VENEZUELA

 
 
 

Venezuela: ministro Esteri spagnolo, presentata nota di protesta contro governo Maduro

Caracas, 29 ott 2020 20:56 - (Agenzia Nova) - Il ministero degli Esteri della Spagna ha presentato una protesta formale contro il governo del Venezuela per gli insulti diretti all'ambasciatore di Madrid a Caracas, Jesus Silva, dopo la fuga dell'oppositore Leopoldo Lopez dalla residenza diplomatica spagnola. Lo ha reso noto oggi il sottosegretario per gli Affari Esteri dell'America Latina e i Caraibi, Cristina Gallach, rispondendo ad un'interrogazione parlamentare. "Quello che abbiamo fatto alcuni giorni fa quando sono iniziati i primi insulti all'ambasciatore è stata una nota verbale molto chiara e fondata che è già in mano al governo del signor Maduro", ha detto Gallach di fronte alla commissione Affari esteri della Camera. Lo stesso presidente del Venezuela, Nicolas Maduro ed il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, avevano definito Silva, come "organizzatore" e "complice" della fuga di Lopez.

Le invettive del governo venezuelano per l'accoglienza riservata a Lopez da parte delle autorità spagnole sono arrivate ad ogni modo fino al presidente del governo di Madrid, Pedro Sanchez, che, secondo Maduro, continua ad essere "disinformato" e a "disprezzare" la realtà del Venezuela. "Lopez è stato il capo di un tentativo di colpo di stato nei primi mesi del 2014", portato avanti con "violenze di massa", ha detto ieri il leader venezuelano. "Magari mi ascoltassero in Spagna", ha aggiunto il presidente avvertendo che il "signor Leopoldo Lopez non è nuovo ad atti violenti. Nel 2002 ha guidato il colpo di stato" contro l'ex presidente Hugo Chavez. "Ci sono immagini di lui che perquisisce case e arresta ministri del comandante Chavez, ubriacato dall'arroganza di aver sconfitto Chavez", ha detto. "Pedro Sanchez è disinformato", ha incalzato Maduro ricordando che l'oppositore è fuggito nonostante una condanna passata in giudicato. "Fino a quando sottostimerai e disprezzerai la realtà del Venezuela?", ha aggiunto.

Lopez, che lo scorso fine settimana ha lasciato dopo oltre un anno l'ambasciata spagnola a Caracas, era stato ricevuto martedì a Madrid da Pedro Sanchez, nella sua veste di segretario generale del Partito socialista operaio di Spagna (Psoe). Un incontro che avrebbe preceduto di poco la prima conferenza stampa resa ai media, dall'uscita dal paese. "Il Psoe augura una via pacifica, perché il popolo venezuelano deve soffrire il meno possibile", scriveva lo stesso partito socialista pubblicando, sul proprio profilo twitter, un breve video dell'incontro. Si tratta del primo dirigente del governo "ad interim" proclamato dal leader oppositore Juan Guaidò ad incontrare Sanchez. Il governo spagnolo, di cui Sanchez è presidente, ha riconosciuto assieme ad oltre 50 paesi il governo ad interim del Venezuela, ma nel tour internazionale che ha compiuto a gennaio 2020, Guaidò era stato ricevuto dal ministro degli Esteri, Arancha Gonzalez Laya. La Spagna, dice oggi Lopez, ritiene Maduro "un dittatore" e il presidente Sanchez ha "mostrato molta empatia per la causa della libertà in Venezuela".

Nella conferenza stampa di martedì, Lopez ha presentato l'agenda politica della sua nuova fase di lotta: promuovere elezioni "presidenziali, libere e trasparenti", portare i responsabili delle violazioni dei diritti umani dinanzi alla giustizia internazionale, e garantire aiuti per alleviare le "sofferenze del popolo venezuelano". "Io non volevo lasciare il Venezuela, e l'ho detto più volte", ha detto Lopez nel corso della prima conferenza stampa tenuta a Madrid, ma "purtroppo le circostanze mi hanno costretto ad uscire". "We will come back", ha detto quindi Lopez parafrasando le parole di uno dei "padri della patria", Romulo Betancourt. "Assieme a tutti i venezuelani in esilio torneremo in patria per liberare il Venezuela e costruire un Venezuela migliore", ha aggiunto.

Il primo obiettivo è quello di promuovere "elezioni presidenziali, libere, trasparenti e verificabili", ha detto Lopez che, al pari della grande maggioranza dei partiti antigovernativi non intende partecipare alle "truffaldine" elezioni legislative di dicembre. In secondo luogo si batterà "perché i responsabili delle violazioni ai diritti umani, delle torture e degli omicidi possano essere sottomessi alla giustizia internazionale", portando "l'ampia" documentazione esistente all'attenzione della corte penale internazionale (Cpi). Infine, ha detto Lopez riportando colloqui svolti con il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò, si cercherà "di attivare tutti i meccanismi per poter alleviare la sofferenza del nostro popolo e garantire l'aiuto economico necessario".

Lopez, che scontava ai domiciliari una pena di 13 anni per istigazione alla violenza, era scomparso nella mattina del 30 aprile 2019 al fianco del leader oppositore Juan Guaidò, svegliando gli entusiasmi di quella parte della popolazione chiamata a una nuova giornata di mobilitazione nazionale contro il governo di Nicolas Maduro. Nel giro di poche ore, però, veniva svelato che il numero di militari pronti a lasciare Maduro era esiguo (e senza nessun nome di particolare richiamo) e che la base aerea inizialmente presentata come sede delle operazioni non era mai stata presa. Nella notte, Lopez era entrato prima nei locali dell'ambasciata cilena a Caracas, quindi aveva ottenuto ospitalità nella residenza dell'ambasciatore di Spagna a Caracas. (Brb)
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