. L'obiettivo, come ribadito al momento della fondazione della sede, è quello di fornire migliori servizi finanziari, promuovere lo sviluppo economico e creare opportunità di business. L'accordo per la sua istituzione è stato definito il 18 novembre 2016, quando l'allora premier serbo, Aleksandar Vucic, è stato a colloquio con i rappresentanti dell'istituto bancario. Secondo quanto riportava allora una nota del governo serbo, l'incontro si è tenuto a Belgrado e vi hanno partecipato la governatrice della Banca nazionale serba (Nbs), Jorgovanka Tabakovic, e l'allora ministro delle Finanze Dusan Vujovic. Nella giornata precedente Vucic aveva precisato alla stampa che la banca cinese coprirà, dalla nuova sede di Belgrado, anche la Grecia, la Romania, la Bulgaria, l'Albania e i paesi della ex Jugoslavia. "Belgrado diventa in questo senso il centro – aveva concluso Vucic – e per noi è una grande notizia".

La collaborazione fra Vucic, l'attuale governo in Serbia e la Cina non deve però trarre in inganno. Anche negli anni precedenti al 2012, prima che l'Sns salisse al potere, le autorità serbe hanno tenuto una fitta corrispondenza con Pechino per avviare progetti che sono ancora oggi in via di sviluppo. Il rapporto tra i due Stati ha segnato un punto di svolta nell'agosto del 2009, quando l'allora presidente della Serbia, il democratico Boris Tadic, ha firmato a Pechino la prima dichiarazione di Partenariato strategico con la Cina. Fra il 2009 e il 2012 sono stati siglati numerosi accordi come quello energetico per l'ampliamento della principale centrale termoelettrica serba, la Nikola Tesla, o come quello per la realizzazione di infrastrutture autostradali che ha portato alla richiesta da parte serba di un prestito di 850 milioni alla cinese Exim Bank. La linea governativa, prima e dopo Vucic, non ha finora visto particolari rimostranze da parte delle opposizioni, mentre è unanime la gratitudine per il sostegno cinese in un'altra questione considerata dalla Serbia come cruciale per la propria sovranità nazionale ed integrità territoriale, quella del Kosovo. La Cina, insieme alla Russia, è il più prezioso alleato di Belgrado all'interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella battaglia contro un riconoscimento dell'indipendenza di Pristina. "Come potremmo dire 'lunga vita a Hong Kong e lunga vita a Taiwan, e poi aspettarci il sostegno cinese per la nostra integrità territoriale ... E questo senza menzionare che (i cinesi) sono nostri amici e che ci hanno aiutato", ha recentemente precisato Vucic. (Seb)
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