CENSURA NEGLI STATI UNITI

 
 

Censura negli Stati Uniti: Twitter e Facebook oscurano le notizie compromettenti su Biden

Censura negli Stati Uniti: Twitter e Facebook oscurano le notizie compromettenti su Biden
New York , 15 ott 2020 13:51 - (Agenzia Nova) - Quando mancano meno di tre settimane alle elezioni negli Stati Uniti, si riaccende lo scontro tra il presidente Donald Trump e i giganti dei social Facebook e Twitter, che a partire da ieri sono intervenuti per limitare la diffusione di un controverso articolo del “New York Post” particolarmente scomodo per il candidato democratico Joe Biden. Un intervento destinato ad alimentare nuove polemiche, soprattutto in ambienti conservatori, a proposito delle politiche dai contorni ben poco definiti che guidano la lotta alla disinformazione delle piattaforme social. Particolarmente duri sono stati i provvedimenti assunti da Twitter, che ha bloccato gli account degli utenti rei di aver condiviso l’articolo in questione o di aver pubblicato una foto con stralci del testo. Tra questi vi è anche il profilo della portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany. Agli utenti che hanno tentato di condividere l’articolo è stata opposta la seguente notifica: “Non possiamo completare la richiesta perché questo link è stato identificato da Twitter o dai nostri partner come potenzialmente dannoso”.

Twitter ha fatto sapere di aver limitato la diffusione dell’articolo per incognite “sulle origini dei materiali” inclusi nell’inchiesta, tra i quali informazioni che proverrebbero da un computer lasciato nell’aprile del 2019 da Hunter Biden, figlio di Joe, a un tecnico informatico del Delaware. Nelle sue politiche, Twitter proibisce “la distribuzione diretta di contenuti ottenuti attraverso l’hackeraggio di informazioni private”. Successivamente la compagnia ha spiegato più nel dettaglio la propria decisione, aggiungendo in una serie di tweet che alcune delle immagini allegate all’articolo contenevano informazioni “private e personali”. Lo stesso amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, ha criticato il modo in cui l’azienda aveva comunicato inizialmente le sue ragioni. Facebook, da parte sua, ha imposto restrizioni alla condivisione dell’articolo incriminato, avvertendo che vi sono “dubbi sulla sua validità”. La posizione è stata spiegata dal portavoce Andy Stone, secondo cui il provvedimento “rientra nel nostro processo standard per ridurre la diffusione di disinformazione”.

I due giganti dei social sembrano in entrambi i casi rispondere a una precisa strategia volta a contrastare informazioni non l’avvicinarsi del voto del prossimo 3 novembre. Tuttavia, la censura di un articolo di stampa sui social ha pochi precedenti. “Facebook e Twitter non sono piattaforme media. Sono macchine di propaganda”, scrive in un editoriale il “New York Post”. Il direttore della comitato elettorale di Trump, Jake Schneider, definisce “assolutamente inaccettabile” il blocco dell’account Twitter della McEnany, che da parte sua ricorda che “la censura dovrebbe sempre essere condannata”. Nel frattempo il senatore repubblicano Ted Cruz scrive una lettera a Dorsey: “La censura di questo articolo da parte di Twitter è piuttosto ipocrita, data la volontà di permettere agli utenti di condividere articoli ben meno documentati e critici verso altri candidati”. L’articolo del “New York Post” si basa su messaggi di posta elettronica che rivelerebbero che Hunter Biden presentò a suo padre, allora vice del presidente Barack Obama, un alto dirigente di Burisma, la società energetica ucraina per cui lavorava, prima che l’attuale candidato alla presidenza Usa facesse pressioni si funzionari del governo di Kiev affinché licenziassero un procuratore che stava indagando sull’azienda.

L’incontro, mai rivelato prima d’ora, secondo il tabloid sarebbe menzionato in un messaggio che un membro del consiglio di amministrazione di Burisma, Vadym Pozharskyi, avrebbe inviato a Biden Jr il 17 aprile 2015, circa un anno dopo che l’ingresso di Hunter nel consiglio con uno stipendio che arrivava ai 50 mila dollari al mese. Andrew Bates, portavoce della campagna Biden, ha commentato con una dichiarazione: "Le indagini della stampa durante l'impeachment e persino di due commissioni del Senato a guida repubblicana sono giunte tutte alla stessa conclusione: che Joe Biden ha seguito la politica ufficiale degli Stati Uniti nei confronti dell'Ucraina e non ha commesso alcun illecito. I funzionari dell'amministrazione Trump hanno attestato questi fatti sotto giuramento", ha detto Bates. "Inoltre, abbiamo rivisto l’agenda ufficiale di Joe Biden dell'epoca e nessun incontro, come sostenuto dal ‘New York Post’, ha mai avuto luogo". (Nys)
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