PULIRE L'ARIA PRODUCENDO ENERGIA E NUOVI MATERIALI

 
 
 

Pulire l'aria producendo energia e nuovi materiali: ecco i progetti d'innovazione targati Eni

Pulire l'aria producendo energia e nuovi materiali: ecco i progetti d'innovazione targati Eni
Roma, 18 ott 10:54 - (Agenzia Nova) - Il processo di cattura e stoccaggio della CO2 noto come Carbon Capture and Storage (Ccs) si sta confermando come uno dei processi antropici più promettenti per ridurre le emissioni di anidride carbonica globali e, riutilizzando in minima parte impianti e infrastrutture non più operativi, può permettere in tempi rapidi e a costi competitivi di raggiungere il doppio obiettivo della transizione energetica e della creazione di nuovi posti di lavoro. L'Italia è all'avanguardia nell'impiego di questa tecnologia con il Progetto Adriatic Blue di Eni per la realizzazione del più grande sito di stoccaggio di anidride carbonica del mondo al largo di Ravenna, che potrebbe così diventare il polo di riferimento per l'Italia e per i Paesi del Mediterraneo, nonchè un modello per altri progetti futuri. Eni non si sta muovendo soltanto in Italia ed ha nel suo portafoglio progetti di Ccs in altri Paesi. Lo scorso 8 ottobre, infatti, la società italiana ha ottenuto dall'Oil and Gas Authority del Regno Unito la licenza per un progetto di stoccaggio a Liverpool Bay, nel Mar d'Irlanda Orientale. Lo sviluppo della Ccs risulta quindi di fondamentale importanza per l'Italia alla luce delle sfide rappresentate dalla lotta ai cambiamenti climatici e ora anche dalla crisi economica innescata dalla pandemia di Covid-19. La stessa Comunità europea ha riconosciuto la Ccs come una priorità per il raggiungimento degli obiettivi nella lotta al cambiamento climatico al 2050 e in questo contesto i fondi messi a disposizione dal piano Next Generation Eu potranno divenire un acceleratore di progetti legati alla cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica ed in generale per programmi legati alla transizione energetica e all'economia circolare.

Il processo Ccs: perché è fondamentale per la transizione energetica? - Come spiega ad "Agenzia Nova" Luigi Ciarrocchi, direttore Ccus e Forestry di Eni, il processo di cattura e stoccaggio della CO2 è di fondamentale importanza per consentire di incidere sulle cosiddette emissioni "hard to abate" (letteralmente difficili da abbattere), che costituiscono oggi il 20 per cento delle emissioni globali e per le quali non esistono alternative di riduzione. "Non agire immediatamente per sequestrare queste emissioni significa continuare ad immettere in atmosfera enormi volumi di gas climalteranti". Osserva Ciarrocchi. Senza l'impiego della Ccus non è possibile evitare queste emissioni tipiche di alcuni settori particolarmente energivori come acciaierie e cementifici come illustrato anche dal recente rapporto della Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea) che prevede che la Ccs dovrà contribuire per circa il 10 per cento alla necessaria riduzione delle emissioni entro il 2050, e che senza questo contributo sarà quasi impossibile raggiungere gli obiettivi. Il processo della Ccs, come spiega Ciarrocchi, prevede l'utilizzo di una serie di tecnologie consolidate per la cattura, la concentrazione e la compressione dell'anidride carbonica emessa dai grandi impianti, proseguendo poi con il trasporto, preferibilmente via condotte ma anche con autobotti o navi, verso i siti di stoccaggio dedicati dove avviene la re-iniezione in giacimenti di gas esauriti, come è appunto il caso per l'offshore Ravennate. Come osserva Ciarrocchi, questi giacimenti hanno contenuto gas ad elevate pressioni per milioni di anni e nel processo di stoccaggio viene re-iniettata CO2 fino a raggiungere volumi e pressioni inferiori a quelli del gas naturale inizialmente contenuto. In questo modo la CO2 stoccata all'interno dei giacimenti può essere contenuta in modo totalmente sicuro e permanente. La Ccs è una tecnologia matura e sicura che sfrutta l'esperienza acquisita con l'attività di stoccaggio del gas naturale iniziata già nel 1915 con la realizzazione del primo impianto in Canada. In Italia, Eni è stato un precursore nel settore dello stoccaggio del gas naturale con l'avvio nel 1964 del primo campo di stoccaggio a Cortemaggiore, in Emilia, tuttora in esercizio. In Italia si contano oggi 14 siti e 400 pozzi di stoccaggio, con una capacità operativa di oltre 14 miliardi di Sm3 (standard metro cubo).

