LIBIA

 
 
 

Libia: ripresa parziale delle attività nel giacimento petrolifero di Sharara

Tripoli, 21 set 08:55 - (Agenzia Nova) - Una fonte locale di Ubari ha confermato la parziale ripresa della produzione nel giacimento petrolifero di Sharara, nel sud-ovest del Paese, dopo che la National Oil Corporation (Noc) di Tripoli ha annunciato la rimozione dello stato di forza maggiore dai siti “sicuri” a seguito di un accordo raggiunto tra il Comando generale dell'Esercito nazionale libico (Lna) di Khalifa Haftar e Ahmed Maiteeq, vicepresidente del Consiglio presidenziale di Tripoli. Il responsabile del movimento "Rabbia Fezzan", Bashir al Sheikh, ha detto al quotidiano economico libico "Sada" che i responsabili del campo di Sharara hanno ripreso le attività dopo aver ottenuto il via libera. Nonostante Sharara sia stata inserita all'interno delle zone ritenute “non sicure” per la presenza di mercenari stranieri, lo sceicco locale ha confermato la ripresa delle attività del giacimento. In precedenza, una fonte petrolifera aveva riferito allo stesso quotidiano che i giacimenti petroliferi e i porti sono pronti a produrre ed esportare, ad eccezione di Sidra e Ras Lanuf. Sharara si trova a circa 200 chilometri a Ovest di Sebha, principale città del sud libico, ed è gestito dalla joint venture Akakus, che riunisce oltre la Noc, la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca Omv e la norvegese Statoil, con una produzione di circa 300 mila barili al giorno..

La National Oil Corporation, la compagnia petrolifera della Libia con sede a Tripoli, ha revocato sabato sera, 19 settembre, lo stato di forza maggiore "dai porti e dai giacimenti petroliferi sicuri". "Lo stato di forza maggiore viene revocato dai campi e dai porti sicuri", spiega la Noc in un comunicato, precisando che la serrata permane "sui giacimenti petroliferi e sui porti dove è confermata la presenza delle bande della Wagner e di altri gruppi armati che ostacolano le attività e le operazioni della National Oil Corporation". Mustafa Sanallah, presidente della Noc, ha dichiarato: "La nostra principale preoccupazione è avviare la produzione e le esportazioni, tenendo conto della sicurezza dei lavoratori e delle operazioni, oltre a prevenire qualsiasi tentativo di politicizzare il settore petrolifero nazionale". La compagnia ha tenuto a precisare che la gestione degli affari finanziari libici è una "questione politica" che non pertiene alla Noc, assicurando di "lavorare con completa trasparenza sotto la direzione dell'autorità esecutiva per quanto riguarda lo smaltimento di nuove entrate".

I pozzi petroliferi e i terminal di esportazione sono bloccati dallo scorso gennaio, con danni all’erario stimati in 10 miliardi di dollari circa. Dopo oltre 240 giorni, il blocco dei terminal di esportazione di prodotti petroliferi e il conseguente stop ai giacimenti che estraggono idrocarburi in Libia ha causato perdite superiori a 9,8 miliardi dollari. La produzione petrolifera in Libia, paese membro dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e prima nazione in Africa per riserve stimate, è crollata da 1,2 milioni di barili al giorno di inizio 2020 a 100 mila barili circa, in conseguenza del blocco attuato da Haftar il 17 gennaio (alla vigilia della Conferenza di Berlino sulla crisi libica) per mezzo delle tribù a lui fedeli in nome di una più equa distribuzione dei proventi degli idrocarburi. (Lit)
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