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Giappone: il premier neoeletto Suga gode di un tasso di approvazione del 74 per cento

Tokyo, 18 set 05:06 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro neoeletto del Giappone, Yoshihide Suga, gode di un tasso di approvazione del 74 per cento tra gli elettori del paese, il terzo risultato migliore di sempre per un governo giapponese all’inizio del suo mandato. Lo rileva un sondaggio effettuato da “Nikkei” e Tv Tokyo, e pubblicato nella serata di ieri, 17 settembre, primo giorno di lavoro di Suga nelle vesti di capo del governo. Suga gode di un consenso superiore di 19 punti percentuali rispetto all’ultimo sondaggio di gradimento del suo predecessore, Shinzo Abe, e contrariamente al suo predecessore, pare essere apprezzato dalle donne più che dagli uomini. A Suga gli elettori giapponesi attribuiscono un carattere degno di fiducia e un’aura di stabilità. Tra le caratteristiche per le quali Abe era preferito a Suga figurano anzitutto le capacità diplomatiche.

Yoshihide Suga è al lavoro da ieri, 17 settembre, all’indomani della sua elezione a primo ministro del Giappone. “Voglio rispondere alle aspettative dei cittadini, formando un governo teso al conseguimento di risultati”, ha dichiarato il politico durante la sua prima conferenza stampa nella veste di premier. Suga ha anticipato che la nomina formale dei nuovi ministri e viceministri avverrà domani, 18 settembre. Suga si è impegnato a lavorare per la rivitalizzazione dell’economia e il controllo della pandemia di coronavirus, e a far progredire i principali indirizzi politici del suo predecessore, Shinzo Abe. Secondo le anticipazioni della stampa giapponese, il nuovo Gabinetto Suga manterrà otto ministri del precedente governo, incluso il ministro delle Finanze e vicepremier Taro Aso, il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, e il ministro della rivitalizzazione economica, Yasutoshi Nishimura. Tra i nuovi volti del governo figura il fratello minore di Abe, Nobuo Kishi, che assumerà la guida del ministero della Difesa.

Il presidente neoeletto del partito liberaldemocratico del Giappone, Yoshihide Suga, è stato formalmente eletto primo ministro di quel paese, al culmine di un voto straordinario tenuto dalla Dieta il 16 settembre. L’elezione di Suga apre un nuovo capitolo della storia politica del Giappone, dopo la lunga stagione al governo del dimissionario Shinzo Abe, durata ben sette anni e otto mesi. Suga e il suo Esecutivo dovranno fare i conti con sfide difficili, a cominciare dal contenimento della pandemia di coronavirus, dal rilancio dell’economia e dall’organizzazione delle Olimpiadi estive di Tokyo, rinviate al prossimo anno. La scelta dei collaboratori operata da Suga evidenzia la volontà di garantire una transizione dei poteri il più possibile indolore, all’insegna della continuità con il precedente governo.

L’elezione di Suga a presidente del Partito liberaldemocratico, all’inizio di questa settimana, ha spalancato le porte del premierato al braccio destro del premier dimissionario Shinzo Abe, elevando al massimo vertice della politica giapponese una figura peculiare per la sua estrazione sociale. Contrariamente ai capi di governo che si sono avvicendati sinora alla guida del Giappone, infatti, Suga non proviene da una nota dinastia politica, ma è il figlio di una modesta famiglia di agricoltori. Il funzionario, già segretario capo di gabinetto e portavoce del governo in carica, è stato eletto presidente del principale partito politico giapponese il 14 settembre, col 70 per cento dei consensi, al culmine di una riunione dei parlamentari dell’Ldp di entrambe le camere. Suga è una figura poco nota sul piano internazionale, e diversi analisti si sono interrogati, nelle scorse settimane, se il politico goda di una immagine pubblica articolata a sufficienza per catalizzare il consenso dell’elettorato giapponese. In realtà, il politico si è affermato da tempo sulla scena nazionale come pilastro del conservatorismo giapponese, apprezzato per il proprio profilo dimesso e per l’equilibrio e la freddezza che ne hanno alimentato l’immagine di “eminenza grigia” dell’esecutivo in carica. Ben prima che Shinzo Abe annunciasse a sorpresa le proprie dimissioni da premier, il mese scorso, la stampa giapponese segnalava il cauto posizionamento di Suga come probabile successore di Abe, nonostante la sua età avanzata (71 anni): era stata interpretata in questo senso anche l’inedita visita del segretario negli Stati Uniti, lo scorso maggio, durante la quale Suga aveva incontrato il vicepresidente Usa Mike Pence. Suga appare oggi la personalità maggiormente in grado di consolidare l’elettorato conservatore giapponese, ed è ritenuto dal suo stesso partito una figura di garanzia, capace di assicurare la continuità delle politiche perseguite dal premier dimissionario nell’arco degli scorsi otto anni.