Nuovi materiali per l'edilizia - Alla fase di stoccaggio, nota come Ccs, si affianca quella di utilizzo, la cosiddetta Ccu (Carbon capture and utilisation), concorrendo a formare l'insieme di tecnologie identificate con l'acronimo Ccus (Carbon capture, utilisation and storage). Ciarrocchi spiega che dalla CO2 catturata possono essere ricavate materie prime da utilizzare nel comparto cementizio, alimentare o energetico e in questo settore Eni è tra le prime aziende al mondo. Una delle forme di utilizzo individuate da Eni è quella della mineralizzazione della CO2 attraverso l'olivina, minerale appartenente ai nesosilicati, che combinandosi con l'anidride carbonica concorre alla produzione di un composto dalle caratteristiche superiori che può essere utilizzato nell'industria del cemento. "Il beneficio di questa tecnologia è duplice, perché si abbattono le emissioni dirette immagazzinando la CO2 nel materiale, e si evitano altre emissioni indirette riducendo la necessità di produrre le corrispondenti quantità di cemento" osserva Ciarrocchi.

La produzione di idrogeno blu e di alghe per l'alimentazione e l'energia - Un'altra tipologia di impiego, già sperimentata con successo da Eni, è la produzione di farina algale tramite la coltura di micro alghe con la tecnologia di biofissazione, nella quale la CO2 catturata e la luce opportunamente intensificata alimentano la fotosintesi ed il processo di crescita rapido di questi micro-organismi. La biomassa vegetale prodotta, raccolta ed essiccata, può essere utilizzata come prodotto o componente per le filiere agroindustriali, alimentari e/o nutraceutiche (per nutraceutici si intendono i principi nutritivi contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute), oppure essere utilizzata per estrarne olio da inserire nel ciclo produttivo delle raffinerie, mentre l'acqua viene riciclata nel processo. Lo stoccaggio di CO2 può aprire inoltre la strada allo sviluppo di impianti di produzione di idrogeno "blu", ovvero la produzione di idrogeno dal gas naturale che prevede la cattura dell'anidride carbonica nel processo di produzione. L'idrogeno svolgerà un ruolo fondamentale nel futuro paradigma dell'energia e in tale cornice l'idrogeno blu può essere disponibile immediatamente ad un prezzo competitivo rispetto ad altre modalità di produzione, garantendo una fornitura stabile e sicura. Come tale, rappresenta uno strumento fondamentale per consentire di ridurre significativamente l'impronta carbonica e preparare il mercato in attesa della maturità commerciale dell'idrogeno verde, cioè quello prodotto totalmente da energie rinnovabili attraverso l'elettrolisi dell'acqua. "L'idrogeno blu non è quindi in contrapposizione con quello verde, anzi è in grado di promuovere lo sviluppo del mercato, delle filiere e delle infrastrutture che faciliteranno l'utilizzo e la diffusione dell'idrogeno verde" osserva Ciarrocchi.

Il ruolo dei siti "offshore e del polo chimico di Ravenna - In questo contesto il progetto "Adriatic Blue" di Ravenna consentirà di aprire la strada ad un settore che fornirà un contributo importante nel percorso di decarbonizzazione e di transizione energetica italiana, mantenendo e valorizzando la filiera esistente e promuovendone nuove ad elevato contenuto tecnologico. Il Progetto "Adriatic Blue" si configura come una piattaforma, aperta a terzi, abilitante lo sviluppo di ulteriori progetti di cattura della CO2, chiave per la decarbonizzazione dell'economia nazionale, in particolare per le attività "hard to abate". La capacità di stoccaggio di CO2 nei giacimenti di gas naturale situati nell'offshore Adriatico antistante Ravenna è stata valutata in 350 milioni di tonnellate, con un potenziale di ulteriori 150 milioni di tonnellate. La prima fase prevede la cattura e lo stoccaggio di parte delle emissioni provenienti dalle centrali a gas di Casal Borsetti e del polo chimico di Versalis di Ravenna. L'avvio è previsto entro il 2021 a valle dell'ottenimento delle necessarie autorizzazioni. Il giacimento individuato per lo stoccaggio di CO2 è quello di Porto Corsini Mare Ovest, che afferisce alla centrale di Casalborsetti. Il campo, oltre ad essere prossimo al polo industriale di Ravenna, si trova nella fase matura del suo ciclo produttivo e presenta caratteristiche di giacimento idonee allo stoccaggio. Per la successiva fase di sviluppo, il contributo alla cattura di CO2 verrà oltre che dal sito Eni di Ravenna anche dagli impianti di Ferrara, Mantova ed eventuali altri siti. (Res)
 
 
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