VENEZUELA

 
 
 

Venezuela: Ue, Gruppo internazionale di contatto annuncia ingresso della Repubblica Dominicana

Bruxelles, 29 ott 2020 19:44 - (Agenzia Nova) - La Repubblica Dominicana è entrata a far parte del Gruppo internazionale di contatto sul Venezuela (Gic), istanza internazionale animato dall'Unione europea (Ue) che lavora per una soluzione negoziale alla crisi in atto nel paese caraibico. Lo riferisce il servizio azione esterna dell'Ue riportando l'esito di un incontro di "alto livello" celebrato mercoledì, nel quale si è certificata la "decisa volontà" della repubblica Dominicana di "contribuire a una soluzione pacifica e democratica della crisi in Venezuela". All'iniziativa diplomatica, come da disegno iniziale, appartengono oltre all'Ue, Paesi del Vecchio continente e latinoamericani: Argentina, Costa Rica, Ecuador, Panama, Repubblica Dominicana e Uruguay da una parte, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito. L'obiettivo del gruppo, si ricorda nella nota, è quello di "sostenere l'appoggio a una uscita pacifica e democratica della crisi in Venezuela, così come facilitare l'accesso e l'aumento degli aiuti umanitari nel paese, soprattutto considerando il contesto della attuale pandemia da nuovo coronavirus".

Il gruppo ha assunto diverse iniziative a favore del dialogo, anche se finora senza strappare successi importanti. Da ultimo ha inviato una missione di osservatori a Caracas per sondare la disponibilità di un rinvio delle elezioni legislative che Maduro ha indetto per il 6 dicembre. L'idea sarebbe stata quella di guadagnare altro tempo da regalare a un negoziato tra governo e opposizioni per aumentare le garanzie di un voto "libero e trasparente". Un tentativo che si è però chiuso senza successo. Il 17 settembre il Gic confermava in una nota l'inesistenza delle condizioni minime per garantire elezioni democratiche e lancia l'allarme sulla situazione dei diritti umani, pur non decretando ancora finito il tempo della mediazione. Il gruppo chiede a Caracas di spianare la strada per elezioni libere e giuste, chiede altro tempo per poter garantire la presenza sul posto di osservatori e per dare ai partiti il tempo di trovare un accordo politico che metta fine alla crisi senza intromissioni esterne. Il Gic conferma la "disponibilità ad aumentare i contatti con i partner regionali e internazionali" annunciando che "verranno inoltre mantenuti stretti contatti con le parti interessate nazionali".

In particolare, i membri del Gic confermano che al momento mancano le condizioni per un "processo elettorale trasparente, inclusivo, libero e giusto". Occorre garantire il "rispetto" del mandato dell'Assemblea nazionale, "restituire" i partiti di opposizione ai gruppi dirigenti destituiti dalle recenti sentenze della Corte suprema, la fine della persecuzione e degli arresti dei leader politici, la revisione integrale del registro elettorale (comprendente i venezuelani all'estero), l'insediamento di autorità elettorali indipendenti. Il gruppo apprezza la richiesta avanzata dal governo Maduro di inviare una missione di osservatori Ue ma avverte che mancano i tempi tecnici per dispiegarla sul terreno, così come troppo poco è il tempo perché le parti politiche "trattino le condizioni" per elezioni libere.

Il Gruppo chiede che le garanzie, tanto per l'espressione libera del voto, quanto per l'eventuale lavoro degli osservatori, siano credibili e adeguate. Un processo negoziale, di "proprietà dei venezuelani, che porti al ripristino dei poteri pubblici, elezioni trasparenti e monitorate a livello internazionale e un pacchetto di garanzie che consentano la coesistenza politica, sono elementi essenziali per superare la crisi, raggiungere la riconciliazione nazionale e ripresa economica". Pur riconoscendo alcune recenti aperture - l'indulto concesso a diversi oppositori, l'apertura di un canale per far arrivare aiuti umanitari -, il gruppo ribadisce la "profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria nel paese" e sostiene il lavoro tanto dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, quanto della missione indipendente che ha da ultimo ricondotto alle autorità di governo e di sicurezza "gravi violazioni" che sconfinano in possibili reati contro l'umanità.

La Repubblica Dominicana ha già in passato cercato di svolgere un ruolo da protagonista nella crisi. Santo Domingo è stata tra il 2017 e l'inizio del 2018 la sede del più duraturo dei tavoli negoziali tra il governo di Nicolas Maduro e le opposizioni allora rappresentate dal Tavolo dell'unità democratica (Mesa de la unidad democratica, Mud). Un dialogo che avrebbe dovuto spianare la strada alla più ampia partecipazione alle elezioni presidenziali del 2018. Il round di colloqui, durato diversi mesi, si era chiuso a febbraio 2018 con la decisione delle opposizioni di non apporre la firma al documento finale proposto dai mediatori, guidati dall'ex presidente del governo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, denunciando carenze nelle garanzie offerte per le elezioni presidenziali. Naufragato il dialogo, che per la Mud avrebbe dovuto anche garantire tra l'altro la liberazione dei "prigionieri politici" e la partecipazione di osservatori internazionali "credibili", si andò comunque alle urne con un panel di candidati incapaci di ostacolare la vittoria di Maduro.

La composizione del Gruppo è legata ai diversi momenti politici dei rispettivi governi. L'Argentina ne è entrata a far parte solo dopo l'insedimaneto di Alberto Fernandez come presidente. Il suo predecessore, Mauricio Macri, aveva portato Buenos Aires nel seno del Gruppo di Lima, l'insieme dei paesi americani che premono per una soluzione della crisi che passi direttamente per le dimissioni di Maduro. L'Argentina si mantiene per il momento nel Gruppo di Lima, con la speranza di rappresentare una istanza di dialogo più moderata. All'iniziativa dell'Ue partecipava anche la Bolivia di Evo Morales, uscita dopo l'avvento della presidente "ad interim", Jeanine Anez: quest'ultima ha da subito avvertito che riconosceva come presidente legittimo del Venezuela l'oppositore Juan Guaidò, privando Maduro di un ruolo di possibile interlocutore. (Beb)
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