Nella veste di segretario capo di Gabinetto, Suga ha agito di fatto per quasi otto anni come secondo in comando. Specie negli ultimi anni, il politico ha alimentato la propria immagine tramite quotidiane conferenze stampa istituzionali: tra le più celebri, quella che gli è valsa l’onore di proclamare ufficialmente il nome della nuova era imperiale Reiwa, ad aprile dello scorso anno. La sconfitta all’elezione dell’ex ministro della Difesa Ishiba, popolare soprattutto tra le leve minori del partito, esclude dal voto, spalanca le porte del premierato ad una figura di continuità, che secondo le anticipazioni della stampa e i segnali inviati dallo stesso Suga nelle scorse settimane, lascerà immutato il nucleo delle riforme intraprese da Abe, tentando forse di moderare la politica monetaria iper-espansiva in corso da anni in Giappone. In un certo senso, Suga non può esimersi dall’agire nel solco delle politiche del suo predecessore, proprio perché ne è ritenuto ispiratore e agevolatore dall’opinione pubblica. Sotto questo aspetto, l’Ldp guarda al veterano 71enne come ad una assicurazione di stabilità interna per la principale formazione politica di governo.

A dispetto della stretta vicinanza politica e personale a Shinzo Abe – le loro fortune di sono interessate dal 2016, quando Suga ottenne per la prima volta un seggio parlamentare – il profilo dei due statisti non potrebbe essere più differente: il capo di governo uscente è figlio di un ministro degli Esteri e nipote di un primo ministro; Suga, invece, ha edificato da solo la propria posizione: figlio maggiore di un coltivatore di fragole e di una insegnante a Yuzawa, una cittadina rurale della prefettura di Akita, Suga ha lavorato da giovane come operaio in una fabbrica di scatole in cartone e al mercato del pesce per finanziare i propri studi, ed ha ottenuto la specializzazione in legge frequentando una università serale. Sin dagli anni della sua formazione, Suga ha esibito il carattere composto e taciturno che lo avrebbe contraddistinto anche nel corso della sua carriera politica, iniziata relativamente tardi, nel 1987, candidandosi con successo per un seggio nel consiglio cittadino di Yokohama; poco noto e privo di risorse economiche, Suga si impose in quell’occasione promuovendo personalmente la propria candidatura, e visitando porta a porta 30mila abitazioni nel corso della campagna elettorale, tanto da consumare sei paia di scarpe. La fama di stoico stacanovista della politica accompagna Suga da allora, e oggi il politico conservatore è ritenuto da molti il vero artefice di molti degli accordi che hanno fatto avanzare la politica interna del dimissionario Abe.

L’imperscrutabilità di Suga è venuta parzialmente meno solo il mese scorso, con la sua formale candidatura alla presidenza dell’Ldp, cui è seguita inevitabilmente una serie di interviste. “Che una persona comune come me possa aspirare a diventare primo ministro (…) è la dimostrazione della democraticità del nostro paese”, ha dichiarato il funzionario inaugurando la sua campagna elettorale. Tra le doti che vengono attribuite al segretario capo di gabinetto figura anzitutto una inflessibile etica del lavoro, che si estende anche alla vita privata: in una occasione, Suga ha confessato una debolezza ai pancake, che sconta eseguendo ogni giorno un centinaio di flessioni. Lo stato di outsider potrebbe aiutare Suga in una posizione difficile, e in un frangente politico dominato anche in Giappone dal fenomeno del populismo. Secondo Tobias Harris, esperto di politica giapponese presso Teneo Intelligence, a Washington, e autore di un recente libro su Shinzo Abe, “se Suga durerà sarà in parte per il fatto di non essere un politico ereditario”. L’elettorato giapponese attribuisce al funzionario il costante richiamo di Abe alle tematiche socioeconomiche di maggiore interesse per gli elettori giapponesi.

