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La nuova Via della Seta della Cina compie un nuovo passo in Algeria

La nuova Via della Seta della Cina compie un nuovo passo in Algeria
Algeri , 12 ott 15:36 - (Agenzia Nova) - La strategia di penetrazione della Cina in Africa compie un nuovo e importante passo in avanti in Algeria. Un accordo di cooperazione economica e tecnica è stato firmato ieri, 11 ottobre, nella capitale nordafricana tra il ministero degli Esteri algerino e l'Agenzia cinese per la cooperazione internazionale allo sviluppo, a margine di una visita di una delegazione di alto livello del Comitato centrale del Partito comunista cinese. L’intesa può essere considerata come “un primo passo algerino nella nuova Via della Seta cinese", nota anche come Belt and Road Intiative, sottolinea il quotidiano nazionale “Echorouk”. Il Paese più vasto del continente si candida a diventare uno snodo strategico per l'ingresso delle merci cinesi in Africa, in cambio di ingenti investimenti nelle infrastrutture e prestiti ultra-vantaggiosi concessi dalle banche statali di Pechino. La firma del nuovo accordo è avvenuta presso il ministero degli Affari esteri tra il segretario generale del dicastero, Chakib Rachid Kaid, il presidente dell'Agenzia cinese per la cooperazione internazionale allo sviluppo, Wang Xiaotao, il quale ha accompagnato Yang Jiechi - capo dell'Ufficio Affari Esteri del Comitato centrale del Partito comunista cinese - in visita ufficiale in Algeria, capo della delegazione di Pechino. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale algerina “Aps”, la missione dei delegati cinesi offre l'occasione per “promuovere e sviluppare le relazioni tra i due paesi, in particolare nei settori delle infrastrutture, lavori pubblici, trasporti, commercio e investimenti, oltre all'istruzione superiore, alla ricerca scientifica e alle nuove tecnologie”, senza infine dimenticare “il coordinamento e la solidarietà tra i due Paesi nell'ambito della lotta alla pandemia di Covid-19”.

La punta di diamante della strategia di Pechino in Algeria è la costruzione del porto in acque profonde di El Hamdania, uno degli scali marittimi più grandi del mondo con un costo stimato di sei miliardi di dollari e un processo di costruzione che dovrebbe durare circa sette anni. “E’ un progetto potenzialmente win-win per Algeria e Cina”, ha detto la scorsa settimana ad “Agenzia Nova” il professor Michael Tanchum, senior fellow presso l'Istituto austriaco per la politica europea e di sicurezza (Aies). “Il Marocco ha recentemente superato la Spagna come maggiore capacità di container nel Mediterraneo. Rabat sta sfruttando i suoi porti e la sua rete ferroviaria ad alta velocità in via di sviluppo per creare un corridoio di transito commerciale dall'Africa all'Europa”, ha detto Tanchum, che è anche docente di relazioni internazionali del Mediterraneo e del Medio Oriente presso l'Universidad de Navarra. La struttura algerina, difatti, fungerà da hub commerciale del Mediterraneo, in competizione con il porto di Tanger-Med in Marocco. “Il porto di Hamdania contribuirà a garantire che l'Algeria non venga emarginata nella corsa per la connettività commerciale euro-africana”, ha aggiunto l’accademico.

Si stima che il porto di El Hamdania, una volta completato, sia in grado di ospitare la nave più grande del mondo con una capacità di 240 mila tonnellate, mentre la capacità dei porti attuali non è in grado di ospitare navi con un carico di 30.000 tonnellate. “Per la Cina, si tratta di un'opportunità di sviluppare catene di valore dall'Africa all'Europa invece di svolgere un ruolo secondario nella filiera produttiva a guida francese che si estende dal Marocco all'Europa”, ha spiegato Tanchum. Non solo. Il porto di El Hamdania potrebbe competere anche con la Tunisia, anch’essa interessata a utilizzare i suoi scali marittimi come hub di trasporto chiave per un ipotetico corridoio commerciale Africa-Europa. L’ambizione degli algerini di fare di El Hamdania lo snodo costiero mediterraneo di un corridoio commerciale che si estende fino a Lagos, in Nigeria, “dipende anche dallo stato dell'autostrada transafricana”, avverte il professore. “Se il porto di Hamdania riuscirà ad attrarre i produttori stranieri per stabilire stabilimenti in Algeria, come è stato nel caso del Marocco, l'economia dell'Algeria e le sue relazioni estere potrebbero essere trasformate”, conclude Tanchum.

L'Algeria ha registrato il porto di El Hamdania nel 2012 e ha avviato il processo di localizzazione dei siti e delle strutture logistiche a esso collegate, ma non ha fatto molti progressi. Questo ritardo "è costato all'economia algerina pesanti perdite", ha detto il presidente Abdelmajid Tebboune durante un Consiglio dei ministri tenuto a fine settembre. Il processo di completamento che dovrebbe iniziare all'inizio del prossimo anno e richiederà circa sette anni, secondo quanto riferito domenica 4 ottobre dal quotidiano nazionale "Al Chaab". Il processo di completamento si svolgerà in tre fasi, ma entro il quarto anno parte del progetto potrebbe essere già completata. Secondo uno studio pubblicato nel 2018, il porto occuperà un'area di 310 ettari, mentre circa 1.916 ettari saranno destinati alle aree logistiche, ovvero porti asciutti e aree di transito terrestre temporaneo per container, che saranno poi trasportati nei paesi del Sahel africano attraverso l'autostrada trans-sahariana che collega l'Algeria alla città di Lagos, in Nigeria, passando per una serie di paesi africani.

