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Ue: Scaroni (Rothschild) a "Il Sole 24 Ore", i fondi europei non sono un regalo

Roma, 24 set 09:21 - (Agenzia Nova) - "Non è un regalo ma un prestito, e dunque dovremo metterci nelle condizioni non solo di restituirlo ma anche di creare tutto il valore possibile". Semplifica ma non banalizza in una intervista a "Il Sole 24 Ore" Paolo Scaroni, deputy chairman di Rothschild Group: con i 209 miliardi in arrivo dall'Europa, l'Italia - ragiona il manager già a capo di Enel ed Eni - è attesa da una prova di sana e prudente gestione come quella che tocca a ogni impresa che vada in banca a chiedere un prestito. La chiave è sempre nei buoni investimenti. Perché se è solo così che un imprenditore può garantirsi il miglior utilizzo possibile dei fondi ricevuti, altrettanto vale per un paese "mai come ora chiamato non solo a investire sul proprio futuro ma anche a rendersi più attrattivo per gli investitori". Il primo passo? Scaroni non ha dubbi: "Le infrastrutture. Perché qui non si sbaglia mai: nel breve periodo si creano posti di lavoro, nel lungo si rende il sistema più efficiente e competitivo". Il Governo ha messo a punto oltre 500 progetti. "Ho notato che si concentrano su filoni giustamente prioritari come l'istruzione, il lavoro, la decarbonizzazione: sono fronti su cui si doveva investire prima, figuriamoci adesso. Ma il problema secondo me è un altro. C'è un equivoco di fondo sulla natura di queste risorse: dei 209 miliardi che l'Italia riceverà, solo 30 possono essere considerati a fondo perduto. Tutto il resto andrà restituito, e per un Paese fortemente indebitato come il nostro non è un dettaglio: non possiamo permetterci di sprecare neanche un euro o sarà un disastro".

"L'Italia - continua - ha la grande occasione di poter beneficiare della terapia d'urto pensata dall'Europa per guarire la sua economia dagli effetti del Covid. Ma a differenza di Francia, Germania o Spagna noi soffrivamo già prima e da annidi un problema di crescita troppo bassa. O se ne approfitta per curarsi una volta per tutte o ci condanniamo definitivamente all'agonia". Le idee, però, ci sono. E l'Europa ci batterà il tempo. "Ma abbiamo di fronte uno sforzo titanico, di cui non colgo il senso di urgenza". Preoccupa sia la fase di progettazione che la messa a terra. "Politicamente, non vedo ancora il coraggio di scelte nette, che a volte comportano il costo politico di rinnegare slogan su cui si sono vinte le elezioni. Dal punto di vista operativo, invece, mi chiedo se disponiamo di tutte le risorse tecnico burocratiche necessarie: temo che vengano fuori i limiti di una classe dirigente statale su cui investiamo troppo poco da troppo tempo".

A proposito di investimenti, c'è da concentrarsi "sullo sforzo di rendere l'Italia un Paese attrattivo per chi fa impresa. Io per primo se avessi 50 milioni da investire in un progetto industriale non sono sicuro che sceglierei l'Italia: dal punto di vista fiscale, giudiziario e delle flessibilità del lavoro, vedo un clima ancora poco favorevole all'impresa". Anche Scaroni pensa che occorra cogliere quest'occasione per una riforma radicale del fisco. "Per forza. L'Italia oggi è il paradiso fiscale dei ricconi nullafacenti, tra cedolari secche sugli affitti e aliquote incentivate su BTp e investimenti mobiliari, per non parlare dell'imposta di successione sostanzialmente inesistente. Mantenere questa situazione inaccettabile è un segnale inequivocabile del nostro immobilismo, di essere così affezionati al nostro Paese e alla qualità della nostra vita da pensare che alla fine non ci sia ragione di cambiare: la verità è che oggi è il mondo che ci chiede di cambiare, non siamo più noi a poterci permettere di scegliere", ha concluso il Scaroni. (Res)
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