Lo stato di outsider potrebbe aiutare Suga in una posizione difficile, e in un frangente politico dominato anche in Giappone dal fenomeno del populismo. Secondo Tobias Harris, esperto di politica giapponese presso Teneo Intelligence, a Washington, e autore di un recente libro su Shinzo Abe, “se Suga durerà sarà in parte per il fatto di non essere un politico ereditario”. L’elettorato giapponese attribuisce al funzionario il costante richiamo di Abe alle tematiche socioeconomiche di maggiore interesse per gli elettori giapponesi. Nelle scorse settimane Suga ha tenuto ad incontrare i leader del mondo produttivo nazionale, per discutere le priorità della sua futura politica economica. “Intendo proseguire l’Abenomics e potenziarla”, ha detto Suga, riferendosi all’ambizioso ma incompiuto piano di riforme con cui Abe ha tentato di far uscire la terza economia globale dalla sua pluridecennale crisi deflattiva e demografica. L’alleggerimento quantitativo e gli stimoli fiscali costituiscono due pilastri fondamentali della strategia economica perseguita dal primo ministro dimissionario negli ultimi otto anni, e Suga dovrà necessariamente proseguire sullo stesso solco, anche per non alienarsi la potente burocrazia statale e il suo stesso partito.

Divergenze significative tra l’imminente governo Suga e gli esecutivi che l’hanno preceduto potrebbero però riguardare la politica fiscale: al contrario di Abe, che si è circondato per anni di consiglieri economici reflazionisti, come Etsuro Honda, Suga appare meno propenso a perseguire l’inflazione a spese di un espansionismo monetario senza precedenti nella storia dell’economia globale. Su questi temi, Suga pare affidarsi al consiglio di figure come il presidente id Suntory Holdings, Takeshi Niinami, e l’ad di Konishi Decorative Arts and Crafts, David Atkinson,che ha partecipato a delineare una politica per la promozione della spesa in entrata e lo stimolo della produttività interna tramite l’aumento del salario minimo e il consolidamento delle piccole e medie imprese. Secondo diversi analisti, Suga non aggredirà l’impianto fondamentale dell’Abenomics, ma adotterà un approccio più moderato, combinando politiche fiscali aggressive a riforme della spesa. E’ anche probabile, secondo il quotidiano “Nikkei”, che un imminente governo Suga coincida con un ridimensionamento dell’influenza esercitata sulla definizione delle politiche economiche dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria, che sotto la guida di Abe ha occupato numerose posizioni di rilievo all’interno dell’ufficio del primo ministro: Suga è noto come un politico più propenso all’equilibrio, ed è probabile che inauguri il suo mandato con una revisione degli equilibri tra ministeri ed agenzie, oltre ad un rinnovato impulso alla deregolamentazione come strategia di crescita economica.

Nei giorni scorsi Suga si è anche espresso in merito al posizionamento internazionale del Giappone, ribadendo che l’alleanza con gli Stati Uniti è alla base della politica estera del paese asiatico. “Con l’alleanza con gli Usa come fondamento, è importante per il Giappone andare d’accordo con gli altri Paesi asiatici”, ha affermato Suga nel corso di un dibattito al Club della stampa nazionale giapponese di Tokyo, lo scorso fine settimana. Il braccio destro di Abe ha anche espresso la volontà di stringere relazioni “strategiche” con Cina e Corea del Sud attraverso il dialogo, superando le attuali “difficoltà” nei rapporti con entrambi i Paesi. “La continuità è quel che è più importante nella diplomazia”, ha sottolineato Suga rispondendo a una domanda circa la sua intenzione di perseguire le stesse linee di politica estera di Abe. Suga ha anche ricordato di aver assistito a molte delle conversazioni telefoniche del premier dimissionario con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: “Sono stato coinvolto in tutte le decisioni assunte del Paese”, ha affermato il neoeletto presidente dell’Ldp, per cui la sfida immediata, nelle prossime settimane, sarà la gestione dell’emergenza pandemica. (Git)
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