I media algerini hanno più volte riferito che il progetto di El Hamdania ha attratto influenti uomini d'affari durante il governo dell'ex presidente Abdelaziz Bouteflika, il quale ha esercitato forti pressioni per favorire le aziende nazionali, circostanza che però ha ritardato l’avvio dei lavori per diversi anni. Quattro anni fa, il costo per la realizzazione del progetto era stimato in circa 3,3 miliardi di dollari. In quel momento si era deciso che la parte cinese avrebbe finanziato completamente il progetto, sotto forma di "prestito a lungo termine”, viste le difficoltà finanziarie che l'Algeria stava attraversando dopo aver perso oltre il 50 per cento dei suoi ricavi petroliferi dal 2014, a causa del calo dei suoi prezzi nel mercato mondiale. L'Algeria ha rinunciato all'idea del pieno finanziamento cinese optando per il cofinanziamento con un prestito del Fondo nazionale di investimento algerino e della banca cinese Exzm Bank, secondo un comunicato del Consiglio dei ministri tenutosi il 28 giugno.

Secondo l'economista Bouziane Mahmah, che ha parlato ad “Agenzia Nova”, è probabile che il costo del progetto aumenti, osservando che "i grandi progetti richiedono ogni volta fondi aggiuntivi per soddisfare i moderni standard internazionali". "L'opzione del finanziamento congiunto è stata imposta dalle difficili condizioni economiche e finanziarie in Algeria", ha detto Mahmah, aggiungendo che "l'importanza strategica del progetto, situato sulla rotta della Nuova Via della Seta, che la collega la Cina al resto del mondo, ha motivato la parte cinese ad entrare nel processo di finanziamento”. L'ambasciata cinese ad Algeri si è rifiutata di fornire ad “Agenzia Nova” commenti sui dettagli di questo progetto, ma una fonte vicina al dossier ha detto che Pechino dà grande importanza a questa infrastruttura, spiegando che sono in corso contatti ad altissimo livello tra i due governi, per dare gli ultimi ritocchi a questo progetto.

L'economista algerino Ibrahim Gandouzi ha detto a “Nova” che l'Algeria "anni fa ha completato parte della rotta trans-sahariana, che si estende da Algeri al dipartimento di Tamanrasset nell'estremo sud del Paese". Gandouzi ha aggiunto che l'Algeria "ha aiutato i paesi vicini, come il Niger, a completare parti della strada, che si estende per una distanza di 4.500 chilometri". Il presidente algerino Tebboune ha dichiarato al riguardo che “l'obiettivo strategico di questo porto è quello di togliere dall'isolamento i paesi africani che non hanno porti marittimi". L'esperto ha sottolineato che "il continente africano si prepara ad approvare l'area di libero scambio all'inizio del 2021 e per questo devono essere stabilite condizioni adeguate". Gandouzi ha spiegato che "i paesi dell'Africa occidentale e della costa africana ricevono merci importate attraverso il Camerun: il porto di El Hamdania fornirà un mix tra trasporto marittimo e terrestre di merci, riducendo costi e tempi”. Tuttavia, ha avvertito Gandouzi, è necessario evitare "il deterioramento delle condizioni di sicurezza in alcune parti del Mali e della Nigeria, che potrebbe ostacolare il trasporto di merci verso questi paesi dal porto di El Hamdania via terra". Le merci dovrebbero impiegare circa otto giorni per arrivare dal porto di El Hamdania ai paesi del Sahel.

L'Algeria vanta una fascia costiera sul Mar Mediterraneo che si estende per 1.622 chilometri e contiene diversi porti per merci, pesca, turismo e intrattenimento, il che solleva interrogativi sulla fattibilità della costruzione di un enorme porto aggiuntivo che consuma enormi somme di denaro, vista la crisi finanziaria che attraversa il paese. Secondo Gandouzi, invece, “l'Algeria ha un disperato bisogno di un porto di queste dimensioni" perché il paese è sprovvisto di un porto in grado di ospitare navi portacontainer di grandi dimensioni. “La maggior parte dei porti algerini sono stati costruiti durante il periodo del colonialismo francese e non sono in grado di tenere il passo con l'attuale flusso commerciale ed economico: i nostri porti andavano bene per gli anni Sessanta e Settanta. Le proiezioni del commercio internazionale nel 2030-2040 e le ambizioni economiche dell'Algeria spingono per la costruzione di un enorme porto in grado di accogliere il maggior carico possibile". Gandouzi ha detto che il progetto, una volta realizzato, porterà un valore aggiunto all'Algeria, collegando il paese alla rete commerciale globale dando, allo stesso tempo, una finestra commerciale strategica sul mare alle nazioni africane senza sbocchi marittimi. Alla periferia del porto, inoltre, sorgerà una città industriale orientata all'export che sarà collegata a una rete di autostrade e di ferrovie. (Ala)
 
 
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